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	<title>Agorà di filosofia</title>
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		<title>Quando a essere sfrattato è Pirandello</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-1904" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/05/17/quando-a-essere-sfrattato-e-pirandello/con-attori-e-amici-del-piccolo-teatro-pirandelliano/"></a>Nella nostra ridente cittadina, dove i politici hanno preso l’abitudine di usare un vocabolario appropriato per prendere per i fondelli la gente, con l’uso di parole e definizioni come “volàno”, “sinergie”, “protocolli d’intesa”, mi fa specie che ancora non abbia sentito una frase del tipo “<em>appronteremo un protocollo d’intesa che possa creare nuove sinergie che servano da volano</em> <em>al rilancio della compagnia del Piccolo Teatro</em>”. Il problema è che al momento i nostri politici sono troppo concentrati sul Centro storico giurgintano.  Qualcuno ha infatti fatto loro presente che non si tratta di vecchie rocche o “terra vecchia”, ma di monumenti storici e che, anziché farli crollare o raderli al suono, sarebbe bene -oltre che opportuno- recuperarli al&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/05/17/quando-a-essere-sfrattato-e-pirandello/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1904" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/05/17/quando-a-essere-sfrattato-e-pirandello/con-attori-e-amici-del-piccolo-teatro-pirandelliano/"><img class="size-medium wp-image-1904 alignleft" title="con attori e amici del Piccolo Teatro Pirandelliano" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/05/con-attori-e-amici-del-Piccolo-Teatro-Pirandelliano--300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Nella nostra ridente cittadina, dove i politici hanno preso l’abitudine di usare un vocabolario appropriato per prendere per i fondelli la gente, con l’uso di parole e definizioni come “volàno”, “sinergie”, “protocolli d’intesa”, mi fa specie che ancora non abbia sentito una frase del tipo “<em>appronteremo un protocollo d’intesa che possa creare nuove sinergie che servano da volano</em> <em>al rilancio della compagnia del Piccolo Teatro</em>”. Il problema è che al momento i nostri politici sono troppo concentrati sul Centro storico giurgintano.  Qualcuno ha infatti fatto loro presente che non si tratta di vecchie rocche o “terra vecchia”, ma di monumenti storici e che, anziché farli crollare o raderli al suono, sarebbe bene -oltre che opportuno- recuperarli al vecchio splendore. E dunque, così impegnati come sono a fare a gara a chi risolverà il problema <em>Centro storico</em>, non si sono potuti adeguatamente concentrare sulla questione <em>Piccolo Teatro Pirandelliano</em>, compagnia teatrale nel frattempo sfrattata sia dalla sua sede storica sia in via esecutiva dal magazzino in cui custodiva le scenografie. Scene, quelle, che hanno fatto la storia della nota <em>Settimana Pirandelliana</em> (per decenni vetrina principale della ridente cittadina), rassegna teatrale che aveva luogo nella suggestiva cornice del <em>Caos</em>, davanti alla casa del nostro grande concittadino drammaturgo, che –come spesso dicono alcuni agrigentini- non poteva che nascere qui.<br />Per la verità, sono certa che se ne occuperanno prima o poi. È che –ancora- non ci sono arrivati, per dirla in italiano sicilianizzato. Ci vuole tempo. È necessario che qualcuno spieghi loro che la cultura e l’arte sono <em>il volano</em> di una città, per la promozione economica e sociale. Appena accadrà sono certa che si illumineranno. Sì, magari le elezioni saranno passate e purtroppo non potranno più cavalcare la tigre, ma certamente si attiveranno per approntare un protocollo d’intesa e mettere in atto nuove sinergie. Non ne dubito. E poi, la compagnia non l’ha capito che la volontà di aiutarla c’era? D’altronde non hanno proposto al gruppo del Piccolo un altro luogo in sostituzione del magazzino? Pure grande: una scuola. È anche vero che è senza muri perimetrali, ma il soffitto c’è, e poi l’attrezzatura starà ben protetta perché ad Agrigento piove raramente, per non parlare del fatto che nessuno si mette a rubare cose vecchie. Comunque sia, prima, ovviamente, che il Comune si occupi della compagnia c’è da risolvere qualche piccolo problema riguardante l’acqua potabile, l’acqua corrente, la rete idrica, i pennelli a mare, l’intero centro storico, l’autostrada, le strade, la rete di trasporto urbano, la questione aeroporto e la diffusa povertà agrigentina. Ma poi -non ne dubito!- si occuperanno anche del Piccolo Teatro Pirandelliano. I problemi ad Agrigento sono in una graduatoria speciale, d’altronde. Si chiama “Graduatoria du sceccu di Raffieli”. Praticamente sono talmente tante le problematiche che vengono usate soltanto in campagna elettorale perché, quando si tratta di affrontarle, i poveri politici non sanno da dove cominciare e preferiscono stare fermi e far morire di fame lo “sceccu di Raffiele”: insomma, la città e i cittadini.<br />Triste, eh?<br />Che la città di Agrigento necessiti di una revisione totale è cosa abbastanza nota. È un po’ come quelle macchine che hanno percorso troppi chilometri e rischiano la rottamazione, non tanto perché il motore è vecchio quanto perché il conducente ha creduto di guidare negli anni un carretto anziché un’auto di lusso. E come per ogni metafora che si rispetti c’è dietro una triste verità che emerge silente: chi ha concesso a quel/quei conducenti di poter guidare cotanta creatura?<br />Gli elettori.<br />Triste a dirsi, ma è sempre nostra la colpa o almeno di quella maggioranza dittatoriale che sceglie anche per noi e che fa della democrazia partecipata e proporzionalmente rappresentata un semplice neo fastidioso da estirpare in qualunque modo. Agrigento per certi aspetti non è diversa dalle altre città italiane, ma per certi altri è di molto peggiore. Sì, perché è come una bella donna che ha deciso di andare vestita come una stracciona, di tagliarsi tutti i capelli e di mettersi la parrucca, di cavarsi qualche dente cariato senza sostituirlo e di andare in giro trascinandosi come un vecchio ubriacone, di rinunciare al suo bel linguaggio per mugugnare qualche frase incomprensibile. E nonostante tutto quando la gente la vede non può fare a meno di pensare: “Incredibile, se solo si sistemasse un po’, sarebbe la più bella donna mortale”. Ma non lo fa, perché qualcuno la costringe a vivere così: nascosta a se stessa, sottratta alla sua naturale bellezza, imbozzolata nell’ignoranza, depredata della sua storia, strappata al futuro, imprigionata nella povertà.<br />Non so se almeno una delle due metafore che ho proposto possano rendere l’idea a un estraneo di come sia stata trattata questa nostra povera città. Che io piango.<br />Fuor di metafora, la situazione è questa: il Piccolo Teatro Pirandelliano, oggi denominato <em>Città di Agrigento</em>, è stato sfrattato sia dalla sede trentennale e storica, sita in via Garibaldi, sia –in via definitiva- dal magazzino in cui la compagnia custodiva le scene, soprattutto usate durante la nota Settimana Pirandelliana.<br />E, se non bastasse, si aggiunga a questo un’altra vergogna: il Comune ha interrotto alla seconda edizione il <em>Memorial</em> in onore di Pippo Montalbano, amato a livello nazionale. E perché mai, se peraltro il Comune di Agrigento tirava fuori una cifra irrilevante? Come mai se il Comune con pochissimo si garantiva la presenza in città di grandi nomi dell’arte e dello spettacolo, i quali vi partecipavano gratuitamente per affetto nei confronti del grande attore e capocomico Pippo Montalbano? La causa è stata facebook.<br />Difficile a credersi ma è vero. L’attuale sindaco, Marco Zambuto, fu informato che uno dei figli di Montalbano aveva sottoscritto un articolo contro di lui, mentre in realtà era stato soltanto <em>taggato</em>. E così al figlio in questione fu detto esplicitamente che a causa di questa sua “defezione” il contributo per il <em>Memorial </em>sarebbe stato tolto.<br />Vedete fino a che punto arriva la politica agrigentina? Abbiamo un sindaco sfidante che telefona a casa di Giovanni Spoto perché un qualche frequentatore di facebook gli ha detto che voleva tirargli le uova durante un comizio. Abbiamo un sindaco uscente che toglie un contributo importante perché un qualche frequentatore di facebook gli ha detto che è stato criticato da uno dei promotori del memorial.<br />Siamo messi proprio bene!</p>
<p>Si veda anche: <a href="http://www.grandangoloagrigento.it/?p=30434#comment-5042" target="_blank"><br /></a><a href="http://www.bellaciaoag.it/CULTURA-AD-AGRIGENTO-PROMESSE-ELETTORALI-E-SFRATTI-REALI-1.htm" target="_blank">Cultura ad Agrigento. Promesse elettorali e sfratti reali </a>di Elio Di Bella</p>
<p><a href="http://www.grandangoloagrigento.it/?p=30434&amp;fb" target="_blank">Un&#8217;ignominia: sfrattate le scene del Piccolo Teatro di Agrigento </a>di Franco Castaldo</p>
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<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F05%2F17%2Fquando-a-essere-sfrattato-e-pirandello%2F&amp;title=Quando%20a%20essere%20sfrattato%20%C3%A8%20Pirandello" id="wpa2a_2"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Agrigento: aspettando Godot</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-1890" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/05/14/agrigento-aspettando-godot/pennica_zambuto/"></a>La situazione di Agrigento è tra le più inverosimili in questa tornata di ballottaggio nelle città in cui si sceglie il primo cittadino. A confrontarsi sono due candidati invotabili. Uno è l’attuale sindaco Marco Zambuto, il quale non soltanto non ha fatto nulla per la città, ma ha trascorso gli anni del suo mandato cambiando partito. Votato da una popolazione convinta dal grido di battaglia “Al di sopra dei partiti”, ha azzerato la giunta dopo qualche mese per approdare al pdl. Ma molti assessori, a cominciare da Luparello, Minacori e Tuttolomondo, lo avevano già abbandonato, non appena ebbe a svoltare a destra. E così dal 2008 al 2011 Zambuto è stato con Alfano. Sodali sino alla rottura.&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/05/14/agrigento-aspettando-godot/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1890" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/05/14/agrigento-aspettando-godot/pennica_zambuto/"><img class="size-full wp-image-1890 alignleft" title="Pennica_Zambuto" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/05/Pennica_Zambuto.png" alt="" width="302" height="210" /></a>La situazione di Agrigento è tra le più inverosimili in questa tornata di ballottaggio nelle città in cui si sceglie il primo cittadino. A confrontarsi sono due candidati invotabili. Uno è l’attuale sindaco Marco Zambuto, il quale non soltanto non ha fatto nulla per la città, ma ha trascorso gli anni del suo mandato cambiando partito. Votato da una popolazione convinta dal grido di battaglia “Al di sopra dei partiti”, ha azzerato la giunta dopo qualche mese per approdare al pdl. Ma molti assessori, a cominciare da Luparello, Minacori e Tuttolomondo, lo avevano già abbandonato, non appena ebbe a svoltare a destra. E così dal 2008 al 2011 Zambuto è stato con Alfano. Sodali sino alla rottura. In seguito Alfano, visto il disastro dell’amministrazione dell’amico, ha deciso di cambiar aria e di farsi vedere a braccetto con il virgineo Pennica. Zambuto così è andato da Casini a farsi consolare. E Luparello -che lo aveva criticato, abbandonato e condannato- è ritornato tra le sue braccia non prima di uno scambio epistolare emozionante con cui si sono perdonati a vicenda. Insomma, l’amore è trionfato.