Archivi categoria: Racconti

Il costruttore della verità

 
«Vivevo nella menzogna continua. Ormai c’ero dentro e nulla potevo fare per sfuggirvi. Mentivo a chiunque con uno scopo preciso: io ero sempre vittima, sempre il più buono, sempre il migliore. L’altro, chiunque egli fosse, era il mostro. Poi intorno a me gli amici divennero infidi e le amanti rimasero amanti. Nel frattempo perdevo tutto. Tutto quello che non si può quantificare, intendo, perché i soldi non mi mancavano. Anzi, tutt’altro. Erano la ragione più importante per cui mentivo. Ho così preso la decisione di ricominciare con la verità. Fu impossibile però. La menzogna ti insegue, ti devasta, ti divora, persino ti possiede. Diventa il tuo volto. E’ come la pazzia, sai? Se fingi troppo a lungo di esser… Continua a leggere »
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Il vecchio proprietario

 
«Una casa è una casa. Non misurabile in metri quadri, insomma. Poi c’è quel giardino lì che fa parte di un sogno. Volevamo respirare la terra alzandoci al mattino per ricordarci della nostra originaria umanità. Il sole fa il resto. Rimane alto anche quando piove o le nuvole oscurano il cielo. Anche il sole ha una sua metafora, sa? Ci vive dentro se si sa come affrontare i giorni più neri. Ma queste mura erano ancora altro. Un “noi” cementato dalla consapevolezza che al di fuori ognuno è lupo per l’altro mentre dentro, invece, l’altro è un’aggiunta di valore: genitore o figlio o cane o gatto che sia. I completamenti non esistono se le fondamenta sono stabilmente ancorate a… Continua a leggere »
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Il volto della lealtà

 
“Sei qui, mio amore. Ti sei svegliata a causa mia”.
Leila si accovacciò stancamente vicino a lui.
“Non riesco a prendere sonno. La rabbia mi assale e sta lì nel fondo spingendomi in basso. Provo a pensare ad altro ma di nuovo mi afferra e di nuovo si impossessa di me. No, non è una colpa non amare più. Che altro avrei potuto rispondere? Ma perché però è tanto difficile per gli uomini essere leali? Non mi rispondi, eh? Ma tu che cosa ne puoi sapere? Sei sempre così dolce, così piena d’amore, così tenera, così leale. Mi perdoni ogni cosa e neanche sai di farlo. E mi ascolti, riscaldandomi. Mi insegni ad amare, lo sai? E a reggere… Continua a leggere »
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La prospettiva del vero amore

 
Posò la penna sul tavolo e si guardò intorno. Lei dormiva sulla poltrona con il libro abbandonato sulle gambe. La stanza era in penombra. Era ancora lì dopo decenni di amore discreto. Stava in silenzio a leggere mentre lui scriveva. Le si avvicinò e la osservò attentamente. L’accarezzò lentamente per evitare che si svegliasse.
Quando le erano comparse quelle rughe sul volto? E quando quelle macchie sulle mani? E quando era divenuta tanto bella? Lei aprì gli occhi. Lo guardò e sorrise.
«Ti amo, mia bellissima sposa. Ti ho mai ringraziato per avermi fatto compagnia ogni sera per tanti decenni?».
«Ringraziarmi? E perché mai? Ho sempre pensato che fossi tu a farmi compagnia mentre io leggevo».
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Amico mio

 
C’eri tu. Quando piangevo, mi stavi accanto. Tu solo mi hai vista soffrire. E se tornavo stanca a casa, mi accoglievi paziente e gioioso. Non una volta mi hai tradito. Neanche nelle piccole cose. E ti raccontavo tutto. E se scrivevo, venivi accanto a me, ti appoggiavi sul mio braccio e mi baciavi. A modo tuo, sia chiaro. Nessuna scenata quando non condividevi quel che facevo. Stavi sempre lì pronto ad amarmi a qualunque costo. Eri geloso. L’unico tuo limite. Nessuno poteva abbracciarmi senza rischiare. Ma che importa, mi dicevo. E se uscivo, mi aspettavi triste. Così credevo. Mi raccontavano che te ne stavi in silenzio, sulla poltrona rossa all’ingresso. Ma se io ero a casa… Dov’ero io, lì… Continua a leggere »
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Per chi ha il mugugno facile

