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Nino Migliori. La materia dei sogni

 

(Pubblicato su Alcinema.org 29 ottobre 2012)

Per me la fotografia è linguaggio, è più vicina alla letteratura che alle arti figurative.

La fotografia è la selezione consapevole della casualità1.

Chi visita la mostra di Migliori si chiederà quasi certamente che cosa sia la fotografia. Più o meno tutti –esperti e non- siamo convinti di saperlo. Un’immagine. Di più: un’immagine sottratta al reale da una macchina. Ancora: un’immagine sottratta al reale da una macchina grazie alla luce. Eppure la fotografia che ci ritroviamo tra le mani, quella impressa su carta, è qualcosa di fisico che non sta più in una parte remota della macchina. È lì, viva. La fotografia può dunque assumere connotazioni diverse: per esempio, quando è su carta è fotografia tanto quanto lo era dentro la macchina. Se siamo sicuri di questo, allora siamo altrettanto sicuri che le foto di Migliori siano fotografia, quelle almeno create off-camera, a macchina spenta. In breve siamo certi che la fotografia sia semplicemente –si fa per dire!- scrittura con la luce, in qualsiasi modo questa scrittura avvenga, anche con una lametta. È questa l’unica definizione che può racchiudere tutte le possibilità di essere della fotografia.
E Migliori ne fa un must, tale che il suo lavoro di fotoreporter e documentarista non gli basta più e vi associa nuove sperimentazioni attraverso le quali cerca di comprendere tutte le potenzialità di una scrittura con la luce. L’autore non scompare, rimane come protagonista. È lui che disegna con “la matita della natura”, per dirla stavolta con il pioniere Talbot. C’è da chiedersi però se quelle che abbiamo davanti siano ancora fotografia. Le mani parlano (1956) è fotografia, Il tuffatore (1951) è fotografia, Frati volanti (1956) è fotografia, Il tesoro (1956) è fotografia e così i portfolio Zona industriale, Fiera di Milano, Gente dell’Emilia, Gente del Sud, Gente del Delta. Sono fotografia. Le altre stanno nel territorio della fotografia e partecipano del racconto fotografico. Ma non sono fotografia. Migliori le chiama infatti in un altro modo: cliché-verre, cancellazioni, pirogrammi, cellogrammi, polarigrammi, stenopeogrammi, ossidazioni, lucigrammi, fotogrammi, idrogrammi. Tuttavia Migliori continua a ritenere che nonostante tutto esse siano ancora fotografia. Di fatto sono modalità off-camera che gli permettono di indagare il reale a partire dal fotografico.

Ma tutto il suo lavoro, tutta la sua sperimentazione, avviene sempre intorno alla possibilità di realizzare incisioni e scritture con la luce: fare fotografia in tutte le sue possibili implicazioni, sicuro che ad interessarlo è più il procedimento che non il risultato finale2.

Migliori vuole capire il divenire della materia, della forma e persino della quotidianità. Per questo negli anni Cinquanta fotografa i muri: per cogliere l’eccezionalità di certa quotidianità che, pur non rientrando di diritto nella Storia, lascia un segno. E il muro diviene, si fa altro. Un simbolo mnestico che racchiude in sé un atto comunicativo così ampio da lasciar pensare che sia l’unico messaggio sincero che questa umanità possa lasciare ai posteri. Esattamente come i pittogrammi nelle caverne. Dal punto di vista teoretico l’indagine di Migliori sui Muri non è soltanto sociologicamente rilevante, ma antropologicamente fondante.
La sua esplorazione non finisce qui. Il percorso si fa sempre più originale. Migliori incide, graffia, taglia, brucia la pellicola, nascono così le serie Cliché-verre, Cancellazioni, Pirogrammi; oppure usa il cellophane e i vetrini e crea la serie dei Cellogrammi e dei Polarigrammi; oppure lascia agire sviluppo, fissaggio e sali d’argento e produce le Ossidazioni. E così via.