<br />Diciamolo, con l’attuale sindaco il centro storico agrigentino è colato a picco: palazzi crollati, edifici attualmente pericolanti, messa in sicurezza con nastri a strisce. Per non parlare della situazione dell’inquinamento del litorale. E che cosa fa Zambuto? Si presenta con un programma che fa rabbrividire. Se fino a ieri non aveva fatto nulla per la città che ama –ricordo che lo slogan della sua candidatura è “DifendiAMO Agrigento” (c’è da ridere!)-, adesso vuol cementificare il centro storico. Il progetto è denominato &#8220;Terravecchia di Girgenti&#8221; e vede il coinvolgimento di nomi già noti agli agrigentini per essersi distinti nella costruzione dell’ospedale “San Giovanni di Dio” (altra risata sottecchi).<br />Ma andiamo dall’altro lato. Proprio “altro” non direi, perché Pennica sorride trionfalmente sotto il simbolo del PDL, “portato” da Paolo Minacori, lo stesso che aveva abbandonato Zambuto non appena questi si era apparentato con Alfano. Giri di valzer tipicamente agrigentini. Lui, il Pennica, il centro storico invece lo vuole salvare. “Come” non è dato sapere, certamente non con il progetto Terravecchia. Insomma, un bel guaio per gli agrigentini. Ma di chi è la colpa di questa situazione? Alcuni dicono della sinistra troppo frazionata che ha visto disperdere i voti, altri dell’assenza di nomi veramente eccellenti.<br />Eh, sì, perché gli agrigentini sono come gli ebrei, aspettano ancora il salvatore e visto che uno almeno di nome c’è ed è in lizza, hanno deciso di votarlo. Se si prova a spiegar loro che starsene a casa non è disfattismo, non è qualunquismo, ma scelta ponderata, volontà di non sporcarsi le mani, consapevolezza di essere troppo stanchi per inciuci vari, allora si arrabbiano e ribattono: “E che dovremmo fare? Far vincere Zambuto?”. Dico io: ma se la scelta fosse stata tra Hitler e Pol Pot, avreste scelto per forza?<br />E che cosa si può fare per il centro storico a questo punto? Di certo non sperare che “uno” lo salvi, ma che “i molti” lottino perché è patrimonio comune.<br />E c’è da dire in tutto questo che gli agrigentini non hanno risolto dopo secoli neanche la questione dell’acqua corrente, che pare una cosa normale a tal punto che neppure se ne parla più; non è neppure più considerata nei programmi elettorali. Al nord manco lo sanno che gli agrigentini “aspettano” l’acqua, come altri aspettano Godot.<br />E lasciamo da parte l’acqua e lasciamo da parte l’inquinamento.<br />Insomma, lo vogliamo capire o no che dobbiamo scendere in piazza? che i NoTav non hanno aspettato il Salvatore per muoversi? Si sono alleati tra di loro per salvare il proprio territorio, per difenderlo, per additare i colpevoli, disposti persino alle manette. Questo significa amare la propria terra e non nascondersi dietro apparentamenti e inciuci e necessità. Pennica propone il cambiamento. Sì, quello di cui parlava Tomasi di Lampedusa: «Se vogliamo che tutto rimanga com&#8217;è, bisogna che tutto cambi». Questo è il cambiamento che pdl &amp; company vi invitano a votare! Ma in che cosa consisterebbe il cambiamento?<br />ALFANO, CIMINO, DI MAURO, GENTILE<br />Tutti nomi nuovi, non c’è che dire, e votati al cambiamento. E poi, ammettiamolo, hanno superato persino le barriere ideologiche. Amano troppo la città. Questo è il motivo. D’altronde quanto si sono sacrificati per questa terra ingrata, eh?<br />Ma fatemi il piacere!</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F05%2F14%2Fagrigento-aspettando-godot%2F&amp;title=Agrigento%3A%20aspettando%20Godot" id="wpa2a_4"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Melancholia</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 21:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-1844" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/29/melancholia/poster_melancholia/"></a>Le due parti in cui è diviso il film –Justine e Claire- sono precedute da un prologo potente in cui le fotografie scorrono sulle note del preludio del <em>Tristano e Isotta</em> di Wagner, colonna sonora di tutta la pellicola. Sono otto minuti che raccontano l’intero film allo spettatore ignaro. Melancholia, lo si è detto tante volte, è il nome latino -e prima ancora greco- che sta anche per depressione. Il film di Lars Von Trier racconta proprio la malinconia cronica che diviene depressione e lo fa in modo universale, con uno sguardo che raccoglie l’intero cosmo. Nella prima parte la protagonista è Justine, interpretata da una splendida Kirsten Dunst che ha vinto il premio come miglior interprete&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/29/melancholia/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1844" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/29/melancholia/poster_melancholia/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1844" title="poster_melancholia" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/poster_melancholia-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Le due parti in cui è diviso il film –Justine e Claire- sono precedute da un prologo potente in cui le fotografie scorrono sulle note del preludio del <em>Tristano e Isotta</em> di Wagner, colonna sonora di tutta la pellicola. Sono otto minuti che raccontano l’intero film allo spettatore ignaro. Melancholia, lo si è detto tante volte, è il nome latino -e prima ancora greco- che sta anche per depressione. Il film di Lars Von Trier racconta proprio la malinconia cronica che diviene depressione e lo fa in modo universale, con uno sguardo che raccoglie l’intero cosmo. Nella prima parte la protagonista è Justine, interpretata da una splendida Kirsten Dunst che ha vinto il premio come miglior interprete femminile al 64<sup>mo</sup> festival di Cannes. È il giorno del suo matrimonio, la sorella Claire &#8211; Charlotte Gainsbourg- le ha organizzato una grande festa. Justine però è malata. È in depressione. La festa scivola su un piano inclinato che dall’allegria giunge al sarcasmo, quello della madre della sposa che si mostra sprezzante e insolente quando prende la parola, e che finisce col completo fallimento: infinite attese degli ospiti, ripetute delusioni dello sposo, il tradimento di Justine con un uomo appena conosciuto e infine la definitiva rottura con il capo che l’aveva appena promossa a direttore artistico. È la conclusione del magnifico matrimonio, che nonostante tutto si trascina sino a sera con le mongolfiere-lanterne che illuminano la serata volando verso il cielo con le tante scritte augurali. La sorella Claire è sempre lì però, pronta a darle una mano, a comprenderla, ad accoglierne il malessere, a farle da madre. I ruoli si invertono nella seconda parte. Claire è sempre più spaventata per l’arrivo di Melancholia, un pianeta che minaccia la Terra. <a rel="attachment wp-att-1845" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/29/melancholia/melancholia-2011-l-miikq_/"><img class="alignright size-medium wp-image-1845" title="melancholia-2011-L-miikq_" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/melancholia-2011-L-miikq_-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a>Il marito, un ricco astrofilo, la esorta a rimanere tranquilla sostenendo che non ci sia nulla da temere. Justine invece è calma, eppure sembra convinta del contrario: «La Terra è corrotta. Non c’è alcun bisogno di affliggersi per lei. Nessuno ne sentirà la mancanza». E ancora: «Siamo soli. La vita esiste solo sulla Terra e non per molto». La disperazione di Claire trova conforto nella lucidità di Justine, che adesso è quella forte, quella che tranquillizza il nipotino Leo e con il quale costruisce la grotta magica che sarà il rifugio dove ripareranno al momento dell’impatto. La natura si anima, ogni essere avverte la fine, si mostra ai due soli. Le stagioni si confondono e gli uomini si rintanano nelle loro vite nell’attesa di una fine imminente. Sono rimasti in tre nella villa sontuosa immersa nel verde: Justine, Claire e Leo. La magnifica architettura non li protegge però. Sono invece i rami della grotta magica il loro ultimo spazio abitato, quello che li presenterà al nulla della storia stretti per mano.<br />La colonna sonora, la fotografia, la sceneggiatura, il montaggio, il film nel suo complesso lasciano un segno profondo nello spettatore. L’andamento è lento, mai noioso; l’uso della camera a mano si fa interprete dell’agitazione, dell’inquietudine e del turbamento nel mondo prima di Justine, poi di Claire. <a rel="attachment wp-att-1848" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/29/melancholia/scena-finale/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1848" title="Scena finale" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/Scena-finale-300x128.png" alt="" width="300" height="128" /></a>Nessuno spettatore può allontanarsi dalla sala senza aver fatto i conti con se stesso, con la propria coscienza di esserci, con la quantità di ovvietà che fanno credere eterni. E invece che deprimere questo film illumina. Mentre Melancholia splende, a chi guarda si rivela la malinconia profonda di chi Melancholia se lo porta dentro; di chi ospita nell’anima questo pianeta bellissimo che permette di comprendere il senso puro della vita ma lo fa rubando la vita.</p>
<p><span style="color: #800000;">***************************************************</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica;"><span style="color: black; font-family: Verdana,Arial,Helvetica; font-size: x-small;"><span style="color: black; font-family: Verdana,Arial,Helvetica; font-size: x-small;"><span style="font-size: small;"><strong>Melancholia</strong></span><br /><span style="font-size: small;">di <strong>Lars Von Trier</strong></span><br /><span style="font-size: small;">Con:  Kirsten Dunst (Justine), Charlotte Gainsbourg (Claire), Kiefer  Sutherland (John), Charlotte Rampling (Gaby), Alexander Skarsgård  (Michael), Stellan Skarsgård (Jack), John Hurt (Dexter)</span><br /><span style="font-size: small;">Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011</span><br /><span style="font-size: small;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EKV4gbEAo0I" target="_blank">Trailer del film</a></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica;"><span style="color: black; font-family: Verdana,Arial,Helvetica; font-size: x-small;"><span style="color: black; font-family: Verdana,Arial,Helvetica; font-size: x-small;"><br /></span></span></span></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F04%2F29%2Fmelancholia%2F&amp;title=Melancholia" id="wpa2a_6"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Uno sgarbo ad Agrigento</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 11:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il 16 aprile 2012. Siamo a Porta di Ponte. Inizia il comizio di Totò Pennica, supportato da Vittorio Sgarbi e da tutto il PDL. Davanti a loro un folto numero di persone che si sono conquistate il primo posto in fila per applaudire e compiacere la faccia televisiva di turno che li onora della sua presenza, anche se il suo linguaggio è di una volgarità senza limiti, anche se dice menzogne, anche se dimostra un disprezzo totale per i problemi concreti del territorio, anche se è evidente che considera le persone di fronte a lui antropologicamente subumane e inferiori. È un bugiardo che usa la retorica a fini personali.