 
Lo so, sei terribilmente stanco, disperato, depresso, deluso, arrabbiato. E nessuno ti capisce. Ti consiglio di mangiare una bella fetta di pane con la Nutella e poi un’altra e poi un’altra ancora e di continuare così per almeno un mesetto, mattinapomeriggiosera. Alla fine sarai anche grasso da far schifo e ti assicuro che anche la pelle del tuo viso ne avrà risentito. A quel punto potrai urlare al mondo quanto sei sfortunato. Più di tutti. Tu solo. Unico terremotato in una terra di gente felice. E finalmente sarà chiaro a tutti che il mondo è stato creato con l’unico scopo di metterla in quel posto solo a te.
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Lo spaccio della felicità

 
«L’esito del colloquio è negativo. RingraziandoLa per la preferenza accordataci, Le porgiamo i più cordiali saluti. Ps Signorina, dissento recisamente da quanto sopra. I colloqui con lei, benché a volte tumultuosi, hanno consentito a questa azienda di ottenere ottimi profitti. Le confermo dunque l’assunzione a tempo indeterminato e Le rammento la collocazione dei prodotti a Sua disposizione nello spaccio accanto, istituito per gruppi come il nostro.
Dolore, coraggio, amore, tristezza, amicizia, accettazione, insidia, inganno, preoccupazione e generi simili sono disposti nel ripiano di mezzo, essendo il cibo più frequente dell’essere umano. Sono, dunque, all’altezza dei Suoi occhi e molti di essi non potrà evitarli, ma stabilizzeranno il carrello, senza i quali sfuggirebbe al Suo controllo. Nei ripiani inferiori, molto… Continua a leggere »
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Il principe contadino e il mandorlo

 
C’era una volta un contadino che viveva in una fattoria dove si curava del suo orto. Il suo fazzoletto di terra era piccolo, poco fertile e gli dava tanto lavoro e soltanto qualche frutto, che però era succoso, buono e bello. Le erbacce erano tante e tanti gli insetti da eliminare. In compenso c’erano molti amici pronti ad aiutarlo: mucche che gli davano il loro latte, cani fedeli, gatti affettuosi, galline che, pur starnazzando tanto, facevano anche tante uova, un’abbondanza di uccelletti che cantavano. C’era anche qualche cornacchia, molte gazze ladre, tante pecore e molti asini. La fattoria era circondata da un recinto altissimo: un muro costruito con una pietra liscia. Proprio al centro dell’orto campeggiava un grande mandorlo.… Continua a leggere »
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Piccolo uomo

 
Ti ho visto correre e mentre correvi gli anni ti raggiungevano e le tue gambe magre si facevano muscolose e poi stanche e i tuoi capelli diventavano bianchi e i tuoi calzoncini dei pantaloni eleganti e la tua maglietta una camicia a righe di gran lusso, appena visibile dalla giacca di marca a doppiopetto. E la corsa si faceva più lenta e il fiatone un respiro lungo da pavone e lo sguardo impaurito diventava fiero e deciso e l’odore acre del sudore annegava nel tuo profumo da cento euro. La corsa è quasi finita e il tuo volto sarà perso per sempre. La tua pelle, piccolo uomo, la tua pelle, persino quella hai cambiato? Che rimane di quel ragazzo?… Continua a leggere »
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14 aprile 1991

 
Ogni suicidio è un omicidio dell’indifferenza Una corda nell’aria che pende
Dondola come la culla di un bimbo
Che non vuole dormire
Chiede qualcosa per potersi fermare…
Il sonno. Lieve e dolce è il sonno del bimbo,
la culla si ferma non dondola più.
Meschino ed eterno è il sonno dell’uomo.
Lei ha chiesto
Lui ha dato il suo collo
E la corda non dondola più. …E la mamma l’aveva cullato
e dormiente l’aveva protetto
e per paura che potesse aver freddo,
al petto se l’era stretto. E al petto di nuovo lo stringe
Come un Cristo calato giù da quel tetto.
E l’abbraccia per farlo svegliare al suo affetto.
E lo chiama per potergli parlare.
E lo guarda…… Continua a leggere »
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