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Omosessualità ed eterosessualità

 

PlatoneNel Simposio Platone spiega -attraverso un mito affidato ad Aristofane- l’origine delle due sessualità –omo ed etero– dovute alla natura dei tre generi: maschiomaschio, femminafemmina e maschiofemmina.
Leggiamolo.

«Perciò i generi erano tre e di queste nature, in quanto il maschio aveva tratto la sua origine dal sole, la femmina dalla terra e il terzo sesso che partecipa della natura maschile e di quella femminile, dalla luna, la quale partecipa della natura del sole e della terra. E le loro figure erano rotonde e così il loro modo di procedere, perché assomigliavano ai loro genitori».

Fu a causa della loro grande superbia –cercarono infatti di attaccare gli dèi- che Zeus decise di tagliarli in due. In tal modo gli uomini si indebolirono ma divennero più mansueti. Da allora però ogni metà andò in cerca dell’altra.

«Ciascuno di noi, pertanto, è come una contromarca di uomo, diviso com’è da uno in due, come le sogliole. E così ciascuno cerca sempre l’altra contromarca che gli è propria. E tutti quegli uomini che sono nati dalla divisione di quel sesso comune, che allora si chiamava appunto androgino, sono amanti di donne […]. Invece le donne che sono nate dalla divisione di una donna non badano troppo agli uomini, ma hanno la propensione per le donne […]. Quelli che sono nati dalla divisione del maschio rincorrono i maschi e […] amano gli uomini, e godono di giacere e stare abbracciati con gli uomini. In verità, alcuni sostengono che sono degli impudenti. Ma mentono, perché essi non fanno questo per impudenza, ma per arditezza per fortezza e per virilità, in quanto hanno inclinazione verso ciò che è simile a loro» (Platone, Simposio, 190 A 15 – 192 A 9, trad. di G. Reale).

Vi rendete conto –no?- che Platone è vissuto tra il V e il IV secolo a.C.? Sapete che cosa significa? Che i Greci erano molto più saggi di noi, che abbiamo sul groppone ben 2500 anni in più di storia. Che i Greci erano molto più progrediti di noi, che abbiamo addosso 2500 anni in più di ricerca scientifica. Che i Greci erano molto più assennati di noi, che abbiamo sulle spalle 2500 anni in più di genocidi, stragi, eccidi, stermini, massacri, scempi, eccidi. Che i Greci erano molto meno ignoranti di noi che abbiamo sulle spalle 2500 anni in più di conoscenza. Insomma, vergogniamoci per la nostra miseria anziché insuperbirci per i 2500 anni in più.

Cliccare per credere

Gli dèi dovrebbero dividere anche noi. Purtroppo essendo già divisi, l’unica soluzione sarebbe farci a pezzettini. E chissà che non ci stiano facendo un pensierino…

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L’immagine del trafiletto “Il volto dell’omofobia” è tratta da: Il Fatto Quotidiano, 10 aprile 2013, p. 13.

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7 risposte a Omosessualità ed eterosessualità

  1. Biuso scrive:

    Hai fatto benissimo, cara Giusy, a ricordare lo splendido testo di Platone.
    Da lui, e da tutti i Greci, abbiamo davvero molto da imparare, come sempre.

     
  2. Francesca scrive:

    Io sono scioccata e al contempo amareggiata da alcuni ideali dell’uomo medio italiano.
    Come giustamente ha scritto lei, 2500 anni fa le menti erano più aperte e non vi era questa esacerbata rozzezza di pensiero e ignorantaggine.
    I nostri “cari” politici che dileggiano le unioni civili e tutto quello che ne concerne, sono gli stessi individui che seguono pornografia lesbica o che pagano somme ingenti di denaro per trascorrere una serata con transessuali. Questa la chiamo ipocrisia, forse sbagliando, ma questo è il mio pensiero.
    Vorrei concludere dicendo che quanto ha scritto dovrebbe venir letto e appreso da quelle menti bacate che vedono nella loro più completa ignoranza una grande intelligenza.
    Le faccio i miei più sentiti complimenti.