<blockquote>
«Quando non sanno come cacciarti si inventano la mafia</blockquote>&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/21/uno-sgarbo-ad-agrigento/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il 16 aprile 2012. Siamo a Porta di Ponte. Inizia il comizio di Totò Pennica, supportato da Vittorio Sgarbi e da tutto il PDL. Davanti a loro un folto numero di persone che si sono conquistate il primo posto in fila per applaudire e compiacere la faccia televisiva di turno che li onora della sua presenza, anche se il suo linguaggio è di una volgarità senza limiti, anche se dice menzogne, anche se dimostra un disprezzo totale per i problemi concreti del territorio, anche se è evidente che considera le persone di fronte a lui antropologicamente subumane e inferiori. È un bugiardo che usa la retorica a fini personali.</p>
<blockquote>
<p>«Quando non sanno come cacciarti si inventano la mafia che non c’è, pur di rompere i coglioni. È un mondo di pazzi».</p>
<p>«[Antinoro] viene portato in Tribunale davanti a un magistrato criminale  che sulla base di quello che vuol chiamare mafia –tremila euro per  cinquanta voti- chiede otto anni e mezzo. Dobbiamo accettare questo?».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi. Vergognatevi perché la mafia ha distrutto il nostro territorio, ha fatto scappare e ha ucciso migliaia di persone, ha impedito e impedisce ai vostri figli di lavorare, di sognare, di aspirare lealmente alla realizzazione del loro progetto di vita. E voi applaudite un uomo che si permette di dire che non esiste. Fin da piccola ho sentito dire che la mafia non esiste. Persone come lui me lo dicevano: “La mafia è un concetto”; “Di mafia si può parlare da una certa cifra in poi”; “E che? La mafia è in liquidazione che si abbassa a muoversi per tremila euro?”. <br />Mi viene in mente il paradosso del sorite: se un granello di sabbia non è un mucchio, quando un mucchio diventa mucchio? La risposta di Sgarbi: dopo i tremila euro. A tremiladuecento è mafia? Sgarbi crede di poter educare i siciliani al silenzio delle coscienze. Alimenta questa rete di legittimità che dal mafioso sino all’elettore è un continuo giustificare l’illegittimo con la scusa che non è mafia. Quando è mafia?</p>
<blockquote>
<p>«Avete avuto un bravo presidente di regione, che si chiama Vasa vasa ovvero Cuffaro che è in carcere per una cosa che non ha fatto».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi. Neanche questa è mafia. Soltanto Sgarbi sa che cos’è la mafia. Eh, sì. Lui lo sa. Per esempio, sa perfettamente che le accuse a Cuffaro sono di sostanza, ben riportate nella sentenza che troverete in questo <a href="http://archivio.antimafiaduemila.com/rassegna-stampa/30-news/33893-cassazione-cuffaro-cera-un-patto-mafia-politica.html" target="_blank">articolo</a> e che chi vorrà potrà leggere.  Vi consiglio anche di ascoltare Cuffaro, il nostro bravo ex presidente di regione, in un bell’intervento che risale al 1991 in cui accusa tra gli altri anche Falcone che ha infangato il buon nome dei migliori politici della Sicilia. Sembra Sgarbi quando comincia a farsi gonfiare le vene del collo credendosi in tal modo più credibile.</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="420" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BSiMHjDSzIs?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/BSiMHjDSzIs?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p>Ed è bugiardo Sgarbi perché sa che Antinoro è stato assolto dall’accusa di mafiosità per quel che concerne il reato di voto di scambio, ma rimane quello che è: uno che per amici sceglie i boss della mafia.<br />Applaudite la menzogna, perché siete dei poveretti che fanno finta di non sapere che se lui è lì a parlarvi è soltanto perché vi considera antropologicamente inferiori e subumani, a tal punto che pensa che non sappiate neanche che il figlio di Bossi è chiamato il trota.<br />Ed è un bieco adulatore, consapevole di esserlo, perché cerca di ottenere il consenso raccontandoci che noi siciliani siamo i migliori, che da noi ci sono tante belle cose di cui bisogna occuparsi, che non dobbiamo credere a chi scambia per mafia ciò che è semplice delinquenza, dobbiamo ribellarci ai magistrati criminali che considerano mafia ciò che non lo è.</p>
<blockquote>
<p>«Poi vai al nord e vedi il signor Bossi, il quale ruba soldi. Degli italiani, dei siciliani per la sua famiglia e nessuno l’arresta. Lì non si chiama mafia. Sono ladri! E Maroni peggio di lui. Sono ladri, ladri schifosi che hanno umiliato la Sicilia in tutti i modi. […] Cuffaro è in galera e Bossi a piede libero. Antinoro viene indagato e Maroni fa lo spiritoso».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi. Ma Bossi non è alleato con il partito che da sempre Sgarbi difende?</p>
<blockquote>
<p>«Guarda caso, solo in Sicilia c’è la mafia. Io ho portato qualunque cosa a Salemi, senza prendere una lira. Sciolto il comune. Questo è lo Stato. Uno Stato di merda. Ecco perché occorre la ri.vo.lu.zio.ne!».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi. Vergognatevi perché quest’uomo aveva detto che avrebbe reso migliore Salemi e insieme ai suoi amici, durante la campagna elettorale, distribuiva gongoli  che come miseri morti di fame gli abitanti di Salemi cercavano di afferrare –la foto che <a rel="attachment wp-att-1774" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/21/uno-sgarbo-ad-agrigento/salemi_sgarbi-e-parietti-distribuiscono-gongoli/"><img class="alignright size-medium wp-image-1774" title="Salemi_Sgarbi e Parietti distribuiscono gongoli" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/Salemi_Sgarbi-e-Parietti-distribuiscono-gongoli-300x164.png" alt="" width="300" height="164" /></a>pubblico riguarda una di quelle serate-, e cacciava via i contestatori, urlando loro di tutto, sol perché gli chiedevano come mai un pregiudicato, condannato per truffa, volesse ricoprire un ruolo istituzionale. Risultato: il Comune di Salemi è stato commissariato per mafia e Sgarbi ha dato le dimissioni. Leggete bene cosa scrive Attilio Bolzoni. Vi riporto un brano ma il link è a vostra disposizione:</p>
<blockquote>
<p>&#8220;Con le calunnie vogliono fermarmi&#8221;, ci aveva detto un paio di anni fa Sgarbi dopo che l&#8217;avevano eletto con il 67% dei voti. Alle sue spalle si allungava già l&#8217;ombra di &#8220;Pino&#8221; Giammarinaro, prima democristiano legato a Salvo Lima, poi amico di Totò Cuffaro, poi ancora arrestato per mafia e assolto dall&#8217;accusa di mafia e alla fine scivolato in altre indagini di mafia. Da sorvegliato speciale dal 2001 al 2005 ha continuato a fare affari con sanità pubblica e privata, qualche mese fa i magistrati di Trapani gli hanno sequestrato beni per 35 milioni di <br /> euro.<br />Il Comune di Salemi l&#8217;hanno sciolto per &#8220;Pino&#8221;, che manovrava dietro le quinte e qualche volta anche di presenza. Uno stralcio della relazione del ministro dell&#8217;Interno al Presidente della Repubblica: &#8220;Questi (Giammarinaro, ndr), partecipando alle riunioni di giunta ed avvalendosi di fidati esponenti della compagine elettiva, sui quali esercita il proprio ascendente, è riuscito a condizionare l&#8217;attività dell&#8217;ente locale&#8230;&#8221;. (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/04/06/sgarbi-il-cugino-del-boss-ergastolano-ombre.html" target="_blank">Sgarbi e il cugino del boss ergastolano ombre sulla nuova candidatura a Cefalù</a>, in <em>La Repubblica</em>, 6 aprile 2012, p. 21)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;">
<object width="420" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/lHBnN9RGmWE?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/lHBnN9RGmWE?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p>E di nuovo Sgarbi, che delira tra una volgarità e un’altra:</p>
<blockquote>
<p>«E io avrei voluto dire a Pennica, se non avesse questa necessità pirandelliana di apparire vergine e puttana insieme, che era meglio che al posto di Epolis [nel simbolo] ci fosse stato La rivoluzione, che è quella che abbiamo portato dentro Epolis, che comunque rivoluzione è, in quanto lo ha ben detto, prima si è dato il candidato, l’uomo, la sua volontà di mettersi in gioco, la sua forza, la sua energia, il suo desiderio di dire “voglio provare”, e poi sono arrivati gli altri, scodinzolando si sono affiancati, i quali medesimi oggi sono qui ad appoggiare lui con funzione prioritaria e poi mi guardano con sospetto a Cefalù, perché lui ha avuto il problema di non avere i partiti, i quali poi sono venuti, io invece sono veramente solo a Cefalù e se vincerò sarò felice di mandarli a cagare tutti preventivamente».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi e risate. Vergognatevi.</p>
<blockquote>
<p>«È  uno Stato di merda che butta i danari e poi si lamenta che glieli rubano».</p>
<p>«Il presidente Napolitano, che sembra la madonna, quando andava al Parlamento europeo, e sappia che io lo so, sappia che io lo so, prendeva un rimborso per il viaggio, che era quello che dava il parlamento, di 800 euro. Prendeva l’aereo e spendeva 50 euro».</p>
<p>«Uno stato che non ha i soldi per la Valle dei Templi, che dice che non ci sono i soldi per finire Piazza Armerina ma li dà a Rutelli, che è quello che va col motorino. Quando vedi un motorino senza la testa, quello è Rutelli. Cosa sta andando? Va da solo il motorino. Non ce l’ha la testa».</p>
</blockquote>
<p>E giù risate.</p>
<blockquote>
