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Per una filosofia della fotografia

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 1 luglio 2012)

Vilém Flusser ritiene che una filosofia della fotografia debba consistere esclusivamente nella messa in guardia del fotografo dal rischio di cadere nella trappola della produzione all’infinito delle fotografie ridondanti, che non dicono nulla se non ripetere l’uguale e trasmettere il messaggio del canale e dell’azienda produttrice, il cui intento è deprivare l’individuo della sua coscienza critica. Flusser individua una dialettica progressiva e involvente nella storia dell’umanità fino alle immagini tecniche, che diventano superfici «“piene di dèi”» (p. 81) che l’uomo non decodifica, poiché è il canale di distribuzione che decodifica al posto suo, che dà significato all’immagine. Dall’idolatria, che consisteva in una divinizzazione delle immagini create dall’uomo, si è passati alla testolatria, nata contro il pensiero magico, non meno allucinatoria dell’idolatria, per approdare alla fine all’immagine tecnica, il cui intento iniziale era di affrancare l’uomo dalla necessità del pensiero concettuale, ma la cui attuale deriva è invece una nuova forma di servitù ben più difficile da rimuovere. Accompagna questa evoluzione involutiva un diverso modo di pensare il tempo, di esservi immersi: dal tempo magico circolare al tempo storico lineare, al tempo ripetitivo segnato dalla produzione all’infinito delle immagini.
Questa terza rivoluzione storica nel rapporto uomo-natura conduce alla perdita della coscienza critica, poiché le immagini tecniche sono «concetti cifrati sotto forma di stato di cose» (p. 60), decodificati da chi vuol manipolare il messaggio: «gli apparati distributivi impregnano la fotografia del significato decisivo per la loro ricezione» (p. 70). L’immagine tecnica, così, diventa più reale dello stato di cose che rappresenta, poiché «il vettore semantico si è invertito, la realtà si è infilata nel simbolo» (p. 82).
Per sfuggire a questo meccanismo, il fotografo si dovrà sforzare «di produrre informazioni impreviste, di estrarre, cioè, qualcosa dall’apparecchio e di mettere in immagine ciò che non figura nel suo programma» (pp. 110-111). Una filosofia della fotografia è necessaria affinché il fotografo recuperi la propria coscienza critica e trovi il suo spazio di libertà “lottando” contro le possibilità dell’apparecchio, per fotografare l’improbabile, l’imprevisto che sfugge alla manipolazione dell’oligarchia che controlla la decodificazione del simbolo attraverso la programmazione. In tal modo si avrà una fotografia informativa e non ridondante.
Le foto informative sono brecce nell’universo fotografico, «giocano intenzionalmente contro il programma» (p. 94) e dunque non sono prevedibili. Lottano e vincono. Il compito di una filosofia della fotografia è di mettere a nudo questo conflitto fra uomo e apparecchio e riflettere su una possibile soluzione per evitare l’abisso di un pensiero acritico. Essa dovrebbe dunque occuparsi della questione della libertà che nasce da questo nuovo contesto tecnologico, interrogando i fotografi ed esaminando la loro pratica per comprendere e scoprire il modo attraverso cui sottomettono intenzionalmente caso e necessità per esercitare la libertà.

«Sanno [i fotografi, ndr] di giocare contro l’apparecchio. Neppure loro però sono coscienti della portata della loro pratica: non sanno di stare tentando di fornire una risposta alla questione della libertà nel contesto generale degli apparecchi. […]  La filosofia della fotografia deve rivelare che nell’ambito degli apparecchi automatici, programmati e programmanti non vi è posto per la libertà umana, per mostrare infine come sia comunque possibile aprire uno spazio di libertà. […] Una tale filosofia è necessaria, poiché è l’unica forma di rivoluzione che ci sia ancora concessa» (pp. 110-111).

In fondo Flusser ha ragione perché la filosofia è un tentativo di disvelare il nascosto promuovendo il pensiero critico; di smascherare l’intento eteronomo, linfa venefica per l’autonomia del singolo e per la sua necessaria autodeterminazione; di pensare la vita nella sua struttura intrinseca e temporale.

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Vilem Flusser
Per una filosofia della fotografia
Für eine Philosophie der Fotografie (1983)
trad. it. di C. Marazia
Bruno Mondadori
Milano 2006
Pagine 117

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