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La memoria del cuore (The Vow)

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 19 agosto 2012)

Un incidente e Paige dimentica tutto, persino l’amore per il marito, il cui volto è adesso estraneo. Leo farà di tutto per riconquistarla. Trama semplice, melodrammatica, neppure originale, considerando tutte le pellicole che trattano il tema della perdita della memoria. Questa ha il vantaggio di raccontare liberamente una storia vera, quella dei coniugi Kim e Krickitt Carpenter che nel 1993 ebbero un incidente con l’auto e lei perse la memoria. Il rischio di cadere nel retorico, nel patetico, nel lacrimevole era comunque molto forte, ma quest’opera prima di Sucsy ha virato decorosamente -non senza scossoni –evitando il precipizio. Gli spunti di riflessione che Sucsy propone, trattando un argomento usurato, non soltanto non sono banali ma risultano del tutto condivisibili, almeno sin tanto che reggono teoricamente. Sembra infatti che il regista voglia appoggiare le teorie antidualistiche, sostenendo un superamento della dicotomia mente-corpo, che tanto danno ha fatto nella società occidentale intrisa fin troppo di cultura giudaico-cristiana. Il che spiega per quale motivo non ha volutamente fatto cenno alla componente religiosa, a cui i coniugi Carpenter tenevano molto poiché fondamentale per la loro ripresa. Meno male.  Nel film la lesione cerebrale di Paige è risanata, ma la sua mente sembra continuare a non ricordare nulla, almeno a livello consapevole. Nulla di strano: la mente non è il cervello. Il ricordo necessario per coltivare emozioni, sentimenti, valori e idee è una forma di autoconsapevolezza che sta a fondamento della nostra identità, agisce sul nostro carattere –nostro demone, sosteneva Eraclito-, che però è causa motrice delle nostre azioni. Insomma a scrivere la forma dei nostri ricordi siamo noi stessi e non gli eventi che sembrano accadere casualmente. Ma dove li scriviamo? Nel cervello? Sucsy con questo film risponde di no. Paige non ricorda, eppure, come lei stessa sostiene, le sue mani sì. Dove sono incisi dunque i nostri ricordi e il tempo trascorso che non memorizziamo consapevolmente? Sucsy risponde: nel corpo. La mente è il corpo prima ancora di essere un’identità astratta che ci affanniamo a chiamare io poiché troppo innamorati del nostro livello di coscienza, dimentichi che il totale del tempo trascorso non lo portiamo semplicemente addosso: siamo noi stessi quel tempo.
Da un punto teorico dunque il film merita di essere visto, almeno se lo spettatore attiva il genere di considerazioni di cui sopra. Per il resto è lieve come un filmetto romantico che non si prefigge altro scopo se non quello di rappresentare ancora una volta un amore da fiaba, realisticamente improbabile, come quello che vediamo nelle pubblicità, paragonabile alla “naturalezza” del moto rettilineo uniforme o del moto perpetuo. D’altronde l’accenno alla fisica ci sta. Leo parla spesso di una sua teoria che «riguarda i momenti d’impatto, quei campi di elevata intensità che capovolgono interamente la nostra vita» e che «finiscono per caratterizzarci come individui». Insomma, l’accadimento straordinario o più semplicemente problematico, l’attrito, si crea sempre, piccolo o grande che sia, ma al contrario di quel che pensa Leo lo affrontiamo con il nostro carattere. Paige reagisce all’evento da Paige e Leo da Leo. Non sono cambiati. Non ci sono due Leo o due Paige. Lei stessa lo afferma. E non sono gli accadimenti a caratterizzarci. È il nostro carattere che determina gli eventi. Quindi o Leo e Paige la pensano in modo differente oppure la sceneggiatura, anche dal punto di vista teorico, traballa e non riesce a evitare le contraddizioni.
L’obiettivo, lo abbiamo detto, d’altronde non era quello di fare un film engagé. Meno male. L’intento era di produrre una pellicola romantica ma non mielosa. Epperò il risultato è che la narrazione non tracima mai nella tenerezza o nell’emotivamente coinvolgente. Comunque sia, a dimostrazione che i critici difficilmente condizionano il pubblico, il film ha raggiunto incassi da capogiro negli USA e nel mondo, piazzandosi in decima e diciottesima posizione.
Da vedere? Certamente è per coloro a cui piace il genere drammatico-romantico, perché comunque non scade mai nel melodrammatico.
Per quel che riguarda gli attori, Rachel McAdams convince molto più di Channing Tatum. Lui sembra vero, lei recita.

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La memoria del cuore
Titolo originale: The Vow
Regia di Michael Sucsy
Sceneggiatura di Abby Kohn, Marc Silverstein, Michael Sucsy
Con: Channing Tatum, Rachel McAdams, Sam Neill, Scott Speedman, Jessica Lange, Melissa Veszi, Rachel Skarsten, Brittney Irvin, Lucas Bryant, Dillon Casey, Kristina Pesic, Jeananne Goossen, Jessica McNamee, Tatiana Maslany, Kim Montaggio di Melissa Kent
Musiche di Rachel Portman
Australia, Brasile, Germania, Francia, Gran Bretagna, USA 2012

Sito ufficiale
Trailer ufficiale in italiano

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