<p>«Grillo ha scambiato il partito con un albergo: cinque stelle. Non ce la fa proprio. Non ci arriva perché è corto nel cervello».</p>
<p>«Ma la vera mafia che era lo Stato, non è in grado neppure di capirla, neppure di capirla, tanto sono ignoranti alcuni dei carabinieri, prefetti, questori, ignoranti perché guardano solo la televisione. Il loro modello è il maresciallo Rocca. Questa è la loro cultura, il massimo a cui possono arrivare».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi. Vergognatevi perché lui sa benissimo che se lo applaudite non è per le cose che ha fatto –perché non ha fatto proprio nulla tranne che danno- ma proprio perché è un personaggio televisivo, perché sa che voi gli darete ascolto per questo. Sa perfettamente che nessuno di voi lo sta applaudendo perché ne ha misurato la competenza leggendolo sui libri. Nessuno lo conosce per le sue qualità di storico dell’arte, ma perché è uno squallido personaggio televisivo.<br />Adulatore e bugiardo:</p>
<blockquote>
<p>«Allora, io auguro a Pennica quello che sicuramente ha voluto fare anche Zambuto, che se non è riuscito a fare non è per la mancanza di volontà ma per avere lo Stato contro. Mi ricordo con D’Orsi qui –anche lui trattato male per quattro palme- che chiedeva l’aeroporto. Aveva ragione perché non puoi arrivare con l’aeroporto (<em>sic!</em>) nel posto più bello del mondo? […] C’hai o non c’hai la Valle dei Templi (<em>sic!</em>), mettici un cazzo di aeroporto».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi. Perché non glielo dite che noi abbiamo un sacco di problemi ad Agrigento? Perché non glielo dite che deve fare discorsi seri? Perché non vi incazzate? Sa dell’acqua corrente e potabile che non c’è? Sa dei trasporti? Delle strade, dei treni, del centro storico che crolla? Sa che non c’è lavoro? Sa che la maggior parte delle assunzioni è in nero? Sa che l’illegalità e l’inciviltà sono legittimate attraverso vecchie logiche che fanno di ognuno l’amico di qualcun altro? Sa che il voto di opinione non lo pratica che una parte infinitesimale della città?<br />Sì, lo sa, ma è un bugiardo e adulatore.</p>
<blockquote>
<p>«Non fate le trote, non fate i delfini, siate uomini per la libertà, per la Sicilia, per Agrigento, capitale d’Italia e del mondo».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi.<br />Ed ecco a voi chi è Totò Pennica. Un retore sprecato che si fa supportare da Vittorio Sgarbi. Un oratore consumato che si fa supportare da Angelino Alfano che in vent’anni di politica non ha fatto niente per Agrigento. Nulla! Di che cosa dovremmo essere orgogliosi, Angelino? Di averti dato i natali? Io mi vergogno, invece, e mi vergogno di averti avuto compagno di scuola. Sei squallido. Non hai fatto niente per la tua città, hai coltivato il tuo orto, i tuoi interessi e quelli del tuo padrone; hai usato la tua città come magazzino di voti e gli agrigentini come servi. In vent’anni di politica l’unica cosa di cui ti vanti è di aver inaugurato un pezzo di autostrada.<br />Ed eccovi la chicca finale del vostro candidato Pennica:</p>
<blockquote>
<p>«Ci sono i miei amici di Camera Zen qui, o no? Vabbè, anche se non ci sono avevo preso un impegno. A testimonianza che io gli impegni li mantengo. Dico a Riccardo Gazziano: Il 6 e il 7 maggio ad altro votare non posso, io voto pelo rosso. Cchiù pilu russu pi tutti!».</p>
</blockquote>
<p>E giù risate. E poi il suo amicone Sgarbi:</p>
<blockquote>
<p>«È una bella dichiarazione perché u pilu neru e u pilu biondo lo tengo io».</p>
</blockquote>
<p>E giù applausi e risate. Vergognatevi.<br />Se si creano le condizioni perché si dicano queste cose è evidente che il livello è infimo. Permettetemi allora di concludere dicendo quello che sento per gente che si è mangiata la Sicilia, che ha mangiato con la Sicilia e che intende ancora mangiare, illudendovi di farlo per la Sicilia: PORCI (mi scuso con i suini)!</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="420" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/k9B3ft50gLI?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/k9B3ft50gLI?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p>E sia chiaro a tutti: state ben attenti a non criticare l&#8217;avvocato Pennica o a parlare di uova insieme con i suoi amici, altrimenti vi telefona a casa e minaccia di informare le forze dell&#8217;ordine e di fare querela. Muti e allineati!</p>
<p style="text-align: center;">
<object width="420" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/41_Iv3NMRGI?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/v/41_Iv3NMRGI?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F04%2F21%2Funo-sgarbo-ad-agrigento%2F&amp;title=Uno%20sgarbo%20ad%20Agrigento" id="wpa2a_8"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Diaz. Non lavate questo sangue</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 20:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dintorni]]></category>
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		<category><![CDATA[caserma di Bolzaneto]]></category>
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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-1754" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/20/diaz-non-lavate-questo-sangue/diaz-non-lavate-questo-sangue/"></a>Carlo Giuliani è stato già ucciso. È il 21 luglio del 2001. Siamo a Genova, nel quartiere più elegante della città, Albaro. La scuola “Armando Diaz” è stata scelta come centro di coordinamento del <em>Genoa Social Forum</em>, che raggruppa tutti i movimenti con i quali condivide valori anticapitalistici. È in corso il noto summit tra i grandi del pianeta: il G8. Le contestazioni violente e vandaliche dei black bloc sono comparse sin dall’inizio. Ma era prevedibile. Genova non è un territorio urbanisticamente facile da difendere o tenere sotto controllo. Anche questo lo si sapeva. L’assassinio di Carlo Giuliani ne è una triste dimostrazione. Migliaia sono i manifestanti pacifici presenti che bisogna difendere e proteggere dalle violenze degli&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/20/diaz-non-lavate-questo-sangue/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1754" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/20/diaz-non-lavate-questo-sangue/diaz-non-lavate-questo-sangue/"><img class="size-medium wp-image-1754 alignleft" title="Diaz-non-lavate-questo-sangue" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/Diaz-non-lavate-questo-sangue-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Carlo Giuliani è stato già ucciso. È il 21 luglio del 2001. Siamo a Genova, nel quartiere più elegante della città, Albaro. La scuola “Armando Diaz” è stata scelta come centro di coordinamento del <em>Genoa Social Forum</em>, che raggruppa tutti i movimenti con i quali condivide valori anticapitalistici. È in corso il noto summit tra i grandi del pianeta: il G8. Le contestazioni violente e vandaliche dei black bloc sono comparse sin dall’inizio. Ma era prevedibile. Genova non è un territorio urbanisticamente facile da difendere o tenere sotto controllo. Anche questo lo si sapeva. L’assassinio di Carlo Giuliani ne è una triste dimostrazione. Migliaia sono i manifestanti pacifici presenti che bisogna difendere e proteggere dalle violenze degli estremisti. Il <em>Genoa Social Forum</em> dà riparo e indicazioni a quanti arrivano da fuori Genova, italiani e stranieri; organizza e supplisce con i suoi volontari alle carenze istituzionali. Ma il 21 luglio del 2001, tra le dieci di sera e la mezzanotte, la scuola Diaz, usata come dormitorio e centro di accoglienza, in cui sono presenti non soltanto 93 attivisti pacifici ma anche giornalisti, viene assaltata dalla polizia che a colpi di tonfa provoca lesioni gravi a tutti coloro che lì stavano riposando. Spinta da una ferocia inaudita, la polizia colpisce spietatamente chiunque, nonostante le mani alzate in segno di resa, nonostante il pianto di chi trema per la paura, nonostante il sonno tranquillo in cui molti vengono trovati, nonostante gli svenimenti per i maltrattamenti, nonostante si fosse giornalisti semplicemente ospitati per la notte, nonostante gli occhi di molti implorino pietà. E bara. Mente sulle presunte armi improprie trovate dentro la scuola; mente sulla ricostruzione degli avvenimenti nella stesura dei verbali; mente sulle supposte ferite inferte agli uomini della squadra. Amnesty International considera i fatti della Diaz come la «più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale». E la ferocia continua nella notte. Dentro la caserma di Bolzaneto si arriva a toccare i vertici della subumanità, il cui paradigma sono i fatti indegni accaduti a una ragazza tedesca, magnificamente interpretata da Jennifer Ulrich, denudata, offesa, oltraggiata, torturata.<a rel="attachment wp-att-1755" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/20/diaz-non-lavate-questo-sangue/diaz/"><img class="alignright size-medium wp-image-1755" title="diaz" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/diaz-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a><br />Tutti impuniti questi difensori della legalità, mai sospesi, sempre in servizio da allora. Pene, da considerare troppo lievi, soltanto a venticinque dei ventisette imputati.<br />Questo tenta di raccontare il film di Daniele Vicari.