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Camilla al Duse

 

Ricordate il film del 1998 Sliding doors? Una giovane donna, Helen, una sera qualsiasi ritornando a casa prende/perde la metropolitana. La seguiamo nelle due possibili vite che l’attimo -il greco χαιρός (kairos)- ha determinato. Anche in Camilla, la commedia di Matteo Monforte e Lazzaro Calcagno -che ne è il regista-, la vicenda si ispira allo sdoppiamento della linearità temporale. Ritornano gli interrogativi che almeno una volta nella vita ci siamo posti tutti: “Se fossi stato…; se avessi fatto…”. Per un determinista sono domande assolutamente insensate, per la semplice ragione che è la Necessità – la greca ἀνάγκη (Ananche)- a decidere. L’individuo non ha alcuna libertà: non potrebbe mai accadere altro che quello che accade. Eppure, nella commedia in scena al Duse, l’indagine, condotta dagli autori e ben rappresentata dai tre protagonisti, permette di riflettere sull’impossibile e di gustare l’eventualità di un’altra vita con i suoi risvolti e le sue ripetizioni. La scena è divisa da una parete immaginaria -i riflettori di volta in volta illuminano la parte del palco in cui si svolge una delle due vicende. Tutti e tre gli attori sono sempre sul palco. Camilla, una splendida Alessandra Caviglia in ottima forma, è l’unica costantemente attiva. La vita è la sua. Anzi le vite. Osserviamo dalla sua prospettiva. Avrebbe potuto essere la moglie incinta di un terrorista -un espressivo Marco Taddei-, lei stessa terrorista e assassina, oppure la moglie di un ingegnere -il bravo Davide Mancini-, in attesa di rimanere incinta e di nuovo assassina, questa volta però di un usuraio. In ogni caso la vita la vuole assassina. Un po’ come Helen di Sliding doors che in ogni caso incontra James. Dobbiamo trarre una conclusione? Nessuna o forse una soltanto: testi di questo genere per riuscire devono essere non soltanto ben scritti ma anche ben recitati. Circostanze accadute entrambe con Camilla, per questo era assolutamente ‘determinato’ il successo di questa commedia. Nessuna banalità. Mai. In taluni momenti la scena è stata così esilarante, pur nella tragicità dei fatti raccontati, che il pubblico ha riso rumorosamente. E la Caviglia? Perfettamente a suo agio nei due ruoli. Assassina in entrambe le occasioni, moglie affettuosa in entrambe le occasioni, personaggio differente in entrambe le occasioni. Cambiava infatti repentinamente umore e atteggiamento, espressione e gestualità, sguardo e movenze. Eppure rimaneva un fil rouge a renderla costantemente familiare a noi onnipotenti spettatori dell’impossibile: il suo carattere. Camilla era in un certo modo e, in ogni caso, nessun evento l’avrebbe potuta sottrarre da quel modo di essere. Riecheggia il monito di Eraclito: ‘Il carattere dell’uomo è il suo demone’. Esso è qualcosa dunque da cui non si può fuggire. E Camilla lo dimostra. Lei riesce a schivare persino il tempo della Necessità ma non il suo demone, non se stessa. Rimane Camilla. La si riconosce dalla fragilità, dal turbamento, dal modo di scegliere e di amare e persino di sentire. È impalpabile ma tangibile questo suo modo di essere diversa nell’identità. E Camilla dimostra anche che l’interrogativo ‘se fossi un’altra/un altro…’ non può essere indagato. Non si dà neanche la possibilità visionaria. Si è quel che si è, si è come si è anche in circostanze diverse. In questo senso, a parte la bravura della Caviglia, che durante la commedia non ha mai avuto un attimo di esitazione, non possiamo che plaudire al lavoro degli autori e del regista. Possiamo persino aggiungere, adesso senza tema di smentita avendone argomentato le ragioni, che questa è una commedia filosofica, come poche se ne vedono in giro. Permette di tornare a casa con una certezza in più: il ‘destino’ siamo noi. Non c’è un deus ex machina e non c’è un fato. C’è un demone che determina il tempo della nostra esistenza e il volto del nostro agire: il nostro carattere.

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Teatro Stabile di Genova – Sala Duse
Camilla
di Matteo Monforte e Lazzaro Calcagno
Regia di Lazzaro Calcagno
Con: Alessandra Caviglia, Davide Mancini, Marco Taddei
Dal 14 al 17 febbraio 2013

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