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L’Italia e gli italiani. Nell’obiettivo dei fotografi Magnum

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 6 giugno 2012)

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, a Palazzo Zevallos di Napoli sono in mostra dal 30 marzo al 25 giugno 2012 nove portfolio d’eccellenza per raccontare lo Stivale, nella sua veracità, nella sua essenza, nella sua evanescenza. I curatori sono Gianfranco Brunelli e Dario Cimorelli. E i nove fotografi provengono tutti dall’agenzia Magnum Photos. Sì, proprio quella di Capa e Bresson. Tra di loro due italiani, Alex Majoli e Paolo Pellegrin, l’uno attuale presidente della Magnum, l’altro membro effettivo dal 2005. E poi nomi già noti o sentiti: Christopher Anderson, Donovan Wylie, Mikhael Subotzky, Bruce Gilden, Harry Gruyaert, Richard Kalvar e Mark Power. Stranieri, che ci presentano la nostra terra con un linguaggio che ha demolito Babele per farsi universale: quello fotografico. E se a volte, tra gli oltre quattrocento scatti, l’Italia che vediamo non ci piace -o ci ricorda quello che del nostro Paese non ci piace- non c’è da rammaricarsi, semmai riflettere perché certe cose non sono panni che si lavano in casa. Così, se magari in quella spiaggia di Milazzo (Anderson), con i rifiuti sparsi per la battigia e per la rena gialla, non riconosciamo le distese dorate che lambiscono il mare della nostra identità più originaria e che si addentrano in un territorio pregno di storia e bellezza architettonica e che fanno della Sicilia un’attrazione paesaggistica ineguagliabile; e se il Corviale (Wylie) –o Serpentone, come sono soliti chiamarlo i romani- non è la Capitale, con le sue pietre pregne di storia e la sua bellezza munifica e potente; e se quelle foto di Porto Marghera ci fanno pensare al petrolchimico con il suo costo di morti per un capitalismo cieco ed efferato anziché alla bella Venezia che incantò Proust e Le Corbusier -«Procuratie Vecchie, Procuratie Nuove, San Marco romanica, con le cupole orientaleggianti e i richiami di un gotico slegato da qualsiasi altro; il Campanile, il favoloso campanile… Il Palazzo Ducale con le sue colonne. Tutte le tecniche, tutti i materiali… Venezia offre la sua magistrale lezione di armonia»- con la sua Laguna, con i suoi vetri e i suoi merletti, con il suo dialetto e le sue tradizionali gondole; se anche tutto questo vorremmo per un attimo sospenderlo per presentare il volto buono, laborioso e bello dell’Italia, sta di fatto che non si tratta di stereotipi ma di realtà. Per quante misure si siano adottate e si adottino, l’inquinamento di alcune spiagge siciliane è reale, ed è reale il Corviale tanto quanto Le Vele di Scampia, ed è reale che il petrolchimico di Porto Marghera si porta addosso il peso di centinaia di morti per cancro, anche se oggi sono state prese misure ecosostenibili. In quelle foto si ritrova anche l’altra Italia: quella che lavora, che progetta, che pensa, che insegna, che si apre, che ama, che si proietta, che ride, che piange, che vuole, che sente. Anche se a volte, nei reportage di questa mostra, dell’Italia non si sente la musica. Stordita forse dai numeri, attraverso i quali si è voluta raccontare una fetta di storia. I numeri che sono un’altra lingua universalmente intesa. I numeri che in un sol colpo ci dicono quel che è accaduto da quel lontano 1861 a oggi. Scopriamo così che sono lunghe 7.375 km le coste marine italiane, perché la maggiore sensibilità ambientale ha permesso la crescita delle coste balneabili ed è Anderson a dirci di quel mare su cui l’Italia è sdraiata; e oggi i comuni italiani da 7720 sono passati a 8094 ed è Wylie a raccontarci le nuove mura e anche l’architettura dell’assurdo che cementifica invece di costruire spazi; e