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Studenti

 

Ho avuto migliaia di studenti nella mia vita. La classe è per me un luogo terapeutico, lo spazio della speranza, il campo della genuinità, la sala delle scommesse. E dico loro spesso che vedono in me una persona che la maggior parte degli adulti non conoscono perché punto su di loro. Ma quando diventano adulti molti di loro li tolgo dalla lista “speranza”. Si immergono nella folla del perbenismo e scompaiono in loro i segni dell’autonomia proprio quando ritengono di averla acquisita. Diventano adulti, quel tipo di adulti a cui io non sorrido mai. E non li considero più miei studenti. E la mia scommessa è persa. Ma sono tanti però quelli che mi fanno vincere. Molti di più. Per fortuna. Tante perle sparse per il mondo.
Verso l’ultimo anno cerco di cogliere gli indizi di quell’adultità gioiosa oppure omologante. E mi rattristo. E mi rallegro. E continuo a scommettere.

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