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Non ho fatto in tempo a dirtelo

 

Non ho fatto in tempo a dirtelo. L’ho scoperto adesso, un’ora dopo aver saputo che non ci sei più. Racconto spesso la storia del mio correlatore della tesi di laurea. Un professore di storia della filosofia. Lui mi aveva presa a cuore. Ero molto spaventata al pensiero di dovermi confrontare con tutti quei sapienti, a cominciare dal grande Masullo. Qualche giorno prima il correlatore mi volle incontrare e mi fece più o meno questo discorso.

“Giusy, quando sarai davanti alla commissione, tieni la schiena diritta e le spalle indietro, lo sguardo fermo, ma non dimenticare nessuno di quei volti. Mentre parli guarda ognuno di loro. Ricordati, sei tu l’esperta. Tu conosci l’argomento più di ciascuno di loro. Devi fidarti di te stessa, del tuo studio, della tua ricerca. Non appoggiare i gomiti sulla cattedra, siediti piuttosto a una certa distanza. Saremo tutti intorno a un tavolo. Tutti allo stesso livello”.

Sulla mia tesi non era riportato il nome del correlatore e il tempo ha tradito la mia memoria.
Oggi, un membro di quella commissione di allora me lo ha ricordato: Giuseppe Di Costanzo.
Eri tu, Giuseppe. Eri tu. E non ho fatto in tempo a dirtelo. Avremmo certamente sorriso sulla strana circostanza che ci ha fatto rincontrare dopo vent’anni: io che presento il tuo libro a Genova senza sapere chi realmente sei.
Tre giorni fa mi hai chiamata e ancora una volta ti sei complimentato con me per il mio modo di parlare in pubblico.

“Ma chi ti ha insegnato a stare di fronte al pubblico?”

Tu, Giuseppe, me lo hai insegnato tu. Ma non ho fatto in tempo a dirtelo perché non ti ho riconosciuto.
Non ho fatto in tempo a dirtelo perché il giorno in cui l’ho scoperto te ne eri già andato in silenzio. Non ho fatto in tempo a dirtelo, ma ho fatto in tempo a rivederti, ad apprezzarti ancora una volta come allora, a stringere la tua mano di nuovo. E come allora ho pensato di te che sei davvero una gran bella persona.
Ora so che non ti conoscevo da sei mesi ma da vent’anni.
Un abbraccio,
Giusy

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