Subotzky ci parla delle nuove piazze, non quelle despazializzate dei social network che 33,5 milioni di italiani frequentano, ma dei luoghi di incontri, di eventi, di manifestazioni che negli anni si sono moltiplicati e diversificati e colorati; e se nel 1929 soltanto il 7% degli italiani aveva compiuto una visita culturale durante l’anno, adesso abbiamo raggiunto il 52% della popolazione, e questo è giusto perché l’Italia come sostiene Power è «un unico luogo della memoria» che questo portfolio vuole leggere; ma è Kalvar a dirci da che cosa è unita l’Italia, cercando di comprendere come mai il tasso di litigiosità sia diminuito, e così giunge alla convinzione che «l’Italia è unita dagli italiani», come dire che l’Italia è fatta da tempo ma ormai anche gli italiani lo sono, con buona pace di Massimo D’Azeglio; e ancora c’è la parte buona dei nostri connazionali, ben quattro milioni, che svolgono almeno un’attività di volontariato durante l’anno ed è Gilden a raccontarci delle carceri, dei malati terminali, delle baraccopoli; invece Gruyaert ci presenta l’Artificiale, spiegandoci che «ciò che l’uomo può costruire non necessariamente è contro natura» e che se è vero che dei 543 kg di rifiuti annuali soltanto il 30% vengono differenziati è anche vero che dal 1996 al 2007 la raccolta differenziata è passata dal 7,2 al 30,6 %; Alex Majoli ci ricorda poi che occupiamo solo il 24° posto nella classifica internazionale Global Talent Index a causa della «scarsa attenzione alla ricerca scientifica e alla valorizzazione dei giovani ricercatori», ma l’ingegno c’è, lo si vede in quelle foto in cui l’Italia che lavora è l’Italia più bella, più caratteristica, più vera. Il percorso si conclude con centocinquanta ritratti, montati su tre enormi pannelli. Chi guarda è avvolto da quegli sguardi, sa che ha davanti il futuro, sa che è in loro ricapitolata la filogenesi dell’esser italiani. Questi italiani che sono cresciuti persino in statura dall’Unità a oggi, di ben 12 cm; questi italiani che hanno un’aspettativa di vita di molto superiore; questi italiani che si rimboccano le maniche ogni giorno, ma che non sono ancora capaci di curarsi del futuro dei propri giovani.
La mania americana di trasformare tutto in numeri, in quantità definibili e misurabili, ha colpito anche i fotografi della Magnum o i curatori, che hanno esagerato a dover per forza far entrare nei totem di presentazione dei portfolio un numero individuante e significante. E se l’idea aveva una sua logica apprezzabile dal punto di vista strutturale e organizzativo, se funziona aiutando la lettura veloce del visitatore e la conseguente immediata comprensione, ammetto che a volte scade nel kitsch. E se è vero che non tutti i quattrocento scatti provocano il punctum di barthesiana memoria, è pur vero che tutti e nove questi reportage sono senza dubbio autoriali. La qualità è altissima, la stampa ben resa, il contributo ottimo. Da vedere assolutamente.

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L’Italia e gli italiani
Nell’obiettivo dei fotografi Magnum

Napoli, Gallerie d’Italia
Palazzo Zevallos Stigliano
Via Toledo, 185
dal 30 marzo al 24 giugno 2012
Ingresso gratuito

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Didascalie immagini qui riportate:
LUOGHI DELLAMEMORIA
© Mark Power / MagnumPhotos
Piazza San Marco, Venezia
NUOVE PIAZZE
© Mikhael Subotzky / MagnumPhotos
Corso di aquagym, Villaggio Marzotto, Jesolo
L’ARTIFICIALE
© Harry Gruyaert / MagnumPhotos
Acquedotto a Laterza, Puglia

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Informazioni:
Per consultare alcune foto (297) sul sito della Magnum Photos clicca qui

http://www.italiaitaliani.com/it

http://www.palazzozevallos.com/

 

 

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