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La domestica iettatrice – Seconda puntata

 

I ricordi della domestica

Ero nella fase finale della gravidanza: al nono mese. Per intenderci, la fase in cui si prepara il nido per accogliere l’arrivo del cucciolo. La fase in cui si presentano all’appello tutte le paure: “Starà bene?”, “Come sarà?”, “E se avrà problemi?”. Un giorno stavo stirando. Essendo diventata enormemente pesante e ingombrante, avevo trovato il sistema per non stancare le gambe: stiravo da seduta. La domestica era intenta a pulire la camera della mia prima figlia. Si sporse dalla porta e mi osservò nei miei goffi movimenti. Io la vidi e trasalii perché aveva assunto l’espressione che ormai le conoscevo quando stava per partorire una delle sue perle di saggezza. Così, in fretta, mi alzai. Abbandonai il ferro da stiro, l’asse, la biancheria e andai nella mia camera sperando di proteggere me e la mia creatura dai suoi anatemi. La mia stanza da letto stava proprio di fronte a quella di mia figlia, soltanto separata da una piccola sala. La domestica, in piedi sotto l’intelaiatura della porta, con il viso illuminato ghignosamente dalla luce del sole, mi chiamò. Io sporsi soltanto la testa, proteggendo l’enorme pancione dietro la parete, come a voler evitare che la profezia raggiungesse il mio cucciolo.
«Signora, le volevo dire una cosa»
«Sono un po’ indaffarata, signora, ma dica pure…»
«No, le volevo dire che lei è grossa come ero io dell’ultimu figlio»
«Bene»
«Eh bene!… non direi tanto bene…»
«…»
«Avevo la pancia proprio come la sua, signora. Non mi potevo muovere. Ero senza più forme, come lei: una balena, una moncolfiera, una portaeri, una navi di crociera, una…»
«Ho capito, signora»
«Sì, sì, ma non è questo che le volevo dire. Era pure il mio terzo figlio. Precisa come a lei! E lo sa com’è nato? Uno che pensa se vede a una come lei? co’ ‘sta panza ca pari un elefanti? Pensa: chista partorirà un gigante. E invece, lo sa com’è nato u picciriddru?»
«Non oso…»
«È nato siccu siccu e nicu nicu, ma accussi nicu ca era quasi invisibile, ma la cosa grave è ca nascì con un esofaco stritto stritto e lungo lungo che il primo panino se l’è potuto mangiare quando aveva diciotto anni! (trad.: è nato magrissimo e molto piccolo, ma così piccolo che non si vedeva neppure, ma la cosa grave è che è nato con un esofago strettissimo e lunghissimo, a tal punto che ha potuto mangiare il primo panino imbottito all’età di diciotto anni)».
Ammutolii. Sbarrai la porta della mia camera. Misi davanti la cassapanca. Mi assottigliai insieme con la mia pancia contro il muro come se in casa ci fosse un assassino. Trattenni il fiato. E poi mi feci coraggio e le urlai.
«Bene, signora! L’importante è che ora sia guarito».
E incrociai le dita sperando che tacesse.
«Sì, signora! È rimasto un poco cretino, però mangia tutto, puru a mia si mangia quacchi iornu (trad.: mangerà anche me prima o poi)».

  1. Mia figlia nacque sana e pesava 4,5 kg, ma la mia domestica non si arrese. La licenziai qualche giorno prima del battesimo. Ma questo ve lo racconto la prossima volta.
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