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Il docente ovaiolo

 

In previsione del concorso a cattedra avevo pensato di far domanda in qualità di commissario d’esame. Mi sono così accertata di essere in possesso dei requisiti e di poter concorrere alla selezione con qualche vantaggio. Si prediligono coloro che possiedono un dottorato di ricerca, specializzazioni, master, abilitazioni, etc. Bene, ho tutto, mi son detta. Poi il lampo. Quanto sarà il compenso?
Ogni commissione dovrà valutare un massimo di 500 docenti, correggerne i compiti, interrogarli e nessuno sarà esonerato dal servizio. Per non parlare dell’aspetto burocratico: riunioni fiume, verbali, giudizi, vigilanza. Per di più, se per gli Esami di Stato trascorriamo l’intera giornata a scuola, a volte fino a sera, figuriamoci che cosa vorrà dire valutare 500 docenti. E vogliamo calcolare la responsabilità che, come per gli Esami di Stato, richiede un’attenzione e una competenza tali da provocare uno stato di continua apprensione? Quanto si dovrebbe pagare un professionista con tanti titoli e tanta esperienza per svolgere un simile lavoro?
Per il nostro ministero, 209,24€ come compenso forfettario a cui si aggiungono -sentite bene!- 0,50€ per ogni elaborato corretto e per ogni candidato esaminato. Al lordo, ovviamente. Per leggere un elaborato e per interrogare un candidato, dunque, il MIUR ritiene che si debbano riconoscere soltanto 0,50 centesimi! Da non crederci. Tanto vale per loro il lavoro del docente: un professionista laureato e plurititolato, come richiesto dal bando di selezione. Cinquanta centesimi. Ma c’è di più: ai candidati è richiesta una tassa di 10€ per presentare domanda di partecipazione. Dove andranno a finire questi denari?
Incredibile. Talmente incredibile che ho telefonato ai sindacati per accertarmi che fosse vero e che non si trattasse di una bufala. Ma è purtroppo vero. Il compenso peraltro verrà erogato soltanto dopo l’espletamento dell’intera procedura concorsuale. Non sia mai scappiamo con il tesoro per fuggire in qualche paradiso terrestre.
Se per strada incontro un poveraccio che chiede l’elemosina e io mi ritrovo soltanto 50 centesimi in tasca, mi vergogno come una ladra di far cadere dentro il piattino una cifra tanto ridicola. A volte, preferisco passare oltre. Il MIUR non ha la stessa delicatezza nei confronti dei suoi docenti – con quei poveracci dei docenti, dovrei dire?- che hanno creduto nel valore dell’istruzione, che hanno studiato per una vita e che continuano a studiare per entrare in classe e che, in questo caso, dovranno accertarsi delle competenze dei futuri colleghi. Il MIUR, senza nessun rossore, fa cadere nel piattino dell’elemosina 0,50 centesimi di euro. Il nostro lavoro insomma vale quanto quello di una gallina, anzi meno, perché le uova delle galline libere costano molto più di 0,50 centesimi.
Mi chiedo che cosa succederebbe a un privato se dovesse retribuire in tal modo un proprio lavoratore. Ma non è un diritto sancito costituzionalmente l’inalienabilità e l’ìinviolabilità della propria libertà? Ma non è anche questa una forma di caporalato? Ai braccianti agricoli che vengono sfruttati nelle nostre campagne danno 2 euro l’ora. Mi indigno ferocemente quando penso a una tale forma di schiavismo e so che è la povertà a spingere gli esseri umani ad accettare l’inaccettabile. A noi vorrebbero dare molto meno: 0,50 centesimi per ogni elaborato corretto e per ogni candidato esaminato. Per leggere un elaborato e interrogare un esaminando ci vuole ben più di un’ora. Questo lo comprendono tutti. E ci vuole competenza, tanta competenza, esattamente quella richiesta dal bando.
Mi sento offesa. I miei colleghi si sentono offesi. Gli italiani si sentono offesi. E lei, Signor Ministro, lei come si sente ad aver apposto la sua firma su una nota in cui il lavoro dei docenti italiani viene paragonato a quello di una gallina chiusa in una gabbia?

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8 risposte a Il docente ovaiolo

  1. Riccardo Brugia scrive:

    Cara Giusy, non c’e rossore per certe guance, non c’è etica per certe anime, non c’è logica per certe menti: noi, i tuoi colleghi, lo sappiamo bene e invitiamo ogni persona a cui teniamo a fuggire da questo Paese, da sempre, salvo brevi eccezioni,”nave senza nocchiero in gran tempesta”.
    Riccardo Brugia

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      “Non c’e rossore per certe guance, non c’è etica per certe anime, non c’è logica per certe menti”. Ben scritto e ben detto, caro Riccardo. Eppure son convinta che troveranno dei colleghi disposti a questo schiavismo. Non esisterebbe il padrone se non esistesse il servo. Mi auguro però di sbagliarmi.

       
  2. Pasquale scrive:

    Gentile Giusi Randazzo, non sono riuscito proprio a iscirvermi al suo blog. Ho tentato due volte, una per la verità mi è arrivata la richiesta di conferma ma senza lik di riferimento. Ogni tanto passerò a visitarla. Grazie Pasquale D’Ascola

     
  3. Alberto scrive:

    Scrivi molto bene, hai un modo di scrivere diretto e senza la riserva di mandarla a dire. Quando la pensi la metti li con le parole e la offri al pubblico in maniera sfacciata, senza troppe chiacchiere con la tua scrittura riesci a dirle dando alle notizie anche un senso ironico. Leggo sempre i tuoi pezzi e mi piacciono, Alberto De Luca.

     
  4. Marco Rodio scrive:

    Salve Prof! Lei prof mi sorprende sempre perché pubblica notizie che con una pungente ironia, disegnano il quadro generale (ahimè,”drammatico”) dell’Italia, perciò mi mancano davvero tanto le sue lezioni del liceo e mi manca lei come persona. Spero che lei ritorni a scrivere altri bei articoli come questo.
    Cari saluti,
    Marco Rodio

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Caro Marco,
      che gioia ricevere commenti dai miei ex studenti. Danno senso al mio impegno. Mancano anche a me le lezioni con voi. Mi sei caro. E perdona il ritardo con cui ti ho risposto.
      Ti abbraccio

       

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