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Contro il controllo totale

 

Nella società dello spettacolo in cui viviamo si fa un uso manipolatorio dell’immagine  attraverso armi persuasive di distrazione di massa. Il livello denotativo (quello manifesto, insomma) dell’immagine veicola perlopiù una bellezza contraffatta che è quella che balza agli occhi e ci distrae. Ma è il livello connotativo (il messaggio nascosto e veicolato) dell’immagine il vero scandalo nascosto: i canali di produzione – siano essi politici o aziendali – intridono l’immagine di significati vantaggiosi per i loro scopi, profittando della distrazione generata dal livello denotativo, per renderci passivi osservatori della realtà. Ci lasciamo soggiogare da questa dittatura visiva senza opporre il benché minimo rifiuto critico. Siamo anestetizzati, dopati allo scopo di controllare le nostre prestazioni visive e giungere così all’obiettivo di marketing o politico voluto. Da qui la necessità di potenziare la nostra capacità critica, di divenire osservatori avvertiti, di non rendere definitiva la caduta della società nella chiacchiera. La chiacchiera evita la fatica della comprensione, dell’interpretazione, dell’ascolto e persino della lettura. La società dello spettacolo ci vuole in questo stato onirico, perché è l’unico stato in cui il controllo è totale e garantito. I canali di distribuzione si giovano parimenti di questa supremazia, di questo dominio dello spettacolo che disciplina i nostri pensieri, le nostre azioni e persino il nostro linguaggio. Anch’esso è divenuto semplice mezzo, perdendo la sua originarietà. Quest’uomo che pensa e si muove e agisce in un mondo divenuto favola, che crede in una costruzione della realtà non sua, che è immerso nell’ipercomunicabilità, non sa più comunicare, usa il linguaggio per esclamare – come ha appreso nei social network – o per chiacchierare vacuamente.
Ma come si può risalire verso il pieno recupero delle nostre facoltà di giudizio?
Occorre che ciascuno si assuma l’impegno che ogni seria attività interpretativa richiede senza mai cedere alla seduzione della decodifica immediata che è quasi sempre imposta dall’alto. Occorre abitare il dubbio e persino il sospetto senza finire nel banale complottismo. Occorre la fatica della ricerca, del concetto. Occorre imparare a giudicare la fonte senza essere condizionati da un’altra fonte o da un pregiudizio ormai radicato. Occorre sottrarsi al bombardamento iconografico che subiamo quotidianamente. Occorre proteggersi dalla fotocrazia e dalla videocrazia. Occorre porre il domandare come preminente sul rispondere. Occorre leggere.

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6 risposte a Contro il controllo totale

  1. lucia vignolo scrive:

    Io opterei per un gesto autarchico, sbrigativo ma efficace… proibirei i talk-show… i più manipolanti. Potrebbe essere un buon inizio!

     
  2. Giusy Randazzo scrive:

    io penso che il cambiamento dovrebbe partire da ognuno di noi. Sono tanti gli spettacoli fuorvianti, dalle immagini statiche a quelle in movimento, dalle notizie propagandistiche a quelle più tendenziose, dai programmi spazzatura a quelli politicizzati, per non parlare dei social. Tutto ha lo scopo di indirizzare la nostra decodifica degli eventi o di distrarci dal lato tragico della vita. Sta a noi l’atto di rivolta: riappropriarci della nostra capacità critica, approfondendo quello che crediamo sia vero, mettendolo in discussione, cercando di falsificarlo e non di verificarlo semplicemente.

     
  3. Giancarlo Riccardi scrive:

    Ciao Giusy, se credi potrei mandarti un fotolibro che ho prodotto e che tratta dell’argomento che hai affrontato. L’idea è partita da una serie di fotografie che scattai nel 1968. Fammi sapere.

     
  4. Giusy Randazzo scrive:

    Umberto Eco, cordoglio da tutto il mondo, F.Q., Il Fatto quotidiano, 20 febbraio 2016

    Video integrale dell’incontro con i giornalisti al termine del conferimento della Laurea Honoris Causa in Comunicazione e Culture dei Media dell’Università degli Studi di Torino

    Video realizzato da Staff Comunicazione e Relazioni Esterne dell’Università degli Studi di Torino

     
  5. Cornetta Maria scrive:

    Il discorso non è così complesso: alle masse basta poco per farsi sedurre. E’ poca la gente che antepone la sostanza alla forma, che non crede ciecamente a tutto ciò che i media dicono, senza verificare se esiste un secondo fine dietro le parole. Lo spirito critico è morto. Leggere non aiuta, perché non insegna a ragionare con la propria testa. Ho un mio aforisma, nel quale credo fermamente: l’esperienza è la grande maestra, la cultura è solo un’allieva.

     

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