<br />All’uscita dalla sala si è pieni di rabbia silente. Le parole fanno fatica a venir fuori. Un po’ come quando al mattino ci si risveglia. È necessario il solito rito per cominciare la giornata. Quello che ognuno ha scelto. Quel ritmo cadenzato e solo nostro che fa uscir fuori dal sonno, che sembra quasi la ricapitolazione dell’intera filogenesi dell’uomo. Il risveglio migliore è quello che inizia con un rito: un buon caffè o un tè o una colazione abbondante o una sigaretta; stessi passi, stessi luoghi casalinghi, stessi odori, stessi sapori, stessi silenzi; per finire l’apertura alla parola. Si è pronti, altrimenti la giornata va storta.<br />Ecco, all’uscita dalla sala, dopo aver visto il film di Vicari, il silenzio sovrasta la volontà della parola di farsi interprete dell’emozione, che ancora travolge il corpo abbracciandolo stretto, e di articolarsi in suoni anziché star chiusa a riccio in una rabbia potente che ha tutta l’apparenza di un mal di pancia. Manca un rito, però. Un rito, come quello mattutino, per sciogliere il risveglio della coscienza addormentata o “semidesta”, direbbe Tomasi di Lampedusa. L’enigma della ferocia umana ha paralizzato lo spettatore per due ore, destandolo dal sogno di un’umanità ormai matura, sana, gioiosa e avvertita grazie all’insegnamento di eventi storici barbarici, efferati, spietati, disumani, crudeli, atroci, empi, bestiali, brutali, ineffabili, che mai più accadranno. Illuso, uomo del mio tempo. «Sei ancora quello della pietra e della fionda,/ Uomo del mio tempo».<br />Un film dunque necessario. Quando però chi è un po’ più consapevole si riprende  e comincia a riflettere senza più la sospensione che il film di Vicari ha creato con le sue immagini crude di violenza, di brutalità, di sopruso, di maltrattamento, di prepotenza, che rendono difficile arrivare sino in fondo alla pellicola senza un rigurgito di disgusto per quegli esseri ignobili che si ergono a difensori della legalità, allora una domanda sorge, prima ancora che la parola sciolga le labbra serrate dalla rabbia. Sorge nel nostro intimo, sorge assieme a quella coscienza risvegliata: “Perché?”. E Vicari è muto. Non lo dice nel suo film. Lascia che lo spettatore all’uscita rimanga imprigionato in un risveglio di terrore, in un incubo in cui sembra non esserci alcuna via d’uscita se non il ritorno in un sogno falso. È, una tale violenza, semplicemente radicata nell’essenza stessa dell’uomo? È dunque insensata? Senza scopo se non quello di far del male ai propri simili o a tutto ciò che si può distruggere? Sembra così nel film di Vicari. Sia perché nella sceneggiatura non si fanno nomi, neppure di quelli che sono stati già condannati, sia perché non si comprendono le ragioni dei movimenti pacifici che facevano capo al <em>Genoa Social Forum</em>, sia perché è un film che non ha il coraggio di andare fino in fondo sia perché non accenna se non superficialmente a una regia politica con scopi propagandistici ben coglibili che è stata il grande burattinaio dell’operazione. Salvarci dai black bloc? Sgominare i violenti? Difendere i buoni? Giammai, piuttosto creare terrore a colpi di tonfa per ricordare che è meglio stare allineati.<br />Epperò, il film di Vicari non è soltanto un ottimo film dal punto di vista cinematografico ma è anche un film necessario. Insomma, è sempre meglio che sia stato girato piuttosto che il contrario.</p>
<p><span style="color: #993300;">***********************************</span><strong><br />Diaz</strong><br />Regia di Daniele Vicari<strong><br /> </strong>Italia, 2012<br />Con: Jennifer Ulrich (Alma Koch), Claudio Santamaria (Max Flamini), Elio Germano (Luca Gualtieri), Ralph Amussou (Etienne), Renato Scarpa (Anselmo Vitali), Mattia Sbragia (Armano Carnera)<br />Trailer: <a href="http://www.mymovies.it/film/2012/diaz/trailer/">http://www.mymovies.it/film/2012/diaz/trailer/</a></p>
<p><span style="color: #993300;">Per una critica intelligente e politicamente sensata, consiglio la lettura della <a href="http://www.biuso.eu/2012/04/20/poliziesco/" target="_blank">recensione di Alberto Giovanni Biuso</a></span></p>
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		<title>Il Fatto Quotidiano incontra i candidati sindaco di Genova</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 11:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-1733" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/17/il-fatto-quotidiano-incontra-i-candidati-sindaco-di-genova/img_2912/"></a>Dei tredici candidati sindaci a Genova, ieri sera, 16 aprile 2012, erano presenti in otto. I più coraggiosi, senza dubbio, come d’altronde ha detto lo stesso Marco Travaglio, perché erano lì «ben sapendo che avrebbero preso applausi, fischi, contestazioni, consensi». Vero, verissimo. Il pubblico è stato il protagonista indiscusso della serata: passionale, con picchi di simpatica follia –una donna si è avvicinata al palco e ha chiesto ai partecipanti di sbrigarsi a dire cose serie sul futuro dei nostri figli perché lei doveva tornare a casa-, a tratti arrabbiato, ma deciso e costruttivo.<br />Certo, ammettiamo che la provenienza topografica degli applausi faceva sospettare cordate a sostegno dei vari candidati, come ha detto simpaticamente Ferruccio Sansa, giornalista genovese&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/17/il-fatto-quotidiano-incontra-i-candidati-sindaco-di-genova/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1733" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/17/il-fatto-quotidiano-incontra-i-candidati-sindaco-di-genova/img_2912/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1733" title="IMG_2912" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/IMG_2912-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dei tredici candidati sindaci a Genova, ieri sera, 16 aprile 2012, erano presenti in otto. I più coraggiosi, senza dubbio, come d’altronde ha detto lo stesso Marco Travaglio, perché erano lì «ben sapendo che avrebbero preso applausi, fischi, contestazioni, consensi». Vero, verissimo. Il pubblico è stato il protagonista indiscusso della serata: passionale, con picchi di simpatica follia –una donna si è avvicinata al palco e ha chiesto ai partecipanti di sbrigarsi a dire cose serie sul futuro dei nostri figli perché lei doveva tornare a casa-, a tratti arrabbiato, ma deciso e costruttivo.<br />Certo, ammettiamo che la provenienza topografica degli applausi faceva sospettare cordate a sostegno dei vari candidati, come ha detto simpaticamente Ferruccio Sansa, giornalista genovese del <em>Fatto</em>, che ha avuto l’onore –che era soprattutto un onere- di moderare una serata che di <em>moderato</em> ha avuto ben poco. Il che è un gran bene poiché è stata la dimostrazione di una passione politica ancora viva, a tal punto che in una giornata feriale centinaia di persone si sono recate al Teatro della Corte rimanendovi sino quasi a mezzanotte.<br /><a rel="attachment wp-att-1734" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/17/il-fatto-quotidiano-incontra-i-candidati-sindaco-di-genova/img_2925/"></a><a rel="attachment wp-att-1734" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/17/il-fatto-quotidiano-incontra-i-candidati-sindaco-di-genova/img_2925/"><img class="alignright size-medium wp-image-1734" title="IMG_2925" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/IMG_2925-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Si è parlato di crisi politica ed economica, di lavoro –meglio dire disoccupazione-, di giovani, di legalità, di antipolitica, di democrazia partecipata, di periferia, di centro storico, di movida e di grandi opere come la Gronda, il Terzo valico, ma soprattutto di promozione e sviluppo del porto e di Fincantieri. I più simpatici tra i candidati sono stati senza dubbio quelli che hanno  ironizzato sulla loro presunta minore importanza rispetto ai grandi nomi dati per vincenti: tra gli altri in particolar modo, Paolo Putti del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Viscardi di Gente Comune e soprattutto Roberto Delogu del Partito Comunista-Sinistra popolare, la cui verve ha fatto sorridere di cuore sino alla risata generale quando ha parlato di voler proporre «un monocolore comunista». La simpatia però non era tutto, i candidati hanno dimostrato –almeno a parole- di essere disposti a comprendere le ragioni della crisi e a entrare dentro i singoli problemi cercando di fare qualcosa di concreto. Persino divertente, e oserei dire coraggioso, anche Edoardo Rixi, il candidato della Lega Nord che, nonostante le <em>ultime scoperte di prestidigitazione di Belsito &amp; company</em>, alla domanda di Ferruccio Sansa: «Com’è che non vi siete accorti di Belsito?» -ricordiamo ai lettori che Francesco Belsito è divenuto membro, addirittura vicepresidente, del Cda di Fincantieri su indicazione del suo partito- ha dichiarato che l’errore è stato dell’amministrazione di Fincantieri che avrebbe dovuto fare dei controlli, «perché già su questa persona qua c’erano delle perplessità». Ovviamente, ogni qualvolta si domanda a un candidato, e qui non ci si riferisce soltanto a Rixi, conto e ragione delle <em>opere</em> del suo partito, sembra quasi che lui sia altra cosa rispetto al simbolo che rappresenta. E no, non è così. Aveva ben ragione Giuseppe Viscardi a dire a gran voce che molti dei candidati considerati di serie A «hanno dietro gli stessi partiti che hanno fatto cose che stiamo qui a deprecare». D’altronde perché secondo voi non si sono presentati ieri sera tanti candidati a cominciare da Vinai del PDL? Perché cercano un pubblico selezionato, intervistatori ammaestrati e facce sorridenti che quando fanno una critica si autocensurano un minuto dopo. Ieri sera no, la situazione era ben diversa. Presente anche Susy De Martino de <em>La destra</em>, unica donna della serata tra i candidati presenti, il cui coraggio è noto sin dai tempi del G8 quando denunciò gli appalti irregolari. È stata accolta con simpatia e applausi sinceri. Un po’ flemmatico invece -e mi si dice forse a causa di un qualche corso di auto training poiché prima risultava molto più esuberante- Armando Siri, il candidato di Italia Nuova che, pur dicendo cose interessanti, prima di <em>carburare </em>necessitava di tutti e cinque i minuti a sua disposizione<em>.