Archivi categoria: Letture

Artemisia Gentileschi

 
Un catalogo senza dubbio ricco, come ricca è la mostra per la quale è nato. E non soltanto perché per la prima volta si trovano riunite ben cinquanta opere di Artemisia ma anche per le scoperte sia artistiche sia biografiche di rilevanza non indifferente. Quello che Roberto Contini –nella premessa assieme a Francesco Solinas- chiama Arthemisiana methodus è nei saggi e nella schedatura delle opere del catalogo finemente e scientificamente analizzato, tanto da consentire anche al più profano tra i lettori di Artemisia, a conclusione dello studio, di riuscire a vedere l’autenticità -l’aura- dei molti dipinti presentati. Sin dall’inizio Mina Gregori dà un indirizzo di lettura che fa vacillare l’idea che sopraggiunge immediata quando ci si avvicina per la… Continua a leggere »
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Il Mediterraneo

 
È un testo universale pur parlando del Mediterraneo, perché racconta delle nostre origini, delle nostre radici, della nostra filogenesi e del mondo che ci circonda nel suo senso, nella sua struttura, nella sua culturalità e nel suo paesaggio.
I saggi non seguono semplicemente un filo conduttore ma ci consentono di viaggiare nel tempo e nello spazio, di rimanere coinvolti, di disvelare l’ovvio, di vedere quello che si legge e di sentire quello che si vede. Una pellicola si srotola davanti a noi che in modo quasi tridimensionale ci porta nel cuore del Mediterraneo sin dai primi contributi di Braudel, che fa vera e propria letteratura. Sembra che egli abbia trovato la medietà, il giusto mezzo tra il modo romanzato… Continua a leggere »
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L’amore è una pianta da giardino

 
Emilia Marasco ne La memoria impossibile racconta la sua storia, quella di una mamma che, pur avendo già un figlio biologico, Andrea, decide di adottarne altri due, Tilahun e Zenebech, di origine etiope. Arrivano in Italia quando sono ancora piccoli, 4 e 5 anni, ma già in grado di riferire memorie, anche sconvolgenti, che Emilia conserva gelosamente, consapevole che presto dimenticheranno linguaggio ed eventi, pur se le vicende traumatiche della vita infantile rimarranno come segno indelebile in fondo allo sguardo.
Mi si permetta una piccola digressione. In Sicilia c’è una pianta erbacea che fiorisce in primavera1. Fa dei fiori a forma di farfalla con due colori prevalenti, il rosa e il viola, ed è profumatissima. Piccina, io… Continua a leggere »
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Il Maestro e Margherita

 
Provare a riassumere il contenuto di questo libro è un’impresa ardua e destinata al fallimento. Michail Bulgakov infatti presenta e fa muovere una tale congerie di personaggi che il lettore, giunto verso la fine, fatica a ricordare tutti i nomi e, il più attento, è costretto a tornare indietro per recuperare alla memoria almeno quelli che, in qualche strano e diabolico modo, sono divenuti familiari almeno nei grafemi. E che il diavolo c’entri è sicuro. È lui infatti –forse- il personaggio principale. Il dubbio nasce dal fatto che alcuni deuteragonisti della prima parte diventano, non del tutto inaspettatamente, i protagonisti principali della seconda. Addirittura Margherita non viene neanche nominata quando, nel XIII capitolo, ne parla l’uomo che la ama,… Continua a leggere »
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Taccuino d’amore

 
L’amore è un accadimento. Null’altro. Agisce come un vento gelido. Trapassa, non sfiora. E dice molto di più di un testo complesso, perché ineffabile si trasforma nell’infinito possibile. Non si tratta di un argomento scientifico, perché priva chiunque di ogni certezza. Chi nell’amore cerca punti fermi si sbaglia o semplicemente non è disposto ad amare. Non ve ne sono, perché tutti parimenti diventano instabili. E conduce gli amanti alla perdizione beata. Necessita di coraggio. E pochi ce l’hanno. Pochi avvertono che nell’incertezza si respira e si vive. E tutto diviene più bello e più doloroso. Scardina, travolge, disordina, confonde, ammalia, muove, distrugge. E rende belli e felici.
Guardate i due felici:/ se almeno dissimulassero un po’,/ si fingessero depressi,
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Agrigentini a Roma e ovunque

 
Il successo di una rivista, al tempo di Internet, deve dipendere necessariamente dall’interesse che essa suscita, a maggior ragione quando è cartacea e sono pochi i riferimenti sulla Rete. È il caso di Agrigentini a Roma e ovunque. Un’idea di Giuseppe Jannuzzo, già docente di lettere a Roma, che –ormai sedici anni fa- diede vita a questo semestrale, la cui peculiarità è il continuo confronto tra chi racconta la città che ha nel cuore e chi la città che abita ancora, in un arricchimento reciproco che sembra far emergere un’altra Agrigento, che si estende in quel luogo immaginifico che è lo spirito di un popolo, più reale della stessa terra su cui la città è edificata.
L’articolo, Amuninni Continua a leggere »
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Ryle su Platone

 
Plato’s progress, titolo originale del nostro Per una lettura di Platone, non è soltanto l’ultimo lavoro di Ryle, ma anche il suo testo più ardito. Le ipotesi su Platone sono talmente radicali da indurre persino il sorriso. Sono sostenute però con un tale rigore e una tale scientificità argomentativa da non poter essere licenziate come pura fantasia. Ryle si inserisce nel dibattito tra gli specialisti -sulla cronologia dei dialoghi, sulle lezioni non scritte, sulla biografia, sull’evoluzione della filosofia platonica- davvero a gamba tesa. Sostenendo tutt’altro, «congegnando un gioco di artificio di ipotesi» (p. 20), scrive Giuseppe Cambiano introducendo il testo. Platone ne esce prima mortificato e poi innalzato a padre della filosofia. Una teoria questa non nuova.… Continua a leggere »
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La morte della Pizia

 
La Pizia era davvero una vecchia signora che vaticinava a casaccio? Lei pensava di sì o almeno così scrive Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) nel suo divertente eppur serissimo racconto La morte della Pizia.
Ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro. […] Quel giorno però l’intera faccenda le parve di un’idiozia veramente intollerabile, forse perché quando il pallido giovanotto arrivò claudicando al santuario erano ormai le cinque passate,
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