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Il Viaggio in Italia di Luigi Ghirri

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 20 agosto 2012)

Alla Triennale di Milano sino al 26 agosto è possibile visitare la mostra 1984: Fotografie da Viaggio in Italia. Omaggio a Luigi Ghirri, a cura di Roberta Valtorta. Si tratta di una selezione di cento fotografie tratte da quelle che erano presenti alla mostra Viaggio in Italia, tenutasi alla Pinacoteca Provinciale di Bari nel 1984 con il contributo di circa venti fotografi: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Giannantonio Battistella, Vincenzo Castella, Andrea Cavazzuti, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Fossati, Carlo Garzia, Guido Guidi, Shelley Hill, Gianni Leone, Mimmo Jodice, Claude Nori, Umberto Sartorello, Mario Tinelli, Ernesto Tuliozi, Fulvio Ventura, Cuchi White.
La mostra è un omaggio del Museo di Fotografia Contemporanea a Luigi Ghirri, nel ventennale della morte, poiché è a lui che dobbiamo non soltanto l’organizzazione delle immagini –oggi nell’archivio del Museo- ma l’intero progetto del 1984, nato dall’idea di rappresentare l’altra Italia, «fuori dal territorio prevedibile», come sostiene  Arturo Carlo Quintavalle in un’intervista presente nel film di Maurizio Magri del 2004 –Viaggio in Italia. I fotografi vent’anni dopo-, proiettato nella sala della mostra. Ghirri aveva in mente una fotografia paesaggistica, architettonica, antropologica fuori dagli schemi convenzionali; una fotografia che raccontasse l’Italia possibile attraverso immagini di luoghi evanescenti. Quintavalle parla di non-luoghi, ma non alla maniera di Marc Augé. Non si tratta di luoghi senza identità, piuttosto non identificabili; sono luoghi antropologici ma non ideali come quelli mostrati in certe cartoline.

«Il paesaggio è la retorica dei paesaggi e la città quella dei monumenti. Tutte le cartoline sono ugualmente irrealistiche, sono mitiche rappresentazioni di città ideali dove la realtà del vivere, del gestire, dello spazio dell’esistenza quotidiana, la realtà di quello che noi oggi chiamiamo lo spazio urbano, l’arredo, oppure l’architettura degli interni viene del tutto mistificato, anzi cancellato, rimosso. Si vive in cartolina il falso del nostro mondo, un doppio che è assurdo perché non esiste, non rappresenta nulla» (A. C. Quintavalle, Appunti, in AA. VV., Viaggio in Italia, Il Quadrante, Alessandria 1984, p. 13).

L’obiettivo della mostra barese fu forse quello di «usare la fotografia come atto di conoscenza, senza alcun modo precostituito di rappresentare quel mondo», come sostiene Mario Cresci parlando di sé. Viaggio in Italia rappresentò dunque negli anni Ottanta un salto in avanti nella fotografia d’architettura e paesaggistica: il «bisogno di scoprire una normalità delle cose, antieroica, antimitica, quotidiana e non retorica» (Gabriele Basilico in Viaggio in Italia. I fotografi vent’anni dopo, cit.). I luoghi, gli edifici, i monumenti, lo spazio costruito divenivano nelle fotografie non soltanto lo scenario silenzioso del nostro vivere, dunque profondamente intriso dell’umano esserci, ma anche, come afferma Mimmo Jodice, il percorso in una città vuota eppur vissuta e per tal motivo «scenografia del dolore, del malessere, non più rappresentato in maniera oggettiva».
Gianni Celati -che contribuì al catalogo della mostra del 1984 con un testo dal titolo Verso la foce. Reportage, per un amico fotografo– sostiene nel film di Magri che il tipo di ricerca di questa fotografia è simile a quella del cinema neorealista, in cui la realtà è sempre ambigua, incerta, costantemente da reinterpretare. Celati si spinge a parlare di apparenze. Non si tratta infatti di una realtà sostanziale, ma fenomenica: « I fenomeni non corrispondono a una forma sostanziale del mondo esterno ma a una forma sintomatologica. La fotografia è vicina a questo modo scientifico, postclassico, di non dar più per scontato che esiste una realtà esterna sempre uguale a se stessa». Ma Celati aggiunge qualcosa in più in una recente intervista:

