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La domestica iettatrice – Quarta puntata

 

Intermezzo: la scaramanzia razionale

Vorrei brevemente spiegarvi perché mi definisco “scaramantica razionale”. Avendo una certa competenza in termini di mente, ritengo che un certo tipo di cultura popolare possa influenzarci più di quanto crediamo. Per esempio, io sono atea però mi capita di usare un linguaggio a volte intriso di termini giudaico-cristiani: “Maria santa!”, “Dio mio!”, “Grazie a Dio”, etc. Sin da piccoli siamo gettati in una società che ci “forma” e che “informa” talune situazioni come portatrici di sciagura. Un residuo mitologico di quella originaria forma di difesa con cui l’uomo primitivo cercava di controllare gli eventi e di prevederli per evitare la sofferenza e la morte. Così alcune cose (circostanze, oggetti, movimenti, accadimenti vari) “portano male” e la scaramanzia interviene per eliminare il maleficio. Be’, direte voi, ma lo sai bene che è una fesseria.
Certo, io sì, ma il mio cervello?
L’umano ha la presunzione di credere che il suo “io” sia una specie di omino che sta dentro un robot (il corpo), tipo Actarus dentro Goldrake, avete presente?
Niente di più falso.
Noi siamo innanzitutto corpo, corpo che pulsa, corpo che respira, corpo saggio e intelligente. Ma vi figurate se doveste essere voi a controllare le pulsazioni del vostro cuore o la circolazione del sangue o il benessere dei vostri organi interni o la loro armonica interazione? Morireste nel giro di qualche secondo. Eppure crediamo che il corpo sia “altro” o, peggio, che sia “meno”. Non è così. Noi “siamo” il corpo. E il cervello è uguale. Noi usiamo consapevolmente soltanto una minima parte di esso, il resto opera da sé e se ne infischia dell’io ipertrofico che noi crediamo di essere.
E fa bene.
Avendo un tale rispetto per il mio cervello, so bene che la mia cultura nulla può contro la programmazione a cui è stato sottoposto inizialmente (per intenderci, quando sono venuta al mondo ed ero ancora una ragazzina ignara del mondo e dei suoi meccanismi antropologici). Insomma, il file della credenza nel maleficio si attiva anche se noi crediamo di averlo eliminato. Per evitare dunque che certi eventi inneschino delle forme immediate di autodifesa esagerata o di involontaria realizzazione di eventi negativi (in psicologia è chiamata “profezia che si autoavvera”), io mi curo del mio cervello mantenendo consapevolmente il file della scaramanzia che annulla l’effetto di quello della iattura. Tutto qui.
Ma la mia domestica mi sottopose a una dura – durissima! – prova di sopravvivenza.

 

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