“Erano indagini sul mezzo, analisi degli strumenti della fotografia: carta sensibile, sviluppo, fissaggio, luce, calore. Quello che voglio sottolineare è il fatto che fossero vere e proprie fotografie.”3

Usando la polaroid scopre che nella fase di sviluppo l’immagine si può manipolare con una semplice pressione che fa risaltare i contorni o certe sfumature. Nascono così questi piccoli quadretti che sembrano davvero degli oli Italian sketchbook (1984), New York (1986), I luoghi di Morandi (1985), Edenflowers (1984), Polaori (1989). Ma Migliori non smette di fare il fotografo. Continuano i suoi reportage. Il suo occhio è però più critico, persino irriverente. La materia è lì e si può manipolare come un’immagine qualsiasi. Lo scopo è creativo, ma nasce senza dubbio dalla curiosità. Come se Migliori continuasse a coltivare un animo infantile pronto a mischiare per scrutare, a smontare per capire, a cancellare per vedere meglio, a bruciare per sognare.

È la curiosità di vedere dove mi porta la trasgressione della regola: se mi va bene la direzione imprevista che prendono le cose, allora cerco di appropriarmene, di metterla al servizio di un progetto che avevo vagamente in testa o che magari proprio questa sollecitazione imprevista mi suggerisce4.

La sua capacità di trasformare e scegliere lo pone di diritto come rappresentante delle avanguardie. Cancellazioni, in cui la manipolazione avviene per sottrazione, sembra davvero una pratica situazionista. Così come la volontà di riscattare l’osservatore dalla visione passiva, imponendogli attraverso l’imprevisto di rivedere l’ovvio, di donare nuovo senso alla materia conosciuta o soltanto di restituirle dignità.
Questa retrospettiva è da vedere. E soprattutto è da acquistare il catalogo. Ben fatto, ben ragionato, ben scritto, ben stampato. I curatori affermano che si tratta di un “catalogo impossibile” poiché la produzione di Migliori è davvero vastissima. Ci si augura che questa sia la velata dichiarazione della necessità di un’ulteriore pubblicazione.

Note
1. M. Smargiassi, Per volontà, con e contro il caso. Intervista a Nino Migliori, in A. Mauro e D. Curti (a cura di), Nino Migliori. La materia dei sogni, Contrasto, Roma 2012, pp. 19 e 20.
2. A. Mauro, Strade vecchie e strade nuove. Il percorso tortuosamente lineare di Nino Migliori, in  A. Mauro e D. Curti (a cura di), Nino Migliori. La materia dei sogni, op. cit., p. 11.
3. A. Mauro e D. Curti (a cura di), Nino Migliori. La materia dei sogni, op. cit., p. 91.
4. M. Smargiassi, Per volontà, con e contro il caso. Intervista a Nino Migliori, in A. Mauro e D. Curti (a cura di), Nino Migliori. La materia dei sogni, op. cit., p. 20.

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Nino Migliori
La materia dei sogni
Installazioni, sperimentazioni, fotografie
A cura di Alessandra Mauro e Denis Curto
FORMA- Centro Internazionale di Fotografia
Milano
Dal 19 ottobre 2012 al 6 gennaio 2013

Orario
tutti i giorni dalle 10 alle 20
Giovedì e Venerdì dalle 10 alle 22
lunedì chiuso

Costo biglietto
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro
Elenco delle riduzioni

Per informazioni
02.5811.8067
02.8907.5419

Fondazione FORMA per la fotografia: www.formafoto.it

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Didascalie fotografia in ordine di apparizione
Nino Migliori, da “Gente dell’Emilia” 1957 Bologna, Archivio fotografico Nino Migliori
Nino Migliori “Il tuffatore”, 1951, Collezione della Fondazione di Venezia – archivio Italo Zannier
Nino Migliori, da “Cancellazioni”, anni ’60.
Nino Migliori, da “Italian sketchbook”, 1984.

 

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