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Democrazia un tanto al barile

 

Il 31 ottobre è caduto un aereo di una compagnia russa con 224 persone a bordo, di cui 27 bambini. L’IS ha rivendicato subito l’attentato ma ne abbiamo avuto la certezza circa una settimana fa: una bomba nella stiva o sotto la sedia di un passeggero. Non abbiamo immagini di quella tragedia, se non foto di rottami. Questi 27 bambini avevano un volto e delle manine piccole e due occhi sempre pronti a meravigliarsi, suppongo. Come tutti i bambini. Noi non abbiamo travestito la nostra immagine del profilo di FB con i colori della bandiera russa, non abbiamo fatto manifestazioni e non abbiamo neanche commentato con la solita retorica strappalacrime e becerorazzista. Siamo stati in silenzio. Perché? Perché siamo soggetti a una propaganda subliminale che passa persino attraverso la spettacolarizzazione delle tragedie? E’ imposta dall’alto, forse, una classifica degli eventi, quelli di serie A e quelli di serie B? La Russia d’altronde è quella di Putin, il delinquente che protegge un dittatore: Al Assad. Questo significa che non dovevamo indignarci per i morti francesi? Assolutamente no. L’indignazione è giusta. Dobbiamo indignarci per l’indifferenza, invece, che è ingiusta. Di storia ne capiscono in pochi e sono altrettanto pochi coloro che intendono informarsi veramente, senza arenarsi nella logica complottistica o in quella di appartenenza ideologica. Io sono per le interpretazioni, ma pare che i fatti siano i fatti e la maggior parte dei nuovorealisti ci tiene molto. Trovo una mediazione: cercherò di attenermi agli eventi, almeno.
A me Putin non mi sta simpatico, è omofobo, guerrafondaio, interventista e ha i suoi interessi in Siria, esattamente come ce li ha Obama che omofobo non è, epperò è interventista, guerrafondaio e aiuta dei ribelli che per la maggior parte (“la maggior parte” perché tra di loro ci sono davvero dei gruppi che sinceramente vogliono giungere alla democrazia) sono tutti sunniti estremisti (il 75%), che pare vogliano portare la democrazia facendo fuori lo sciita Assad. Certo se sono l’esercito libero della Primavera araba siriana altro non possono essere che democratici, altrimenti perché la chiamano Primavera? E’ una sorta di rinascita, no? In direzione della democrazia, giusto? Però, di nuovo mi domando: ma i sunniti non sono coloro che inneggiano a una sorta di teocrazia? Il califfato? In cui il potere temporale e il potere religioso debbono stare nelle mani di una sola persona, rappresentante divina in terra, il califfo per l’appunto? Come possono esserci dei “moderati” tra di loro? E l’Is, prima ISIS e prima ancora AQI, non è un movimento di salafiti ovvero di sunniti intransigenti? Sì. Come minimo questi sono omofobi. Che poi, dico, ma l’Arabia Saudita, tanto cara agli USA, non è quella in cui “la donna possiede soltanto il suo velo e la sua tomba”? E il Bahrein non è lo stato in cui la Primavera araba è stata stroncata nel sangue dall’Arabia Saudita in cui la donna non può guidare la macchina e non può votare e deve essere iscritta nei documenti del padre o del marito? E perché gli USA non sono intervenuti? Peraltro quella primavera non era stata innescata contro il regime da una popolazione che per la maggior parte è costituita da sciiti? E poi ancora mi chiedo, ma questa Primavera araba, a parte in Tunisia, che cosa ha prodotto in Libia e in Egitto? E poi ancora mi chiedo, ma Al Assad, il cattivo, il dittatore, non è sciita e dunque per uno stato laico? E non combatte l’IS? E dunque perché noi siamo contro di lui che è contro l’IS e contro un popolo di ribelli armati di tutto punto? Perché vogliono il califfato ma democratico? Oppure vogliamo che la Siria e il regime di Al Assad cada grazie all’YPJ? Al Assad è un dittatore, ha massacrato tantissimi civili, a me personalmente mi fa davvero ribrezzo, ma noi che c’entriamo di preciso? A parte indignarci, perché dovremmo intervenire e decidere che è meglio un gruppo di squinternati a controllare la Siria rispetto a un dittatore sanguinario?
