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Lo stratega trasformista

 

Che Renzi non volesse veramente la stepchild adoption era chiaro sin dall’inizio. Come può un frequentatore di papisti, un benevolo oppositore della destra con cui stringe patti a ogni piè sospinto, un democristiano travestito da progressista volere sul serio una simile legge? Bisognava semmai fingere di volerla, scaricare la responsabilità del fallimento su qualcun altro, stralciare la parte “divisiva” (come adesso chiamano la stepchild adoption) e far votare un ddl estremamente illanguidito. Ma la colpa di chi è? Del M5S, ovviamente. Perché il M5S non ha votato il supercanguro che persino Grasso ritiene inammissibile. Il Presidente del senato sostiene per di più che sia possibile un esame normale della legge, ovviamente in Parlamento dov’è giusto -in un paese democratico- che avvenga. E invece? E invece Renzi ritiene che dei 5S non ci si possa fidare. E se poi all’ultimo cambiano idea? Mica sono come quelli del PD che votano compatti (ben più di venti senatori si sono mostrati contrari al ddl così com’è). Non si può rischiare. Molto più affidabile Alfano, ovviamente. Quello sì che è un esempio di coerenza e di lealtà, si sa. E così, via la stepchiald adoption. Renzi sposta tutto in mano al Governo eliminando la parte “divisiva”. Ma che sarà un piccolo cambiamento. Quante storie, suvvia.
Il Nostro con una mossa dittatoriale, insomma, zittisce tutti imponendo dall’alto il suo volere, come in ogni regime che si rispetti. Bisogna fare un applauso a questo stratega trasformista.

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