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Il vecchio proprietario

 

casa-de-la-cascada«Una casa è una casa. Non misurabile in metri quadri, insomma. Poi c’è quel giardino lì che fa parte di un sogno. Volevamo respirare la terra alzandoci al mattino per ricordarci della nostra originaria umanità. Il sole fa il resto. Rimane alto anche quando piove o le nuvole oscurano il cielo. Anche il sole ha una sua metafora, sa? Ci vive dentro se si sa come affrontare i giorni più neri. Ma queste mura erano ancora altro. Un “noi” cementato dalla consapevolezza che al di fuori ognuno è lupo per l’altro mentre dentro, invece, l’altro è un’aggiunta di valore: genitore o figlio o cane o gatto che sia. I completamenti non esistono se le fondamenta sono stabilmente ancorate a una realtà affettiva sana. Ognuno è completo di per sé, insomma. Se crede di non esserlo e di aver bisogno dell’altro per divenirlo, rimarrà sempre una metà; se invece aggiunge si arricchisce: da uno diviene due e poi tre o quattro o cinque o sei se si apre anche al respiro vitale delle altre specie che possono accompagnare il nostro cammino esistenziale. Il tempo ha fatto il resto, permettendo persino alla saggezza di abitare queste mura. Adesso questo spazio è suo. Lo faccia divenire casa. Guardi che ha un cuore, eh? L’unico cuore che per battere necessita di continua attenzione».
«Sì, sì, grazie. Su, Ada, sbrigati con quello scatolone! Ma insomma! Scusi, eh. Lei è saggio e ascoltarla è un piacere, ma io ho davvero poco tempo», disse il nuovo proprietario accennando un sorriso infastidito.
«Non sia nemico del tempo. Il tempo è feroce se lo si maltratta».
E il vecchio andò via. Lui morì felice, dopo aver vissuto felice col suo compagno, i loro figli, i cani e i gatti e gli alberi intorno.

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