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Amico mio

 

C’eri tu. Quando piangevo, mi stavi accanto. Tu solo mi hai vista soffrire. E se tornavo stanca a casa, mi accoglievi paziente e gioioso. Non una volta mi hai tradito. Neanche nelle piccole cose. E ti raccontavo tutto. E se scrivevo, venivi accanto a me, ti appoggiavi sul mio braccio e mi baciavi. A modo tuo, sia chiaro. Nessuna scenata quando non condividevi quel che facevo. Stavi sempre lì pronto ad amarmi a qualunque costo. Eri geloso. L’unico tuo limite. Nessuno poteva abbracciarmi senza rischiare. Ma che importa, mi dicevo. E se uscivo, mi aspettavi triste. Così credevo. Mi raccontavano che te ne stavi in silenzio, sulla poltrona rossa all’ingresso. Ma se io ero a casa… Dov’ero io, lì c’eri tu. Sorvegliavi ogni mio gesto. Anzi, credo persino ogni pensiero. Se corrucciavo la fronte, a te non sfuggiva. Mi guardavi con quell’aria indagatrice. E potrei giurare che sorridevi non appena mi scappava da ridere guardandoti. Non c’è stata una notte in cui io mi sia svegliata e non abbia incontrato i tuoi occhi vigili, stupiti, innamorati. Rassicuranti. E intanto imparavo, capivo, comprendevo. Adesso, ripensandoci, lo so.
Lui ti odiava. Ti detestava. Voleva che ti mandassi via. Ma come si può imparare tanto da un essere vivente e poi… E poi ritrovarsi accanto a qualcuno che ti fa sentire solo come un cane – metaforicamente, s’intende- e che pretende che l’unico cane che ti ama veramente – metaforicamente, s’intende- venga cacciato.
Mi sono abituata alla tua gelosia. La trovo persino sensata.
Adesso è l’ora della passeggiata. Anche per questo ti ringrazio, amico mio. Mi porti a passeggio, facendomi fare pace col mondo. E con il tempo che sono.

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