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Il gesto fotografico

 

imageÈ la bellezza, nella foto di Franco Carlisi (Untitled, 2006), a rapire chi vorrebbe destinare soltanto uno sguardo alla visione. Le sfumature di grigio, i contorni indefiniti, la luminosità del buio, la caravaggesca capacità di costruire la luce con i toni di nero evocano suggestioni che costringono ogni osservatore alla contemplazione. Sensualità, candore, fragilità, amore, tempo, si raccontano. Sembra di vedere attraverso l’obbiettivo. Gli angoli tendono al bianco. Emergono i dettagli: le caviglie sottili, l’incavo del ginocchio, la pelle vellutata, la geometria della posa sensuale, le curve delle gambe, il movimento dinamico ed elegante dei piedi. La nudità si fa eloquente, lascia l’interno architettonico in cui si origina, e parla di una storia più grande, non soltanto sua, che include anche il fruitore. Quanto lontana è l’idea sgraziata di bellezza che abita il nostro tempo. Al chiacchiericcio che l’accompagna si oppone questo magico silenzio in cui è immersa la donna nella foto. Al divertimento sguaiato replica il gesto elegante e raffinato delle gambe. Alla superficialità dello spettacolo impudente ribatte il gioco discreto e audace dell’amore che la foto evoca. Grazia, eleganza, armonia, equilibrio, proporzione – eclissati nel viavai frenetico di una società votata alla velocità e al consumo – si manifestano nella lentezza di un movimento semplice e unico. Soltanto un artista poteva rendere possibile questo eventuarsi dell’essere della bellezza che “educa i posteri”.
Il gesto fotografico al pari di qualsiasi atto artistico rimane una faccenda aristocratica, nel senso etimologico del termine: solo dei migliori, dei prescelti. Appunto degli artisti.

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