Adesso dovrei ricordarmi quello che ha fatto l’Occidente nel Vicino Oriente e nel resto dell’Africa e dell’Asia. L’imbroglio avvenuto durante la prima guerra mondiale quando Francia e Inghilterra dovevano battere l’Impero ottomano. Però la faccenda si farebbe troppo lunga, così preferisco osservare la cartina del Vicino e Medio Oriente e dell’Africa, almeno. Quelle linee tagliate di netto sono confini? E come mai quelle dell’Europa sono frastagliate e quelle invece sembrano disegnate col righello? Siamo stati noi. Noi occidentali. Senza rispettare etnie, religioni, culture, etc, ci siamo spartiti quei territori come predatori, come iene, e fanculo l’autodeterminazione dei popoli. Siria e Libano alla Francia, che già aveva Marocco, Algeria e Tunisia e tanto altro ancora (penso all’Indocina per esempio); Palestina, Transgiordania, Mesopotamia, Iran, penisola arabica, Egitto, Cipro alla Gran Bretagna e tanto altro ancora. Stessa cosa vale per le altre nazioni, compresa l’Italia. Tutti gli occidentali avevano il loro bottino di terre abitate da “selvaggi” (questa allora era la propaganda, come lo è oggi). Va bene, poi alcuni di questi popoli hanno raggiunto l’indipendenza. Lottando, maturando un odio verso gli occidentali. Un odio legittimo, direi. Non siamo dio. Non è che possiamo spartirci la Terra come se fosse cosa nostra, tramite qualche clausola o trattatelo poi neppure tanto segreto, no? Noi occidentali abbiamo avuto il nostro medioevo, con fatica siamo giunti a tipi di Stato a democrazia avanzata. L’indipendenza dell’Italia risale al 1861, quella della Siria dalla Francia al 1946, il Libano l’ha ottenuta nel 1943, l’Algeria nel 1962, l’Egitto si è praticamente liberato dagli inglesi soltanto nel 1952, pur avendo ottenuto l’indipendenza nel 1922, l’Iraq l’ha creato la Gran Bretagna nel 1919 (ma ebbe l’indipendenza nel 1932), ai curdi e ai palestinesi a cui era stato promesso il loro territorio non fu consentito di istituirlo, l’Iran riuscì a liberarsi dagli inglesi intorno agli anni Venti. Vogliamo continuare? Non credo sia il caso. No, perché ci sarebbe tutta l’Africa e il resto dell’Asia da analizzare, eh. Poi anche le porcate che l’Italia ha fatto in Eritrea, in Somalia, in Libia e soprattutto in Etiopia (qualcuno che ricordi nel ’36 il gas di Rodolfo Graziani a cui qualche anno fa abbiamo dedicato un mausoleo del costo di 133.000 euro che peraltro fa veramente cagare?). Detto questo, non mi spiego per quale razza di motivo continuiamo a voler esportare la democrazia in questi territori. Ma non è il caso che attraversino la loro storia senza il nostro “aiuto”? Ma perché non la finiamo di raccontare panzane e cerchiamo di ammettere che a noi di Al Assad non ce ne fotte nulla e che invece ci interessa e molto della Siria? Perché non lo si dice che Putin e Obama hanno lo stesso interesse però almeno il primo non ha aiutato quegli squinternati dell’IS? Gli Usa puntano sui ribelli ma non si possono controllare i ribelli perché tra i ribelli ci sono i fondamentalisti, anche quelli dell’IS. E la Francia lo ha capito. Le uniche nazioni che hanno “veramente” attaccato l’IS sono state la Francia e l’Inghilterra e ovviamente la Russia. E infatti gli attentati sono stati contro la Russia e contro la Francia. A chi rivolgerà le sue attenzioni l’IS adesso, ovviamente? Questi pazzi squinternati salafiti offendono la ragione umana con le loro idee, non sono controllabili. Mi pare abbastanza evidente la confusione che si sta generando: chi sono i cattivi e chi i buoni? Dov’è di preciso la democrazia in tutto questo? A casa nostra? Nel nostro dolore per i morti francesi o nella nostra indifferenza per i morti russi? Nella nostra storia di predatori o nella nostra storia razzista? Nel nostro odio per al-Assad o nel nostro odio per l’IS? Nel nostro disprezzo cristiano per l’islamismo o nella nostra mania di esportare democrazia un tanto al chilo o, dovrei dire, un tanto al barile?

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