</em><br />È stato chiaro durante la serata, anche per chi non lo sapeva ancora (pochi), che il vero testa a testa sarà tra Enrico Musso, che dichiara di non essere né di destra né di sinistra, e Marco Doria, sostenuto dal PD e appoggiato dichiaratamente da Don Gallo.<br />E mentre Paola Zanca, giornalista del <em>Fatto</em> che aiutava nella moderazione dell’incontro, si affannava a far trillare la sua campanella che segnava il tempo a disposizione dei candidati, il pubblico interveniva spesso con urla da stadio.<br />Le provocazioni da parte dei giornalisti del <em>Fatto</em> non sono mancate. Sansa ha chiesto se i candidati se la sentivano di comunicare le spese della campagna elettorale. Putti ha subito dichiarato che il Movimento a Cinque stelle spenderà 6.500 euro, anche se avevano preventivato una spesa di 5000.<br />Fatti a pezzi durante la serata i due Claudio -Burlando e Scajola- dei quali è stato stigmatizzato il sistema di potere che nel tempo hanno costruito.<br />E non nascondiamo comunque che ieri sera demagogia, genericità, populismo e, perché no, anche qualche nota di qualunquismo non sono mancati nei discorsi dei candidati. Prima delle elezioni è davvero difficile comprendere se si andrà in paradiso o all’inferno. Tutto è edulcorato da un linguaggio persuasivo in cui non si fa economia di termini quali svolta, cambiamento e novità. E tutti sembrano coraggiosi, leali e liberi.<br />Le domande arrivavano da alcuni esponenti autorevoli di Genova che provenivano dall’imprenditoria, dall’associazionismo, dai sindacati, dalla chiesa e dall’università. Tra gli altri Don Farinella, che da sette anni si occupa del centro storico, il quale ha raccolto grandi applausi soprattutto quando ha affermato con fermezza che le risorse economiche non mancano: «Se mi date l’incarico ve li trovo io i soldi pubblici».<br />Presente in sala anche Sergio Cofferati che si è beccato qualche fischio e qualche «a casa!» quando ha preso la parola per rispondere a una domanda di Antonio Padellaro, direttore del <em>Fatto</em>.<br /><a rel="attachment wp-att-1735" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/17/il-fatto-quotidiano-incontra-i-candidati-sindaco-di-genova/img_2929/"><img class="alignright size-medium wp-image-1735" title="IMG_2929" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/IMG_2929-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>E per finire Marco Travaglio. Splendido Marco. Ironico, persino divertente, eppure sempre serio. Si è soffermato ad analizzare il rapporto malato tra politica e affari. «Siamo in un momento storico in cui non c’è nessun partito che può dare lezioni agli altri». Poi un po’ di satira su Berlusconi e quella volta che a Torino fece lo stesso discorso che gli era stato preparato a Genova, ritrovandosi a parlare di Lanterna;  su Schifani che dall’alto del suo candore ha chiesto a Rosy Mauro, di recente espulsa dalla Lega Nord, di dimettersi per la dignità del Senato; e infine sui tre segretari Alfano, Casini, Bersani, che «hanno diramato un allarme: la democrazia è in pericolo a causa dell’antipolitica; […] la democrazia rischia di crollare di fronte alla terribile minaccia che vengano un po’ ridotti i rimborsi elettorali, perché l’eventuale riduzione dei rimborsi o, peggio che mai, l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti potrebbe consegnare i partiti addirittura in mano alle lobby. Pensate che rischio che stiamo correndo! Dio non voglia che le lobby si impossessino dei partiti!». Messa da parte l’ironia, Travaglio ha spiegato che il problema vero è il rapporto tra politica e affari che non è da demonizzare, semmai da controllare attraverso norme e regole precise. E infine una serie di domande più che sensate: «Esiste una ricetta di come separare la gestione dalla regia politica? C’è un’idea per evitare che il politico che va a occupare la carica pubblica metta le mani direttamente su questioni economiche e magari se le sporchi? Gli incontri segreti con gli imprenditori interessati a fare affari nel territorio possono essere normati? […] E altra cosa, che potrebbe essere un segnale, non soltanto diteci quanto avete speso per la campagna elettorale ma anche chi vi ha dato i soldi per la campagna elettorale».<br />La serata è stata allietata dal cantautore genovese Max Manfredi, perché come ha spiegato Ferruccio Sansa bisognerebbe associare alla politica, la musica e l’armonia e soprattutto ricordare quanti talenti abbia Genova.<br />Travaglio, a conclusione dell’incontro, ha ringraziato il pubblico a modo suo: «E poi volevo ringraziare voi che avete resistito con piaghe da decubito per tre ore nette anche con l’entusiasmo di qualche bandiera. Prima di salutarvi vorrei chiedere a Don Gallo una benedizione apostolica romana, naturalmente telegrafica». E Don Gallo ovviamente non ha resistito alla simpatica provocazione e ha chiuso la serata con una bella storia accadutagli tanti anni fa e che riguardava un sindaco che già alle sette del mattino era al Comune a lavorare per il bene della città e dei cittadini.<br />Chi era costui?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>___<br />Un versione più breve di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano <a href="http://genova.mentelocale.it/36217-genova-elezioni-comunali-2012-i-candidati-sindaco-incontrano-il-fatto-quotidiano/" target="_blank">Mentelocale</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La strage di Stato: Piazza Fontana, ore 16:37</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 20:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1690" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/04/04/la-strage-di-stato-piazza-fontana-ore-1237/2ff_romanzodiunastrage_new_mid/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1690" title="2ff_romanzodiunastrage_new_mid" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/04/2ff_romanzodiunastrage_new_mid-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>“Eccola l’Italia del dopoguerra, che calpesta la Costituzione -la migliore d’Europa-, cercando di sovvertire le sue guarentigie. Oggi le stragi non sono più necessarie. Il popolo è narcotizzato, la Costituzione col sangue scritta gronda di ferite aperte”, così lo spettatore avveduto alla fine della visione di <em>Romanzo di una strage</em>, film diretto da Marco Tullio Giordana e scritto dalla storia delle cordate neonaziste italiane colluse con lo stato e con i servizi segreti. Nella struttura narrativa del film prevale il punto di vista del commissario Luigi Calabresi, soprattutto dopo la morte di Giuseppe Pinelli. È un film, non un documentario. Non vuole metter su l’ennesimo processo, vuol narrare una storia, un incubo, un orrore così mortificante per la nostra Repubblica che a tratti negli anni passati si è corso il pericolo di sotterrarla tra le pieghe di un’altra storia: quella delle coscienze mortificate da una televisione mortifera e da un cinema imbellettato.<br />Giordana ha un grande merito: aver permesso alle nuove generazioni di sapere, di farsi una propria idea, di partire dai fatti –gli unici accertati. E come possiamo parlare di fatti noi che viviamo nell’epoca del postmodernismo, che riconosciamo la lezione nietzscheana secondo la quale «non esistono fatti ma interpretazioni»? Noi che rifiutiamo la svolta del nuovo realismo che rischia l’approdo nella grande piana della Verità, il convincimento di averla espugnata, con tutte le sue conseguenze? Noi che percorriamo la via dell’incertezza, del dubbio, dell’interpretazione, per l’appunto, illuminati dall’amore per la verità? Questa verità così dea, così divina, così inafferrabile, così mistica, così sacra, così scontrosa, così ispiratrice, così santa, così sensuale da spingerci costantemente alla sua conquista sino all’ultimo respiro? La risposta potrebbe essere quella della filosofa ungherese Agnes Heller: «La verità dei fatti è sempre interpretata, e le diverse interpretazioni possono essere contrastanti, ma esiste un centro, un nocciolo duro al quale tutte devono fare riferimento. […] È necessario conoscere sia la situazione attuale che i suoi precedenti, e comprendere a che punto siamo. […] Ogni suggerimento di azioni da intraprendere deve fare riferimento a dati di fatto interpretati. In un ordinamento politico democratico equilibrato e ben funzionante, il dibattito avrà per oggetto l’interpretazione di quei fatti» (Agnes Heller, <em>Il politico dal volto umano</em>, in “la Repubblica”, trad. di Elisabetta Horvat, 2 aprile 2012, p. 49). Lo diceva già Socrate nel <em>Critone</em> cos’era questo nocciolo duro a cui bisognava inchinarsi sacrificando persino la propria vita perché era superiore al dio: la Giustizia. Fidarsi della Giustizia è il patto silente che il cittadino sottoscrive nel momento in cui sceglie di rimanere in un luogo, riconoscerne la superiorità e accettarne le conseguenze anche se non gradite; e nel caso di dubbio sulla legge aprire un dibattito per cambiarla o difenderla, persuadendo i concittadini di una tale necessità e urgenza.