«E giusto a proposito di Italia: anni fa feci una bellissima esperienza alla scoperta del nuovo paesaggio italiano in compagnia di un gruppo di fotografi capitanati da Luigi Ghirri. Un viaggio che mi ha insegnato a guardare con stupore il cosiddetto ovvio, il cosiddetto banale, e ad allontanarmi sempre di più dal culto dell’autore imperante in letteratura. Ebbene, alle spalle di quel viaggio c’era una intuizione di Zavattini: prendi una carta geografica, chiudi gli occhi, punta il dito, e ti accorgerai che il luogo prescelto, qualunque esso sia, contiene tutto. Ma proprio tutto. Zavattini la chiamava qualsiasità» (F. Marcoaldi, Gianni Celati. Gli editori con me non guadagnano nulla così sono libero, in «La Repubblica», 12 luglio 2011, p. 55).

Anche Guido Guidi cita Zavattini e la qualsiasità da lui intesa come «una modalità prensile per tutto quello che gli occhi riescono a percepire, a vedere»; una modalità in cui non si fanno privilegi, in cui lo sguardo è laterale, attento a tutto, come i luoghi qualsiasi da cui partiva Carlo Scarpa per poi realizzare architetture perfette.
Osservare le immagini della mostra installata alla Triennale senza tener conto del progetto artistico e teorico, qui appena accennato, che stava dietro alla mostra del 1984 sarebbe superficiale e sarebbe sprovveduto il visitatore che dovesse licenziare con un’occhiata quelle fotografie senza comprendere che ognuna di esse acquisisce nuovo senso nell’insieme. Per tal motivo, il consiglio è quello di sedersi comodamente di fronte al video proiettato nella saletta centrale ritagliata nell’openspace della mostra e soltanto dopo guardare una per una le fotografie presenti. La mostra ripropone le tematiche in cui era suddivisa quella barese: A perdita d’occhio, Lungomare, Margini, Del Luogo, Capolinea, Centrocittà, Sulla soglia, Nessuno in particolare, Si chiude al tramonto, L’O di Giotto. Anche queste sezioni dimostrano ancora una volta che l’intento non era quello di identificare luoghi e persone e neanche di individuare un territorio ma, per dirla con Basilico, di raccontare l’Italia attraverso lo sguardo obliquo della fotografia.

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1984: Fotografie da Viaggio in Italia. Omaggio a Luigi Ghirri
a cura di Roberta Valtorta
dal 10 luglio al 26 agosto 2012
Milano, Triennale- Palazzo dell’arte
Martedì – Domenica 10.30 – 20.30 Giovedì 10.30 – 23.00
Ingresso gratuito

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Informazioni
Info Triennale:info@triennale.it
                        www.triennale.it

MUFOCO: Museo di fotografia contemporanea

Il DVD Viaggio in Italia. I fotografi vent’anni dopo, regia di Maurizio Magri, è acquistabile nel bookshop della Triennale

Per leggere o consultare il volume Viaggio in Italia (Il Quadrante, Alessandria 1984) con tutte le foto: clicca qui

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Note
Le citazioni che non hanno indicazioni bibliografiche sono da intendersi come trascrizioni dal film citato di Maurizio Magri.

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Didascalia fotografie

Luigi Ghirri, Alpe di Siusi, Bolzano, 1979

Gabriele Basilico, Milano 1980

Giovanni Chiaramonte, Mottarone, Novara 1980

Guido Guidi, Villa Fossa, Cesena 1972

Vincenzo Castella, Rimini 1983

Claude Nori, Rimini 1983

Mario cresci, Stigliano, Potenza 1983

Mimmo Jodice, 1981

Vittore Fossati, Oviglio, Alessandria 1981

Carlo Garzia, Trani 1982

Gianni Leone, Giardino a Cozze di Bari 1983

Olivo Barbieri, Finale Emilia, Modena 1982

 

 

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