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Ti ringrazio, Francesca. Hai ragione, carissima, molti tra i politici che berciano contro le unioni civili sono i primi consumatori di pornografia e prostituzione.
      Ti abbraccio,
      la tua prof

       
  3. lucia vignolo scrive:

    Il mio primo furioso litigio con i miei genitori avvenne in occasione della morte di Pasolini, quarant’anni fa, quando io avevo vent’anni, e come puoi immaginare riguardava un certo atteggiamento omofobo manifestato dai miei genitori; neanche tanto spinto, ad essere sincera…. si limitavano a sostenere che si trattava di un comportamento immorale perché contro-natura.
    Ma proprio questa mia avversione per l’omofobia, non certo dell’ultima ora, mi porta ad infastidirmi per come il problema viene posto, portando sempre la discussione a livelli puramente emotivi anziché ribadire gli aspetti scientifici e giuridici della questione. Quelli scientifici poi vengono spesso travisati.
    Platone si invento un mito (bellissimo, l’ho sempre amato) per giustificare i diversi atteggiamenti sessuali delle persone, ovvero sia la ricerca dell’altro sesso che quello dello stesso sesso. E questo mito, come tu sottolinei, dimostra la sua grande apertura mentale, e quella del suo popolo, che anziché stigmatizzare le diversità cercano di farle rientrare in una logica.
    Oggi però i 2500 anni sono passati, e non è vero che la scienza non ci ha insegnato niente; possiamo dire semmai che non c’è peggior ignorante di chi non vuole imparare.
    L’omosessualità è un “comportamento” dell’umano, un atteggiamento, un modo di vivere gli affetti che implicano la sessualità. Non è un fatto biologico. Biologicamente l’omosessualità non esiste in natura, nemmeno nelle piante, che sono per la maggior parte ermafrodite, cosa che non ha nulla a che fare con l’omosessualità. Nel regno animale vige come regola il dimorfismo sessuale, tranne rarissimi casi di ermafroditismo, limitati peraltro a specie “evolutivamente inferiori”. Gli umani sono dunque maschio e femmina, non c’è altra possibilità, e sarebbe meglio smetterla con questa cultura gender che non ha né capo né coda.
    L’attenzione va spostata sul discorso del comportamento. Noi siamo animali fortemente sociali, ed è ovvio che i gradi di libertà del nostro comportamento siano (debbano essere) subordinati alla pacifica convivenza, e a questo fine esistono dei tabù in tutte le culture.
    Se vediamo qualcuno che sta defecando in mezzo a via XX Settembre chiamiamo la polizia… Se incontro George Clooney in Piazza De Ferrari non me lo scopo lì accanto alla fontana… magari provo a portarlo a casa…
    I tabù hanno delle ragioni di convenienza sociale.
    Forse in un lontano passato popoli che avevano bisogno di braccia per lavorare stigmatizzavano l’omosessualità perché limitava la procreazione. Non era il caso dei Greci.
    Ogni epoca però va vissuta nel qui e ora, cambiano i tabù, cambiano i comportamenti, e devono cambiare di pari passo le leggi che regolamentano i rapporti sociali tra gli individui.
    Un sacco di Italiani vanno allo stadio. E’ un comportamento che personalmente non condivido, non mi interessa, come non mi interessa l’omosessualità perché sono etero, tuttavia non me lo sogno nemmeno di chiedere l’abolizione degli stadi, malgrado purtroppo siano anche sedi di comportamenti spesso eccepibili…
    Il fenomeno dell’omosessualità non ha al momento nessuna ragione di essere stigmatizzato, a parte il cattivo gusto di alcuni carnevali di travestiti chiassosi che rappresentano uno dei soliti fenomeni marginali che poco hanno a che vedere con la questione. Il matrimonio tra omosessuali non ha alcuna ragione di non esistere, dato che per la nostra legislatura anche il matrimonio etero non è finalizzato alla sola procreazione, ma rappresenta un contratto tra due parti che vogliano convivere, accudirsi reciprocamente e assistersi a vicenda. Infatti è il mancato rispetto da parte di un coniuge di uno di questi parametri che determina la separazione “per addebito”, non il fatto di non avere voluto o potuto procreare.
    Per quanto riguarda la possibilità di essere genitori credo invece che la questione sia più delicata, e meriti un dibattito serio, condotto però da esperti, da specialisti di psicologia evolutiva, comportamentisti, educatori, eccetera. Perché se l’omosessualità è un comportamento e non una condizione biologica, la genitoralità è anche e fortemente una questione biologica e non solo culturale. Non è assolutamente vero che i figli hanno solo bisogno d’amore. Hanno soprattutto bisogno d’amore. Ma resta il fatto che la natura, e qui sì che possiamo metterla questa parola, per adesso non ha previsto per nessuna specie vivente che due ovociti oppure due spermatozoi possano fecondarsi tra loro. Questo significa che nessuna coppia omosessuale può procreare se non diventando un trio. Anche quando il terzo è solo un semplice spermatozoo. A maggior ragione quando si tratta di un utero in affitto o in omaggio. E donare un utero, a mio modesto avviso, non è come donare un rene, checchè ne dica il professor Galimberti.

