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I sé magnifici

 

Non c’è morte che non mi rimandi all’Assoluto silenzio dello spazio profondo. Un’immersione potente nel Tutto che si riprende l’energia concessa per un breve tempo, insignificante all’Intero. Un grumo di coscienza conficcata tra le membra che ha reso un sé a ognuno. E ognuno ha fatto di quel sé un sé magnifico o misero o inconcludente o demoniaco o indifferente o inutile o particolare. Ma sempre unico, speciale, singolare. E penso ai sé magnifici. E alla disgregazione che dimentica la Cura per fare evolvere il poco in molto e a volte in moltissimo. Il tempo speso nello studio, nella riflessione, nel dialogo, nella vita.
Il silenzio avvolge i grandi e i piccoli, i miseri e gli ottimi. Ma è il tempo che hanno saputo impreziosire i Magnifici a rendere loro l’eternità che miseramente molti relegano in un aldilà troppo al di là del serio. Rimanere fedeli a se stessi fino alla fine, rammaricandosi sì del tempo sprecato ma gioendo di quello vissuto e sapendo che la memoria è incisa perché ben si è esistiti. Quell’Essere unico e immobile e incosciente e prezioso, che la notte quasi sfioriamo, rinvigorendoci, ricaricandoci, dimenticandoci, non ci attende, non ci comprende, non ci premia, non ci rimprovera e non ci punisce, perché è ingenuo, innocente, puro, vero, inconsapevole dei sé in cui si rifrange. Ognuno di noi è in quell’Essere: una scintilla accesa per un soffio di tempo che chiamiamo vita. E in quell’Essere ci sperdiamo per ridiventare innocenti, puri, veri e inconsapevoli, mentre il mondo degli uomini continuerà a parlare di noi come se fossimo ancora un sé e lo farà a lungo se ci siamo curati del grumo di coscienza che siamo stati.

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