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Il mondo in un’immagine. I reportage di Lillo Rizzo

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 30 ottobre 2012)

Una fotografia -che sia tale davvero- non si fa semplicemente guardare, ti sprona piuttosto a osservare attraverso essa il mondo. Esattamente come se fosse un filtro che ti permette di comprendere meglio o di mettere in dubbio ciò che credevi di aver compreso o di soffermarti su quanto hai sempre considerato scontato. Diviene -magari senza la volontà del suo autore- un atto politico a tutti gli effetti. L’operatore scompare. Egli è il sacerdote che ha ascoltato, contemplando la realtà, la voce divina del mondo e al momento giusto ha riconosciuto il tempo del sacro. Una sacralità che pervade la carta insieme con l’immagine impressa. La fotografia è divenuta così sostanza. E c’è chi, come il fotoreporter globe-trotter Lillo Rizzo, riesce a farla divenire concreta ancor prima che la carta l’accolga. Rizzo fotografa le atmosfere, carpisce dell’evento persino l’aria, che si fa consistente. L’occhio non è mai irriverente, mai indiscreto; è immerso nel fluire degli eventi. Quell’occhio è l’autore e l’osservatore: chiunque decida di porre attenzione alla vita, chiunque decida di rinunciare alla presunzione di sapere. Le sue foto divengono così un anelito alla conoscenza e in tal modo conoscenza esse stesse. Gli enti parlano e si parlano, in un colloquio silente di cui Rizzo sente la magia. Ce li fa ascoltare attraverso i riflessi dei vetri, dei corpi, degli occhi e le trasparenze degli arredi, delle architetture e di nuovo degli occhi. Così in Marocco le due donne di spalle: la ragazza che cammina trasportando qualcosa sul fianco e l’anziana che compie la stessa azione. Il tempo a confronto, il vissuto e il non vissuto, la bellezza del futuro e la tragicità di un certo passato, la speranza e l’accettazione, il bello e il buono, la sfrontata giovinezza e la rispettosa vecchiaia. Così la donna con il burqa bianco e l’uomo seduto sul cammello in un paesaggio libero e pronto alla sera. Così il ragazzo che vola, si tuffa librandosi in aria sotto lo sguardo ammirato dell’amico.
Rizzo allo stesso modo racconta la povertà, attraverso i sorrisi dei bimbi e i loro occhi ignari, attraverso la stanchezza degli adulti e i loro occhi chiusi. I reportage in India e in Nepal narrano una realtà a noi sconosciuta. Giusto il premio ricevuto per questi due lavori. Meritato ampiamente. Come una lezione magistrale, il gesto fotografico si fa ripetitivo, approfondisce, analizza, indaga, domanda. Gli adulti riposano stremati accanto agli animali per strada. I vestitini dei bimbi sono laceri e sporchi ma loro continuano a sorridere e a giocare. Potremmo ancora imparare dall’infanzia, e di certo non l’incoscienza quanto piuttosto la capacità di godere del nuovo, foss’anche un obbiettivo straniero. E quando gli sguardi dei bimbi si fanno più tristi, la loro intensità supera di gran lunga quella degli adulti. C’è un fondo di verità invalicabile in quell’amarezza imposta dalla vita. Si pensi a quel bimbo seduto per strada, vestito di arancione con il volto coperto dalla maglietta, che ha dietro le spalle un incendio. Siamo a Buenos Aires adesso, la crisi economica ha raggiunto livelli ingovernabili, i Cartoneros si ribellano alla polizia che ha ucciso uno di loro. Ma persino le cose hanno vita nelle foto di Rizzo. Gli enti si raccontano con il loro fragoroso silenzio. Non urlano forse le barche colorate e semidistrutte a Lampedusa? Non dicono di quel mare insidioso che hanno solcato prendendosi strenuamente cura di uomini, donne e bambini? E quella scritta straniera non racconta la storia di una speranza? E poi quei volti e quella robustezza indebolita dalla fame, dalla sete, dalla paura, dalla stanchezza, dalla crudeltà di esserci mentre il mondo ti rifiuta. Lillo Rizzo racconta senza infingimenti ciò che turba, non vuole sconvolgere, lascia che l’impressione ci abiti emozionandoci, ma senza scossoni, affinché si possa apprendere anche da un orrore reso poesia. Così le foto sull’ospedale psichiatrico.
Apprendere dalla fotografia è possibile quando l’autore sa che non un’immagine deve rubare al mondo, ma il mondo intero in un’immagine. Lillo Rizzo lo sa e lo fa.

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Il sito web di Lillo Rizzo: http://lillorizzo.wordpress.com/
http://www.lightstalkers.org/lillo_rizzo

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Didascalie immagini in ordine di apparizione:
Copertina: Delhi (India, 1991)

1)Porto di Sciacca (Agrigento, 2002)
2)Casablanca (Marocco, 1989)
3)Essouira (Marocco, 1988)
4)Essouira (Marocco, 1988)
5)Katmandu (Nepal, 1991)
6)Buenos Aires (Argentina, 2004)
7)Lampedusa (Agrigento, 2003)
8)Belen Iquitos (Perù, 2005)
9)Essaouira (Marocco, 2011)
10)Cuzco (Perù, 2009)
11)Cajamarca (Perù, 2005)
12)Benares (India, 1995)

 

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