<br />Bene, Giordana è partito dal «nocciolo duro», da quello che la giustizia ha stabilito. Ha stabilito chi erano i mandanti dell’omicidio Calabresi; ha stabilito che la morte di Giuseppe Pinelli fu dovuta a un malore attivo. Il resto è un susseguirsi di sentenze di condanna e di successive assoluzioni, sino a oggi -43 anni dopo- in cui ancora non ci sono colpevoli per la strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969, ore 16 e 37. Giordana -con una pellicola che di documentaristico ha soltanto i sipari titolati con cui separa le varie fasi del suo romanzo- ha creato una grande opera che parte dai «dati di fatto interpretati» e prosegue con varie piste affinché alla fine lo spettatore, sia quello che ha già la sua idea sia quello –più giovane- che magari non sapeva neanche dove fosse piazza Fontana, possa apprendere una lezione di vita fondamentale per ricercare la verità, per difendere la Costituzione e per aiutare la legge a essere giusta: si vota per testa perché con la testa si vota.<br />È Fabrizio Gifuni un magnifico Aldo Moro, amabile nei movimenti eleganti della testa e delle mani, nello sguardo profondo e saggio, e in quell’inflessione della voce che sembra in continua ricerca dello stilema migliore e opportuno. Ma tutto il cast merita il plauso. È un’opera magna che narra anche quanto Aldo Moro pare abbia confessato alle brigate rosse durante il rapimento: la strategia della tensione e dunque anche la strage di Piazza Fontana furono volute dai servizi segreti, in cui militavano esponenti dell’estrema destra, in collaborazione con agenti americani. Si voleva proclamare lo stato di emergenza e la sospensione dei diritti costituzionali per procedere con un colpo di stato di destra e allontanare così definitivamente qualsiasi conseguenza possibile dovuta all’apertura e alla partecipazione democratica che la Costituzione garantiva e garantisce. Giordana non prende posizione se non nei confronti del «nocciolo duro» e da questo narra tutto: il certo, il fondato, l’attendibile, il possibile, il plausibile, fino all’improbabile. Tutto. Sta a noi la sentenza? No, è la Giustizia che deve lavorare ancora e ancora. A noi tocca un compito importante: conservarne sempre fresca la memoria, aprire dibattiti pubblici, confronti serrati, parlarne a tavola con i nostri figli o portarli al cinema a vedere <em>Romanzo di una strage</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Marco Tullio Giordana<strong><br /><span style="color: #800000;">Romanzo di una strage</span></strong><br />Italia, 2012 <br />Con: Valerio Mastandrea (Luigi Calabresi), Pierfrancesco Favino (Giuseppe Pinelli), Fabrizio Gifuni (Aldo Moro), Omero Antonutti (Giuseppe Saragat), Giorgio Marchesi (Franco Freda), Denis Fasolo (Giovanni Ventura), Fausto Russo Alesi (Guido Giannettini), Sergio Solli (il questore Guida), Stefano Scandaletti (Pietro Valpreda), Andreapietro Anselmi (Guido Lorenzon), Giorgio Colangeli (Federico Umberto D’Amato ), Giorgio Tirabassi (il professore), Giulia Lazzarini (la madre di Pinelli), Benedetta Buccellato (Camilla Cederna), Luigi Lo Cascio (il giudice Paolillo), Michela Cescon (Licia Pinelli), Laura Chiatti (Gemma Calabresi), Francesco Salvi (il tassista Rolandi)<br />Trailer: <a href="http://www.mymovies.it/film/2011/scossa/trailer/">http://www.mymovies.it/film/2012/romanzodiunastrage/trailer/</a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F04%2F04%2Fla-strage-di-stato-piazza-fontana-ore-1237%2F&amp;title=La%20strage%20di%20Stato%3A%20Piazza%20Fontana%2C%20ore%2016%3A37" id="wpa2a_14"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Presentazione Contro il Sessantotto</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 17:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Giovanni Biuso]]></category>
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		<description><![CDATA[Venerdì, 30 mar<a rel="attachment wp-att-1665" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/27/presentazione-contro-il-sessantotto/locandinasaggi1-1/"></a>zo 2012, presso la Facoltà di lettere e filosofia dell&#8217;Università di Catania, verrà presentato il testo di Alberto Giovanni Biuso, <em>Contro il Sessantotto</em>, edito da Villaggio Maori nella collana &#8220;I saggi del Villaggio&#8221;.<br />La <a href="http://www.biuso.eu/bibliografia/libri/contro-il-sessantotto/" target="_blank">prima edizion</a><a href="http://www.biuso.eu/bibliografia/libri/contro-il-sessantotto/" target="_blank">e di <em>Contro il Sessantotto</em></a> (1998) è andata esaurita presso l’editore Guida. Questa seconda edizione presenta una <em>Prefazione</em> di Eugenio Mazzarella, delle modifiche nel testo e un nuovo capitolo dal titolo «Desiderio del Sessantotto. <em>Un’ambigua autocritica</em>».
Spero che sarete in tanti, ne vale la pena. Di seguito la locandina.
&#160;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì, 30 mar<a rel="attachment wp-att-1665" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/27/presentazione-contro-il-sessantotto/locandinasaggi1-1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1665" title="locandinasaggi1.1" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/03/locandinasaggi1.1-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>zo 2012, presso la Facoltà di lettere e filosofia dell&#8217;Università di Catania, verrà presentato il testo di Alberto Giovanni Biuso, <em>Contro il Sessantotto</em>, edito da Villaggio Maori nella collana &#8220;I saggi del Villaggio&#8221;.<br />La <a href="http://www.biuso.eu/bibliografia/libri/contro-il-sessantotto/" target="_blank">prima edizion</a><a href="http://www.biuso.eu/bibliografia/libri/contro-il-sessantotto/" target="_blank">e di <em>Contro il Sessantotto</em></a> (1998) è andata esaurita presso l’editore Guida. Questa seconda edizione presenta una <em>Prefazione</em> di Eugenio Mazzarella, delle modifiche nel testo e un nuovo capitolo dal titolo «Desiderio del Sessantotto. <em>Un’ambigua autocritica</em>».</p>
<p>Spero che sarete in tanti, ne vale la pena. Di seguito la locandina.</p>
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<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F03%2F27%2Fpresentazione-contro-il-sessantotto%2F&amp;title=Presentazione%20%3Cem%3EContro%20il%20Sessantotto%3C%2Fem%3E" id="wpa2a_16"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cinquantacinquedicinque. Visione delle Cinque Terre</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 17:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[<a rel="attachment wp-att-1870" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/23/cinquantacinquedicinque-visione-delle-cinque-terre/img_10016/"></a>La libreria Mondadori di via XX Settembre a Genova ha un suo “cantuccio”, neppure piccolo, in cui è possibile raccogliersi insieme con autori, presentatori e relatori e ascoltarsi e dialogare e conoscersi facendo vera cultura, cosa ormai rara. Un po’ come ai tempi della Feltrinelli prima del rinnovo dei locali. E ovviamente sto parlando di librerie e non di case editrici. Parlo di luoghi di incontro, luoghi in cui sostare diversamente, in cui raccogliersi laicamente. Insomma, il 22 marzo 2012 alla libreria Mondadori hanno presentato il volume di fotografie, per i tipi De Ferrari, di Gianalberto Righetti, il cui titolo –lo ammette lo stesso autore- è simpaticamente impronunciabile: <em>Cinquantacinquedicinque</em>. Lo salva però il sottotitolo –<em>Visioni delle Cinque</em>&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/23/cinquantacinquedicinque-visione-delle-cinque-terre/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1870" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/23/cinquantacinquedicinque-visione-delle-cinque-terre/img_10016/"><img class="alignleft size-full wp-image-1870" title="img_10016" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/05/img_10016.jpg" alt="" width="299" height="211" /></a>La libreria Mondadori di via XX Settembre a Genova ha un suo “cantuccio”, neppure piccolo, in cui è possibile raccogliersi insieme con autori, presentatori e relatori e ascoltarsi e dialogare e conoscersi facendo vera cultura, cosa ormai rara. Un po’ come ai tempi della Feltrinelli prima del rinnovo dei locali. E ovviamente sto parlando di librerie e non di case editrici. Parlo di luoghi di incontro, luoghi in cui sostare diversamente, in cui raccogliersi laicamente. Insomma, il 22 marzo 2012 alla libreria Mondadori hanno presentato il volume di fotografie, per i tipi De Ferrari, di Gianalberto Righetti, il cui titolo –lo ammette lo stesso autore- è simpaticamente impronunciabile: <em>Cinquantacinquedicinque</em>. Lo salva però il sottotitolo –<em>Visioni delle Cinque Terre</em>- che ne spiega gli intenti. La sala era piena e a condurre un giornalista e traveller writer di grande notorietà: Pietro Tarallo. Righetti, ingegnere, da più di un decennio appassionato di fotografia, è stato introdotto nel mondo del visuale dal padre. Poi negli anni Novanta la prima personale in una galleria di Firenze, a cui ne sono seguite ben dieci altre e dieci collettive. Oggi è un fotografo affermato. Questo è il suo secondo volume e mentre il primo riguardava i luoghi del Salento, <em>Cinquantacinquedicinque</em> riguarda le Cinque Terre, di cui durante la serata si è parlato a lungo esaltandone non soltanto la bellezza ma anche la ricostruzione dopo l’alluvione del 25 ottobre 2011.