Archivi tag: Teatro Stabile di Genova

Camilla al Duse

Ricordate il film del 1998 Sliding doors? Una giovane donna, Helen, una sera qualsiasi ritornando a casa prende/perde la metropolitana. La seguiamo nelle due possibili vite che l’attimo -il greco χαιρός (kairos)- ha determinato. Anche in Camilla, la commedia di Matteo Monforte e Lazzaro Calcagno -che ne è il regista-, la vicenda si ispira allo sdoppiamento della linearità temporale. Ritornano gli interrogativi che almeno una volta nella vita ci siamo posti tutti: “Se fossi stato…; se avessi fatto…”. Per un determinista sono domande assolutamente insensate, per la semplice ragione che è la Necessità – la greca ἀνάγκη (Ananche)- a decidere. L’individuo non ha alcuna libertà: non potrebbe mai accadere altro che quello che accade. Eppure, nella… Continua a leggere »
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Il sacro mondo del mito nell’Edipo di Sciaccaluga

(Pubblicato su Teatro.org il 9 novembre 2012)
È un’opera d’arte. Senza dubbio. La scenografia è già di per sé un intero che narra senza dire. Simbologia di altissimo valore scenico e di grandissimo effetto. Metafora della vita e del mondo mentale. Un albero su una montagna, le cui radici avviluppate nelle roccia si insinuano in essa e incorniciano il passaggio che conduce all’interno. È quella la caverna dello schiavo platonico? È insieme con l’albero l’iceberg di freudiana memoria? È la nostra stessa mente artigliata dai pensieri che ci divorano? È l’immagine del nostro inconscio che sa di noi quel che noi stessi non sappiamo? È il sacro mondo del mito che nel suo apparire mostra le vie scoscese e l’irrazionalità… Continua a leggere »
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Collaborazioni giornalistiche

Vi segnalo i miei più recenti articoli dedicati alla vita culturale di Genova pubblicati sul quotidiano Mentelocale. 1) “La scuola delle mogli” di Sciaccaluga al Teatro della Corte, in “Mentelocale”, 16 marzo 2012. Gli spunti che il testo di Molière offre sono davvero inesauribili. Riuscire a rendere in scena la grandezza di quest’opera – che è insieme filosofica, sociologica, psicologica, antropologica, in una parola ‘eterna’ – è un’impresa non da poco. E non dimentichiamo le emozioni di cui si fa portavoce che aprono a ventaglio il range del possibile percettivo: dalla tristezza alla simpatia, dal disprezzo al dolore, dalla rabbia all’odio e poi all’amore e più su sino al divertente, allo spassoso quasi sfiorando il comico. Continua a Continua a leggere »
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