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Esprit méditerranéen

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 4 giugno 2012)

Si tratta di un catalogo che raccoglie i lavori di più di cinquanta autori che hanno partecipato alla mostra fotografica Esprit méditerranéen, esponendo alla Pinacoteca di Bari dal 14 luglio al 6 novembre 2011 le loro opere. Tutti legati da un fil rouge che li accomuna e li caratterizza: la mediterraneità. Qui intesa come esprit, a volerne sottolineare il carattere evanescente ma vivo, indistinto ma intenso, velato ma marcato. Contraddittorio. A tal punto contraddittorio che mentre nella celebre mostra del 2004 Il mediterraneo dei fotografi, ricordata da Clara Gelao nel suo testo introduttivo, ciò che caratterizzava le immagini storiche era una straordinaria omogeneità nelle vedute e nelle architetture e persino nei volti -riscoprendo in questa omogeneità la cifra dell’identità mediterranea-, nel volume curato da Cosmo Laera è invece il gesto fotografico a essere mediterraneo. Come dire che una sorta di anima mediterranea in giro per il mondo guarda, osserva, agisce, si muove e fotografa con la macchina o semplicemente con l’occhio della memoria in modo mediterraneo. Un esprit méditerranéen che ha invaso il resto del pianeta, fecondandolo con la propria identità, col proprio profumo e che permette di leggere il territorio in modo diverso, attraverso questa lingua comune che ci fa scoprire, prima che europei, mediterranei. Come il sabir, la lingua che un tempo rendeva i porti dei territori franchi, in cui babele si trasformava in un dialetto comune, come ci ricorda Roberto Mutti nel saggio introduttivo al volume.

«Poi c’è la storia bellissima del sabir, la lingua franca (dal catalano saber, sapere) usata per secoli nei porti del Mediterraneo: nessuno l’aveva codificata, nasceva semplicemente dalla fusione dialettica di termini, strutture grammaticali e cadenze di provenienza greca, occitana, siciliana, sarda, latina, araba, catalana, spagnola, veneziana, genovese, turca» (Mutti, Il mare del nostro scontento, p. 12).

E noialtri mediterranei-osservatori riconosciamo il gesto, l’evento, il luogo, l’emozione ritratta e gli concediamo di essere sì in un posto magari anche lontanissimo dal mare che ci unisce, ma vicino all’essere proprio della mediterraneità, alla cultura, alla storia, all’identità che bisognerebbe rilanciare nel tentativo di evitare la perdita di radici comuni, che l’Europa invece non possiede. Esiste infatti una mediterraneità, ma non esiste un’europeità. Queste fotografie lo dimostrano. La solitudine, il mare, la natura, l’uomo e lo spazio, l’interno abitativo, le architetture, l’atto del costruire, del demolire, dell’abitare, un certo modo di guardare, di cogliere, di rapportarsi alle cose che avvicinano il mondo, i colori, le pietre, le colonne e la grecità, il cielo e la luce, gli animali e il sacro, il popolare, la tristezza e di nuovo il mare e i pesci e la solitudine e il cielo e il mare.
Nessuna didascalia in queste foto, soltanto il silenzio di uno sguardo che legge oltre attraverso la propria mediterraneità. E coglie del mondo il carattere comune e duttile a qualsiasi approccio, a qualsiasi indagine, a qualsiasi abitatore si avvicini con la volontà di partecipare e contemplare.

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Esprit méditerranéen
A cura di Cosmo Laera
Favia
Bari 2011
Pagine 243

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Autori delle foto qui riportate:
Gaetano Gianzi
Tonino Sgrò
Nicola Centoducati
Francesco Radino
Carmelo Nicosia
Arianna Forcella
Beppe Gernone
Makis Vovlas
Francesco Scagliusi

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Ultima immagine:
Copertina volume

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