<a rel="attachment wp-att-1871" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/23/cinquantacinquedicinque-visione-delle-cinque-terre/dscn2805_1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1871" title="DSCN2805_1" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/05/DSCN2805_1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />La fotografia di Righetti è naturalistica, ma dell’autore durante la presentazione è emerso l’animo bressoniano. Cogliere l’attimo è il suo obiettivo, sebbene certo per fare opera d’arte non mera rappresentazione del reale. Non fa moltissimi scatti perché cerca, per quanto possibile, di intervenire poco in postproduzione e di avvicinarsi già durante lo scatto al risultato finale: «Tendo a fare un fotogramma digitale che sia il più vicino possibile alla resa finale, all’immagine che avevo in testa». Usa sì una sua tecnica –prospettiva grandangolare, sottoesposizione, uso di filtri polarizzatori, mai il flash- ma aggiunge che avere una tecnica o semplicemente conoscerla serve soltanto il 10%. E il resto? Nessuno glielo ha domandato, ma era chiaro. Il restante 90% fa la differenza tra il fotografo e il mero esecutore di immagini tecniche. Quando Tarallo si è soffermato sull’animo sensibile del poeta che emerge in Righetti -tale che il fotografo ha scelto di far sposare le sue foto con la poesia-, l’autore ha spiegato che considera suoi ispiratori Montale e Dickinson. E del grande poeta genovese ha letto alcuni versi de <em>I limoni</em>, manifestando la propria vicinanza anche alla poetica montaliana “dell’eccezione”: nella ricerca della verità, Montale ritrovava il miracolo nelle cose semplici, nei dettagli, rivendicando il ruolo dell’eccezione nel fluire dei grandi eventi, come ciò che seppur all’apparenza insignificante può spiegare l’intera realtà contestuale. Righetti ha spiegato come sia tecnicamente possibile fare del dettaglio il contenitore significante dell’intero fotografato, facendo in modo che esso dica se stesso per il tutto.<br /><a rel="attachment wp-att-1872" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/23/cinquantacinquedicinque-visione-delle-cinque-terre/dscn2806_1/"><img class="alignright size-medium wp-image-1872" title="DSCN2806_1" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/05/DSCN2806_1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Grazie a Pietro Tarallo abbiamo avuto modo di conoscere questo artista genovese che nel futuro prevede di dedicarsi al reportage e di fare altri video e di scrivere lui stesso i testi da associare alle fotografie. Avrà modo di prendere una decisione. La voglia di fare non gli manca di certo. E la bravura neppure. E grazie alla libreria Mondadori di Genova abbiamo potuto lodare i risultati del cammino venticinquennale della casa editrice De Ferrari. Conoscere la ricchezza culturale del nostro territorio è un modo per difenderlo sia dagli scempi naturalistici sia dalla volontà mistificatrice di una sottocultura purtroppo dominante.</p>
<p><span style="color: #993300;">*************************************</span><br />Presentazione alla Mondadori<br />22 marzo 2012<br />Gianalberto Righetti<strong><br /><em>Cinquantacinquedicinque. Visione delle Cinque Terre</em></strong><br />De Ferrari<br />Genova 2011<br />Pagine 79<br />Costo 25,00 €</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F03%2F23%2Fcinquantacinquedicinque-visione-delle-cinque-terre%2F&amp;title=Cinquantacinquedicinque.%20Visione%20delle%20Cinque%20Terre" id="wpa2a_18"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Collaborazioni giornalistiche</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 13:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Randazzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi segnalo i miei più recenti articoli dedicati alla vita culturale di Genova pubblicati sul quotidiano <a href="http://genova.mentelocale.it/" target="_blank">Mentelocale</a>.
<a rel="attachment wp-att-1638" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/20/collaborazioni-giornalistiche/la-scuola-delle-mogli_g/"></a><a href="http://genova.mentelocale.it/35761-genova-la-scuola-delle-mogli-di-sciaccaluga-al-teatro-della-corte/" target="_blank">1) &#8220;La scuola delle mogli&#8221; di Sciaccaluga al Teatro della Corte</a>, in &#8220;Mentelocale&#8221;, 16 marzo 2012.<br />Gli spunti che il testo di Molière offre sono davvero inesauribili.   Riuscire a rendere in scena la grandezza di quest’opera – che è  insieme  filosofica, sociologica, psicologica, antropologica, in una  parola  &#8216;eterna&#8217; &#8211; è un&#8217;impresa non da poco. E non dimentichiamo le  emozioni di  cui si fa portavoce che aprono a ventaglio il range del  possibile  percettivo: dalla tristezza alla simpatia, dal disprezzo al  dolore,  dalla rabbia all’odio e poi all’amore e più su sino al  divertente, allo  spassoso quasi sfiorando il&#8230; <a href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/20/collaborazioni-giornalistiche/" class="read_more">Continua a leggere &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo i miei più recenti articoli dedicati alla vita culturale di Genova pubblicati sul quotidiano <a href="http://genova.mentelocale.it/" target="_blank">Mentelocale</a>.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1638" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/20/collaborazioni-giornalistiche/la-scuola-delle-mogli_g/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1638" title="La-scuola-delle-mogli_G" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/03/La-scuola-delle-mogli_G-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://genova.mentelocale.it/35761-genova-la-scuola-delle-mogli-di-sciaccaluga-al-teatro-della-corte/" target="_blank">1) &#8220;La scuola delle mogli&#8221; di Sciaccaluga al Teatro della Corte</a>, in &#8220;Mentelocale&#8221;, 16 marzo 2012.<br />Gli spunti che il testo di Molière offre sono davvero inesauribili.   Riuscire a rendere in scena la grandezza di quest’opera – che è  insieme  filosofica, sociologica, psicologica, antropologica, in una  parola  &#8216;eterna&#8217; &#8211; è un&#8217;impresa non da poco. E non dimentichiamo le  emozioni di  cui si fa portavoce che aprono a ventaglio il range del  possibile  percettivo: dalla tristezza alla simpatia, dal disprezzo al  dolore,  dalla rabbia all’odio e poi all’amore e più su sino al  divertente, allo  spassoso quasi sfiorando il comico. <span style="font-size: small;"><a href="http://genova.mentelocale.it/35761-genova-la-scuola-delle-mogli-di-sciaccaluga-al-teatro-della-corte/">Continua a leggere&#8230;</a></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-1639" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/20/collaborazioni-giornalistiche/libera16_g/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1639" title="libera16_G" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/03/libera16_G-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://genova.mentelocale.it/35792-genova-contro-la-mafia-con-don-ciotti-in-100-mila-al-corteo-di-libera/" target="_blank">2) Contro la mafia con Don Ciotti in 100mila al corteo di Libera</a>, in &#8220;Mentelocale&#8221;, 19 marzo 2012.<br />La mafia esiste. Esiste ancora. Non ha smesso di esistere. Ce lo ricorda Don Luigi Ciotti, presidente di <em>Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie</em> – un coordinamento di 1500 associazioni, gruppi, scuole impegnate per promuovere una cultura della legalità contro tutte le mafie.<span style="font-size: small;"> <a href="http://genova.mentelocale.it/35792-genova-contro-la-mafia-con-don-ciotti-in-100-mila-al-corteo-di-libera/" target="_blank">Continua a leggere&#8230;</a></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-1640" href="http://www.giusyrandazzo.eu/2012/03/20/collaborazioni-giornalistiche/gianni_vattimo_g/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1640" title="Gianni_Vattimo_G" src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/uploads/2012/03/Gianni_Vattimo_G-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://genova.mentelocale.it/35825-genova-gianni-vattimo-e-vito-mancuso-alla-corte-per-le-grandi-parole-dell-umanita/" target="_blank">3) Gianni Vattimo e Vito Mancuso alla Corte per le &#8220;Grandi Parole dell&#8217;Umanità&#8221;</a>, in &#8220;Mentelocale&#8221;, 20 marzo 2012.<br />Il tutto esaurito mette gioia, soprattutto quando si tratta di filosofia. La gente ha fame di pensiero, boicotta la televisione e se ne va ad ascoltare Platone. Questo è accaduto al Teatro della Corte di Genova, dove il<em> tutto esaurito</em> ha riguardato anche il foyer. La gente sedeva per terra per ascoltare e vedere – con difficoltà date le dimensioni del video &#8211; i filosofi introdurre Platone e gli attori leggerlo e drammatizzarlo. <span style="font-size: small;"><a href="http://genova.mentelocale.it/35825-genova-gianni-vattimo-e-vito-mancuso-alla-corte-per-le-grandi-parole-dell-umanita/" target="_blank">Continua a leggere&#8230;</a></span></p>
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<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.giusyrandazzo.eu%2F2012%2F03%2F20%2Fcollaborazioni-giornalistiche%2F&amp;title=Collaborazioni%20giornalistiche" id="wpa2a_20"><img src="http://www.giusyrandazzo.eu/giusyrandazzo/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
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