     
  4. Giusy Randazzo scrive:

    “In natura due ovociti oppure due spermatozoi non possono fecondarsi tra loro”. E’ palesemente vero. Ma nessuno dice il contrario. Si sostiene invece che come due etero sterili possono adottare o usare -in alcuni paesi- la fecondazione eterologa, anche agli omosessuali sia concesso lo stesso diritto.
    Il problema, credo Lucia, sia anche acuito in Italia da una certa cultura maschilista che ritiene la madre figura preminente nella famiglia. Ovviamente per pura convenienza maschile. Sono straconvinta insomma che la questione giri più intorno al non volere affidare un bambino a due padri. Pensaci. Se un padre cresce da solo un bambino perché la donna li ha abbandonati o perché è morta, lo si guarda con profonda compassione ed empatia, ci si sorprende per la sua dedizione e per la sua capacità genitoriale e se lo si giudica si continua a rimarcare che è un uomo. Se al contrario si tratta di una madre – e sono milioni che hanno cresciuto i figli da sole- è normale, non ha fatto nulla di eccezionale. E’ la stessa cultura che non si sorprende se un padre dopo la separazione sparisce ma che giudica sino all’insulto la madre che dovesse comportarsi nello stesso modo.
    Insomma i padri sono dei genitori a metà, omosessuali o meno.

     
  5. lucia vignolo scrive:

    Nondimeno il ruolo della madre dal punto di vista biologico (psico-biologico) è diverso da quello del padre, e comunque anche dal punto di vista psico-culturale. Il padre interviene soprattutto in quello che in psicologia evolutiva è il “riconoscimento”, e questo compare quando il bambino acquisisce consapevolezza, non nel neonato. Ci sono montagne di studi su questi argomenti, che dimostrano che il ruolo paterno e materno sono complementari e non equivalenti.
    Questo ovviamente non significa che se un padre resta vedovo alla nascita del bambino gli debba essere tolto il figlio, ma certo un ragazzo-padre ha più necessità di una qualche figura femminile (madre, sorella) ad affiancarlo nei primi anni, che non un ragazza madre.
    Così come credo che sia meglio affidare un adottando ad una coppia omosessuale, anche maschile, anzichè ad una coppia etero se almeno uno dei due padri ha rapporti di consanguineità o di profonda affettività col piccolo.
    Attenzione, non cadiamo nel femmismo male interpretato che vuole l’uguaglianza. Non siamo uguali, anche gli studi di neuroanatomia e di neuroscienze lo hanno evidenziato perfettamente. Però siamo pari. Siamo dei “pari”. E non è scimmiottandoci l’un l’altro che otterremo, forse, un giorno (quando saremo più intelligenti e magari come dici nel’articolo di oggi un po’ più buonisti), la parità.
    Comunque non sono contro l’adozione tout court, ma liquidare l’argomento “figli di coppie gay” sull’onda dell’anti-omofobia è rischioso. E credo soprattutto che la discussione debba partire dai diritti dei bambini, non da quelli degli aspiranti genitori.

     
  6. lucia vignolo scrive:

    Ah, volevo aggiungere che personalmente nutro parecchie perplessità sulla fecondazione eterologa. Non è così banale nemmeno nel caso della donazione di spermtozoo, è sempre una paternità biologica diversa, e ha la sua importanza (Bert Hellinger, studioso dei rapporti di consanguineità lo evidenzia); ma sull’utero in affitto nutro profonde riserve… quantomeno non lo vedo come una prassi, semmai come una eccezione.
    Domanda: avere figli è un diritto? Un diritto come avere la vista e l’udito? E se uno nasce cieco o sordo come ristabiliamo il suo diritto alla vista e all’udito?
    Avere figli è una possibilità, al massimo possiamo chiedere il diritto di avvalerci di questa possibilità quando ciò non stravolga i diritti altrui.
    Altra domanda: essere cresciuti da un padre e una madre è un diritto del bambino? O è una possibilità? Ma nel secondo caso, possiamo fare in modo che il figlio si avvalga di questa possibilità, biologicamente e psicologicamente (e anche socialmente, a prescindere dall’omofobia) più favorevole che non quella di avere due genitori dello stesso sesso?

     

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