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Depressione virtuale

 

mappa-del-mondo-della-rete-ragnatela-globalalisierung_121-63771Da anni non guardo più la televisione. Neanche il telegiornale. Sono abbonata al Fatto Quotidiano che scarico in pdf, anche se mi arriva da qualche tempo il cartaceo sin nella buca delle lettere, giusto per il piacere di aprirlo con la dimestichezza di chi ormai ha tanti anni di addomesticamento-quotidiano sulle mani. Lo ammetto, sono stata troppo concentrata a dimostrare a me stessa e al mondo l’inganno della televisione, che manipola, controlla, disciplina, omologa, dirige i cervelli. Lo penso ancora. Stamane però mi sono svegliata con un pensiero fisso. La Rete. Ho cominciato a figurarmela come una grande ragnatela che avvolge il mondo con una trama sempre più fitta, sino a stritolarlo, soffocarlo, mangiarlo e alla fine defecarlo nel buco nero del cyberspazio. Un Big Crunch, sì, ma non come collasso finale, piuttosto come sgranocchiamento definitivo. Una ragnatela che prende la forma del mondo e a esso si sostituisce. Definitivamente. Non c’è un Ragno. Solo il suo Regno. La Rete. Un pensiero catastrofista con cui iniziare la giornata. Non c’è male. Diciamo che mi è venuta d’un tratto una depressione virtuale. Così, dall’oggi al domani. Da qualche giorno avevo cominciato a provare una forma di repulsione per Facebook, che ho sempre difeso con la solita nenia: non è il mezzo a essere malvagio di per sé, è piuttosto l’uso che se ne fa a renderlo tale. Siamo d’accordo. Però ricordo che tanti anni fa, quando ancora la Rete era uno spazio da edificare, il civismo esisteva. Per carità, i maleducati c’erano già allora. Oggi però il loro numero è aumentato in modo sorprendente e continua la sua corsa geometrica verso la volgarizzazione definitiva. Mi è presa la fissa di dare sempre un’occhiata ai commenti degli articoli che leggo. La gente vomita cattiverie senza più freni, mostra un’aggressività ormai fuori controllo, usa la volgarità come norma del buon navigatore. Siamo in un processo di impazzimento delle masse, in un circolo di ammattimento generale. La diplomazia è scambiata per ipocrisia e non per buona educazione e, al contrario, l’offesa per sincerità e non per maleducazione e il dileggio per libertà e non per cafonaggine e l’attacco per franchezza e non per oltraggio. Per non parlare del fatto che sono tutti depositari della Verità, della Giustizia, della Correttezza, della Moralità, etc etc etc. E della Rete non possiamo più fare a meno. Ho pensato al suicidio cybernetico. Esistono delle agenzie che ti suicidano, in pratica ti fanno scomparire in modo definitivo dal web. Orrore. Paura. Terrore. Spavento. E allora ho capito che la nostra stessa esistenza dipende dall’essere nel web. Esserci. Questo è il problema. E se non hai niente da dire, poco importa. Se non hai niente da scrivere, poco importa. Troverai sempre qualcuno con cui prendertela. Più urli, più imprechi, più dileggi, più offendi, più puoi sentire di esserci. E giù con le mostruosità, le atrocità, le crudeltà, le oscenità. E io provo raccapriccio. Ribrezzo. Ripugnanza. Repulsione. E mi viene la depressione virtuale. Oggi ho letto una notizia. Una docente ha ripreso l’alunna distratta –in realtà aveva mal di pancia- dicendo: “Ad Auschwitz saresti stata attenta”. La ragazza è ebrea. Ovviamente la notizia ha fatto il giro del web. Senza dubbio sconcertante. Un comportamento non soltanto da stigmatizzare ma da condannare aspramente anche con denunce nelle sedi opportune. Eppure molti quotidiani hanno dovuto rimuovere un numero notevole di commenti, in molti dei quali –ascoltate bene- si auspicava l’apertura di Auschwitz per metterci l’insegnante. Ecco, io credo che questo sia l’esempio di un popolo che non soltanto non si vede più, ma ancora peggio non si ascolta più. La foga di giudicare e assassinare con le parole è tale da riuscire a rendere il colpevole una vittima di sbranatori senza macchia. Altra notizia. Ruby, la famigerata Ruby, tiene una piccola conferenza stampa davanti al tribunale. L’ho ascoltata. Era quasi in lacrime. Vuol un po’ di pace; vuole un po’ di serenità; vuole vivere la sua vita di mamma. E così ho pensato a lei come ragazza. Ha fatto un grave errore, ma ora ha una figlia, un compagno, una vita. Come la mia o la tua che mi stai leggendo. E il processo a Berlusconi non la vede imputata, ma parte lesa in quanto minorenne. Eppure il range di offese a lei rivolte è ampissimo e con milioni di sfumature. Ruby sembra incarnare la donnaccia. Per sempre. Non ha scampo. Non c’è redenzione per lei. È un osso troppo facile da sbranare. Sono accaniti. Volgari. Rozzi. Semplicemente incivili. Quanto abbiamo fatto, noi esseri umani, per raggiungere un livello di civiltà che ci consentisse di poter vivere nella sicurezza di non essere lupi per l’altro. Nella Rete il civismo è diventata una parola, al limite da difendere con le offese, con le volgarità, con le cattiverie. Viviamo nella contraddizione. La Rete che doveva garantirci la comunicazione globale, l’annullamento delle distanze, la democratizzazione dell’informazione, il superamento del privilegio della conoscenza, l’oltrepassamento del limite temporale e materiale, la partecipazione, che doveva permetterci la libertà, adesso ci ha intrappolato in una libertà che sa più di liberazione dalla civiltà. E queste sono le nuove catene dell’umanità.

