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La domestica iettatrice – Sesta puntata

 

Il funerale e il delirium ridens

Altra situazione imbarazzante si presentò il giorno in cui morì il fratello di una mia amica. Non potendo andare al funerale avevo chiesto a una ragazza di mia conoscenza, Rosamaria, di fare da parte mia un’offerta per i fiori che non marciscono.
Due giorni dopo, io e la mia amica Caterina eravamo comodamente sedute in cucina a parlare del più e del meno. La domestica era nei pressi, ma sempre con gli occhi ben all’erta per non lasciarsi sfuggire neanche una parola. Caterina sapeva perfettamente quale mostro circolasse indisturbato in casa mia, pur nondimeno si divertiva in modo incommensurabile a vedermi schivare possibili frasi o mezze parole che avrebbero potuto attirare l’attenzione della megera e la conseguente iattura. Così, la nostra conversazione, in presenza della Pizia dei poveri, si attestava per un buon 50% sul gestuale. Ogni volta, infatti, che Caterina si appropinquava a dire qualcosa di non conveniente, agivo fulminea: davo pizzicotti, assestavo pedate sotto il tavolo, sgranavo gli occhi, posizionavo l’indice davanti alla bocca, emettevo gridolini di copertura, etc. E Caterina, pur se a volte dolorante, si sganasciava dalle risate. Il problema vero ero io in realtà perché, non appena abbassavo le difese, parlavo a sproposito e venivo disumanamente colpita e affondata dalla mia domestica.

«Caty, ma lo sai che devo ancora dare i soldi per i fiori che non marciscono a Rosamaria?».

In questa particolare occasione fu Caterina a sgranare gli occhi come avesse visto il Leviatano. Al contempo il suo volto si aprì in un sorriso eccezionale che mi permise di ammirare la sua intera e perfetta dentatura, le guance si spostarono all’insù e si strinsero in un unico movimento con gli occhi. Dopodiché esplose a ridere, incapace di darmi spiegazioni, poiché impedita nel linguaggio dalle risate. Con difficoltà distese il braccio e indicò il corridoio, dove si trovava la domestica, che già si era fermata, appoggiandosi alla scopa, come fosse stata illuminata sulla via di Damasco. Caterina riuscì a farfugliare qualcosa come: «Non sai che cosa hai fatto!». E stramazzò sul tavolo travolta dalle risate.
Io avevo l’espressione dell’emoticon con gli occhi rotondi e sbarrati, la faccina da ebete, la bocca a lineetta, le sopracciglia abbassate e un leggerissimo rossore sulle guance. Puro terrore misto a stupore.
La domestica avanzò verso la cucina.

«Moru, signora, chi fici? (Mamma mia, signora, che cosa ha fatto?)».
«Io?!» risposi incolpevole, del tutto ignara di quel che stava accadendo.
«Ma lo sa quanta malasorte si sta chiamannu? (Lo sa quanta malasorte si sta per abbattere su di lei?)»
«…»
«I sordi pi l’offerta ai morti, quannu su ‘mpristati portano male e pi chistu si restituiscinu subbitu, sennò fannu cchiù dannu di una malatia gravi! (i soldi per l’offerta ai morti, quando sono prestati portano male e per questo si restituiscono subito, altrimenti fanno più danno di una malattia grave)».

Sputata la iattura, la domestica ritornò solerte alle faccende domestiche.
Sentii una scossa attraversarmi la spina dorsale. Mi alzai, chiusi la porta. Caterina era ancora in preda al delirium ridens, persino in lacrime; cercai di farla ritornare in sé.

«Caterina, ti prego! Riprenditi subito! Mi devi aiutare! Ma ti rendi conto che io potrei partorire da un momento all’altro con questa nuova sfiga che mi pende sulla testa e offusca la mia ragione?».

Caterina ebbe pietà di me, si asciugò gli occhi, cercò di respirare profondamente per ritrovare un certo equilibrio mentale e, quando finalmente poté parlare, mi consigliò di chiamare l’amica comune. Agii istantaneamente. Ma per la cara Rosamaria non c’erano problemi! Potevo restituirle i soldi con calma, anche la settimana successiva.

«Scherzi?! Con il parto alle porte? non se ne parla nemmeno! I soldi li avrai entro stasera», le risposi risoluta.

Diedi il denaro a Caterina la quale, la stessa sera, lo consegnò a Rosamaria.

«Fatto?»
«Fatto. Puoi stare tranquilla adesso».
«Senti, Caty, ma secondo te questi due giorni di latenza possono essere considerati un ritardo irreparabile?».

Non mi rispose poiché nuovamente impedita da un attacco di delirium ridens.

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