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La domestica iettatrice – Quinta puntata

 

Gli effetti della mia domestica sul mio cervello affaticato 

La situazione con la mia domestica era giunta a un punto di non ritorno. Per evitare l’effetto boomerang delle sue iatture, schivavo qualsiasi altra fonte di maleficio in una sorta di allerta continuo che mi obbligava a vigilare su tutte le situazioni casalinghe che potessero esser fonte di ulteriori possibili sciagure. Il risultato fu quello che dell’intellettuale non rimase alcuna traccia. C’era soltanto la donna gravida, in crisi di identità, che cercava di non far avverare alcuna profezia malefica, perfettamente consapevole che il suo cervello era ormai sotto sforzo continuo poiché doveva processare come false un numero consistente di iatture e c’era il serio pericolo che davvero non la spuntasse. Bisognava necessariamente attivare il file della scaramanzia, unica fonte di salvezza.
Per esempio, il giorno in cui mio marito ebbe la tracotanza di sfidare gli dèi, lasciando noncurante degli spiccioli sul letto, per giunta insieme con una gruccia –chiari presagi di morte, preceduta da orrenda malattia-, la parte più originaria del mio cervello si attivò in modo magnifico. Mi lanciai sul letto di schiena (altrimenti avrei schiacciato la creatura) e con uno scatto felino da campionessa di volley mi ritrovai con la gruccia in testa e gli spiccioli nel palmo della mano, mentre urlavo: «No, per carità!».
Mio marito – che aveva agito ignaro e dando le spalle al letto – si girò e mi vide in quella posizione innaturale: un elefante disteso malamente con una gruccia sulla faccia e dei soldi in mano non si vede tutti i giorni, diciamoci la verità.

«Che succede?!»
«Assolutamente nulla, caro! Ho avuto un crampo».

Mentii spudoratamente nel tentativo maldestro di salvare quel che rimaneva della mia dignità. Mi vergognavo come una ladra, infatti, e non potevo certo spiegargli che oltre a immaginarmi tutte le possibili malattie per il nascituro, compresa la possibilità di una venuta al mondo senza pelle, fosse sopraggiunto anche il terrore che i malefici della domestica si avverassero.
Sul divano, infatti, il giorno prima avevo avuto un breve scambio dialogico con mio marito.

«Caro, posso farti una domanda un po’ particolare?»
«Dimmi».
«Anche se mi prenderai un po’ per scema? Lo sai –no?-, le donne incinte sono sensibili, emotivamente instabili, impaurite, in costante apprensione, amorevoli, premurose ma delicate, poco audaci e sempre preoccupate, a tratti scoraggiate ma tranquille, anche se ammetto che sono inquiete e ansiose, eppure come negare che siano sempre pronte alla…»
«Pensi di farmi la domanda prima di domani?»
«Volevo fare una breve premessa prima di chiederti se in qualità di medico tu potessi risolvere un mio dubbio: i bambini possono nascere con un esofago malformato?»
«Sì, si chiama atresia esofagea. Si tratta della mancata canalizzazione dell’esofago».

Trasalii, sbiancai, farfugliai qualcosa di incomprensibile, mi dimenai sul divano come assalita da un esercito di formiche, una sorta di formicolio misto a terrore, in estrema sintesi “timore e tremore”, per dirla con Kierkegaard (che in questa sede farei bene a non scomodare, per la verità). Mai avrei pensato che davvero la mia domestica –quella bocca infernale- nella sua abissale ignoranza potesse aver detto la verità.
«Capisco… Senti, caro, posso farti un’altra domanda?»
«Se me la fai subito sì, altrimenti no».
«Come sei gentile, caro. Comunque, stavo pensando…»
«No, non pensare, fammi la domanda e basta».
«I bambini possono nascere senza pelle?»
«Tipo coniglio scurciatu? (trad.: trattasi di coniglio scuoiato, solitamente impiccato a un gancio nelle macellerie o disposto orridamente in vetrina)».
«Qualcosa del genere» dissi trattenendo il fiato.
«No, non è possibile».
«Sei sicuro? Non ti è mai capitato di sentire o vedere qualcosa del genere nella tua più raccapricciante esperienza di medico?»
«No!»
«Sei sicuro? Ma, intendo, sicuro sicuro?»

Mio marito mi puntò con uno sguardo che io ben conoscevo, a metà strada tra quello della domestica iettatrice e quello di uno psicopatico pronto all’assassinio.

«Va bene, ho capito, ho capito! Intendi che non è possibile. Bastava dirlo senza arrabbiarsi. Lo sai come sono le donne incinte, no? Sensibili, emotivamente instabili, bisognose di continue rassicurazioni, dolcissime ma…».

Mentre continuavo a spiegare la situazione esistenziale tipica delle donne gravide, mio marito si alzò e mi lasciò da sola sul divano.
Espirai comunque più tranquilla: almeno dovevo soltanto preoccuparmi dell’esofago e di mantenere in equilibrio costante iattura e scaramanzia.

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