Archivi tag: Federico Vanni

Il sacro mondo del mito nell’Edipo di Sciaccaluga

(Pubblicato su Teatro.org il 9 novembre 2012)
È un’opera d’arte. Senza dubbio. La scenografia è già di per sé un intero che narra senza dire. Simbologia di altissimo valore scenico e di grandissimo effetto. Metafora della vita e del mondo mentale. Un albero su una montagna, le cui radici avviluppate nelle roccia si insinuano in essa e incorniciano il passaggio che conduce all’interno. È quella la caverna dello schiavo platonico? È insieme con l’albero l’iceberg di freudiana memoria? È la nostra stessa mente artigliata dai pensieri che ci divorano? È l’immagine del nostro inconscio che sa di noi quel che noi stessi non sappiamo? È il sacro mondo del mito che nel suo apparire mostra le vie scoscese e l’irrazionalità… Continua a leggere »
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Benedictus

(Pubblicato su Teatro.org il 18 maggio 2012) Nella bella e suggestiva cornice della Piccola Corte anche quest’anno va in scena la Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, alla sua XVII edizione. E come al solito l’ingresso è gratuito. Tre opere extraeuropee -di un israeliano, tre argentine e uno statunitense- che raccontano e affrontano temi sociali, politici, civili che vanno dalla questione irrisolta di un cieco capitalismo alle guerre “democratiche”, passando anche attraverso la disumanità che spesso si ritrova nel mondo del lavoro.
Benedictus è la storia di due amici, un iraniano, Kermani, interpretato da Alexander Perotto, e un israeliano, Motahedeh, ruolo di Federico Vanni, che tentano di fermare un attacco USA contro l’Iran -colpevole di… Continua a leggere »
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Operetta in nero

Nanni Balestrini nel libretto di scena avvertiva lo spettatore: «quando entrerete nel teatro, superata la biglietteria e il guardaroba, quando entrerete nella sala non vi troverete di fronte un palcoscenico chiuso dal suo bravo sipario, ma qualcosa di inaspettato che non vi sto a dire per non sciuparvi la sorpresa. E non sarà che l’inizio di quello a cui state per andare incontro»1.
Effettivamente il sipario era già aperto e gli attori in posa. Bravissimi nella loro immobilità quasi sconcertante, a tal punto che qualcuno si è chiesto se fossero reali o statue. Noi spettatori, disorientati da quell’intimità esposta al nostro rumore e assunto il rischio già presente in quella liquefatta separatezza tra finzione e realtà, abbiamo assistito… Continua a leggere »
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