Archivi tag: Sicilia

I genovesi

Si dice che i genovesi abbiano il mugugno facile. Io li trovo dei gran lavoratori, forse un po’ diffidenti inizialmente, ma superato il primo impatto sono poi allegri e gioviali. Riconosco loro una certa discrezione che all’inizio, da siciliana verace, scambiavo per disinteresse. Eppure spesso cerco di trovare in loro un tratto a me familiare e mi rendo conto che c’è sempre una diversità originaria a dividere le nostre mentalità. Il problema è però che sono tanto diversa anche dalla mia gente. Influenzata dal nuovo ambiente e da tanti anni di lontananza, non mi sento parte neanche di quel popolo che pur mi è caro.
Gli emigranti abitano in realtà un luogo che è zona franca, terra di nessuno e… Continua a leggere »
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Il principe contadino e il mandorlo

C’era una volta un contadino che viveva in una fattoria dove si curava del suo orto. Il suo fazzoletto di terra era piccolo, poco fertile e gli dava tanto lavoro e soltanto qualche frutto, che però era succoso, buono e bello. Le erbacce erano tante e tanti gli insetti da eliminare. In compenso c’erano molti amici pronti ad aiutarlo: mucche che gli davano il loro latte, cani fedeli, gatti affettuosi, galline che, pur starnazzando tanto, facevano anche tante uova, un’abbondanza di uccelletti che cantavano. C’era anche qualche cornacchia, molte gazze ladre, tante pecore e molti asini. La fattoria era circondata da un recinto altissimo: un muro costruito con una pietra liscia. Proprio al centro dell’orto campeggiava un grande mandorlo. Così… Continua a leggere »
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Agrigentinità

Non è grossa, non è pesante la valigia dell’emigrante…/ C’è un po’ di terra del mio villaggio, / per non restare solo in viaggio… / Un vestito, un pane, un frutto, / e questo è tutto (Gianni Rodari, Il treno dell’emigrante). Richiedere a se stessi la verità è un’arte tra le più difficili. Ciò che è riposto nel fondo del nostro animo spesso emerge in un sentire fragile che necessita della cura del silenzio per poter dire di noi ciò che noi siamo. Ci determina nel migliore dei modi se lo trattiamo con delicatezza, sfiorandolo come un piccolo monile di vetro soffiato o osservandolo quasi timorosi che lo sguardo possa scalfirne la delicata matericità. È un territorio dunque in… Continua a leggere »
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Sul buon giornalismo

Pietro Fattori è della classe 1980. Ciò significa che ha 31 anni. Un ragazzo, insomma. E infatti ha il viso di un bambino, ma lo sguardo di un vecchio saggio. Ha la bellezza e la fisicità di un kouros, ma la forza di un uomo impavido. Ha la semplicità di un ragazzo di provincia, ma la sicurezza di un maturo professionista. Ha la compostezza di un colletto bianco, ma serra le braccia come un ammutinato. Ha l’accento siciliano, ma la lingua di un rivoluzionario. E non aspetta che passi la piena rimanendo piegato come un giunco, ma come una quercia rimane in piedi nonostante i colpi di accetta sferrati. Questo è il giornalista Pietro Fattori, caporedattore del quotidiano online… Continua a leggere »
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Agrigentini a Roma e ovunque

Il successo di una rivista, al tempo di Internet, deve dipendere necessariamente dall’interesse che essa suscita, a maggior ragione quando è cartacea e sono pochi i riferimenti sulla Rete. È il caso di Agrigentini a Roma e ovunque. Un’idea di Giuseppe Jannuzzo, già docente di lettere a Roma, che –ormai sedici anni fa- diede vita a questo semestrale, la cui peculiarità è il continuo confronto tra chi racconta la città che ha nel cuore e chi la città che abita ancora, in un arricchimento reciproco che sembra far emergere un’altra Agrigento, che si estende in quel luogo immaginifico che è lo spirito di un popolo, più reale della stessa terra su cui la città è edificata.
L’articolo, Amuninni a Continua a leggere »
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