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Sulla bruttezza

 

Platone aveva posto la Bellezza tra le idee-valori, poiché «alla sola bellezza toccò il privilegio d’essere la più manifesta e la più amabile » (Fedro, 250 D14-16). Avrebbe però dovuto tenere in considerazione la Bruttezza. Non quella che lascia indifferenti, ma quella estrema che sconcerta. Anche la Bruttezza ha avuto in sorte il privilegio di essere la più manifesta e la più detestabile.
Il commercio vacuo di pensieri a buon mercato, il linguaggio ridotto a mezzo di trasporto, la saggezza sorretta da analfabetismo visivo ed edonismo innaturale, la volgarità del gusto, l’ignoranza che si bea di se stessa, la chiacchiera che si sostanzia in sentenze dall’italiano improbabile, la cafoneria come cifra della propria identità, l’anonimato della vigliaccheria, tutto questo è bruttezza. Estrema bruttezza. Un brutto volto è pura poesia al confronto. Eppure la maggior parte di questo popolo è convinto di sapere che cosa sia la Bellezza, se non addirittura di abitarla, e soprattutto manca di pudore.

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4 risposte a Sulla bruttezza

  1. Pasquale scrive:

    “Anche la Bruttezza ha avuto in sorte il privilegio di essere la più manifesta e la più detestabile.
    Il commercio vacuo di pensieri a buon mercato, il linguaggio ridotto a mezzo di trasporto, la saggezza sorretta da analfabetismo visivo ed edonismo innaturale, la volgarità del gusto, l’ignoranza che si bea di se stessa, la chiacchiera che si sostanzia in sentenze dall’italiano improbabile, la cafoneria come cifra della propria identità, l’anonimato della vigliaccheria, tutto questo è bruttezza. Estrema bruttezza. Un brutto volto è pura poesia al confronto.”

    Gentile Giusi Randazzo,
    una riga solo per dirle quanto sia precisa la sua analisi. E condivisa da qualcuno. Almeno.

     

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