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5 risposte a Depressione virtuale

  1. luciana scrive:

    gente che si massacrava di giudizi e non solo nei paesi, figli stuprati nel silenzio delle campagne ignoranti, delle periferie promisque, potenti ossequiati, preti venerati….non è cambiato niente, solo: parliamo tutti insieme come fossimo soli. a me il web piace quanto mi piacciono i cosiddetti folli che girano in tondo tra le stanze vuote degli ex manicomi fatiscenti e parlano da soli fumando come….pazzi. qui non c’è un confine. qui non c’è un si fa e neanche un si dice. noi siamo una specie che fa così, come i cani abbaiano e scodinzolano. le aspettative di essere superiori a quello che siamo è solo un’idea che sembra una malattia o un’astuzia. forse un giorno con un aiuto “fisico” può diventare altro. per adesso resta un’idea che sfugge al fare. ma già sugli autobus stracolmi nessuno si picchia, nessuno si appoggia con falli duri sulle chiappe delle donne appese. vedo in questo segni di grande miglioramento.

     
  2. Biuso scrive:

    Cara Giusy, la tua amara riflessione sulla Rete ha delle solide ragioni.
    E tuttavia non condivido la tonalità un poco apocalittica di quanto hai scritto. Cercherò di dire brevemente qualcosa sine ira et studio.
    Nell’ambito degli studi sulla comunicazione si distinguono tre differenti modalità di scambio.
    La prima è da uno a molti. Radio, giornali, televisione ne costituiscono gli esempi principali: la fonte è una, i destinatari molti e l’interazione (il feedback) assai limitata.
    La seconda è da uno a uno. Il telefono è l’esempio più chiaro: l’interazione è immediata e coinvolge allo stesso modo fonte e destinatario, che si scambiano continuamente i ruoli.
    La terza è da molti a molti. Internet segue quest’ultima modalità. Chiunque può diventare una fonte e i destinatari sono virtualmente tutti. La retroazione è consentita, favorita, sollecitata.
    I “commenti” a un articolo e in generale a un testo on line appartengono a quest’ultima forma di interazione.

    È evidente che la terza modalità è la più democratica, la più orizzontale e quella che consente gli scambi più universali. Tra questi scambi rientrano gli insulti, le offese, gli eccessi, il turpiloquio. Tutte forme che esprimono la frustrazione, l’irrazionalità e la miseria di chi le utilizza. Come fruitori, però, per evitare questa spazzatura basterebbe ignorare i commenti e concentrarsi sui testi. Come autori, è sufficiente disabilitare i commenti dei lettori. Rimarrebbe ciò che conta e si eviterebbe di trasformare le proprie pagine in lande desolate dove scorrazzano gli idioti.

    Nulla al mondo è gratuito e le possibilità di informazione che Internet offre si pagano (oltre che con la pubblicità) con le possibilità che l’anonimato e la distanza offrono a quanti -e sono moltissimi- non sanno che cosa significhi dialogare, la fatica e l’equilibrio che questo comporta.
    Per quanto riguarda i Social Network, sai da tempo che ne penso molto male.
    Sui rapporti tra Internet e la lettura ho scritto da poco qualcosa sul mio sito.

    Per il resto, la Rete non può essere migliore dell’umanità che la esprime e che la usa. Come non vale la pena suicidarsi perché gli umani sono fatti in un certo modo, così non merita attuare un suicidio cybernetico soltanto perché molti fruitori della Rete non sanno in realtà utilizzarla.
    Cerchiamo noi, piuttosto, di dare il nostro piccolo contributo a rendere lo scambio telematico una comunicazione feconda.

     
  3. Pingback: La Città della Scienza rasa al suolo. Ecco che cosa è stato scritto | Agorà di filosofia

  4. diegod56 scrive:

    Il pessimismo espresso da Giusy non è, purtroppo, un’esagerazione, a mio modesto avviso. È vero che l’accesso così libero ad una comunicazione di ognuno verso tutti è una possibilità enorme, un potenziale democratico davvero nuovo e impensabile in passato. Ma è anche vero che, proprio perchè il fenomeno è del tutto nuovo, non conosciamo tutti i suoi esiti, le sue conseguenze. Faccio un esempio: con le scoperte intorno alla struttura dell’atomo, con l’intuizione einsteniana della unità di fondo fra materia ed energia, l’enorme passo avanti della scienza ha permesso l’uso della bomba atomica. Finchè la rete era relativamente piccola e i suoi fruitori una comunità tutto sommato omogenea di appassionati che provavano un istintivo rispetto gli uni per gli altri (come accade nelle comunità dove ci si identifica), tutto filava liscio. Ma l’irruzione della massa umana indistinta comporta la perdita di questa leggerezza iniziale, e chi ci dice che non sia una massa facilmente percorsa dalla famosa «scarica» di Canetti?
    Alberto è uomo di grande cultura, di splendida penna, ma, come tutti gli anarchici, un po’ troppo ottimista sulla natura degli umani aggregati in libera comunità. Alberto ha ragione laddove esorta ad usare bene la rete, a coglierne le grandi opportunità, ma questo puo’ valere solo per un certo numero di persone, persone già di qualità «prima» di tuffarsi nel web.
    Nel mio sito, per evitare defatiganti discussioni, mi sento costretto a mettere la sordina a taluni argomenti, così come non puoi far entrare una comitiva di gitanti ubriachi a visitare gli affreschi del Parmigianino a Fontanellato. Pochi alla volta, e scelti, altrimenti il respiro affannoso di tanti danneggia le pitture.
    Io così la penso, carissimi Alberto e Giusi. Insomma la penso come Giusi.

     

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