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14 aprile 1991

 

Ogni suicidio è un omicidio dell’indifferenza

Una corda nell’aria che pende
Dondola come la culla di un bimbo
Che non vuole dormire
Chiede qualcosa per potersi fermare…
Il sonno.

Lieve e dolce è il sonno del bimbo,
la culla si ferma non dondola più.
Meschino ed eterno è il sonno dell’uomo.
Lei ha chiesto
Lui ha dato il suo collo
E la corda non dondola più.

…E la mamma l’aveva cullato
e dormiente l’aveva protetto
e per paura che potesse aver freddo,
al petto se l’era stretto.

E al petto di nuovo lo stringe
Come un Cristo calato giù da quel tetto.
E l’abbraccia per farlo svegliare al suo affetto.
E lo chiama per potergli parlare.
E lo guarda…

… È il suo bimbo che lei ha cullato
che ha sorriso alle smorfie banali
che ha pianto al più lieve rumore.
È il suo bimbo quell’uomo che tace
per l’ultima volta da lei rifugiato.

E la mamma lo stringe e si strugge
e per l’ultima volta lo culla
e piange una ninna nanna soave
per farlo morire tranquillo.

E la corda sorride
e riprende a un lieve soffio di vento a dondolare
E di nuovo lei chiede
e di nuovo un bimbo si dà.

(GR, 14 aprile 1991)

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