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Cavalli

 

Anche se la recitazione in taluni momenti sembra troppo fragile e sfiora quasi il dilettantesco, essa non scalfisce né la bravura degli attori, la cui gestualità ed espressione convince molto –in modo particolare risulta valida l’interpretazione di Vinicio Marchioni-, né la struttura solida di questo film d’esordio di Michele Rho. Si tratta infatti di un lungometraggio che si contraddistingue non tanto per il parlato –i dialoghi sono davvero pochi- quanto per il racconto che la regia riesce a narrare attraverso la poesia delle immagini, le azioni sceniche, il montaggio, i movimenti della telecamera, le riprese paesaggistiche, la sceneggiatura ben costruita e fedele al racconto omonimo di Pietro Grasso, pubblicato nella raccolta Pugni (Sellerio, Palermo 2006).
È un film delicato e potente, attraversato dalla forza di certi sentimenti che vergano le scene più belle e fungono da collante per spiegare la storia e i suoi risvolti, per comprendere i personaggi e le loro scelte, per sentire il dolore e la gioia quando arrivano, per prevedere con certezza l’intramontabilità di alcuni legami. E ci sono i cavalli, reali e metaforici. Quelli veri, diciamo, sono due puledri ancora indomiti che i due fratelli, Alessandro e Pietro, ricevono dal padre alla morte della madre. È un paesino degli Appennini il luogo sacro in cui vivono i due bambini, nascosto tra le alte montagne, che svettano poderose e impervie, le quali agli occhi di Pietro sono muri di protezione, agli occhi di Alessandro sono muri di detenzione. L’uno vuol vivere nella sua campagna e imparare un mestiere, magari di allevatore; l’altro vuol varcare le montagne e conoscere il mondo celato. E i cavalli li uniscono e li dividono, li fanno crescere e li fanno rimanere bambini, li fanno lottare e li fanno perdere. In questo senso sono metafora universale del cammino esistenziale di ciascuno. Ma c’è di più. Pietro riesce a ottenere una bella fattrice bianca che gli cedono poiché malata e prossima al macello. La cavalla sopravvive e dà anche alla luce un puledrino. Morirà comunque, ma i due fratelli riusciranno a ottenere in sostituzione un’altra fattrice. Quest’ultima rimarrà con Pietro, che cederà al fratello il proprio vecchio cavallo, antico dono del padre, poiché ad Alessandro hanno ucciso il suo. A leggere tra le righe, la storia delle due fattrici diventa davvero l’intera storia dei due fratelli: la madre malata che muore e che determina il destino dei figli; l’uno rimarrà nella sua casa con l’amata Veronica, l’altro andrà per il mondo.
La storia è ambientata nell’Ottocento e i costumi riprendono perfettamente l’ambiente agricolo e paesano di allora, e cambiano quando il riferimento è lo spazio cittadino con i suoi lupanari, veri e propri luoghi di ritrovo in città. L’incultura della pulizia è una nota del film, messa in evidenza con dovuto realismo, differenziando la situazione igienica tra la campagna e la città. I volti imbrattati dei bambini, gli abiti lerci, sciupati e laceri, la pelle sempre sporca e il lezzo di sozzura, che fa allontanare da Alessandro due ragazze “cittadine” che si erano per caso avvicinate al bambino, danno la misura del grado di povertà culturale oltre che economica che viveva l’Italia subito dopo l’unità. Sorprende forse il perfetto italiano usato dai personaggi, ma una scelta linguistica differente, magari dialettale, avrebbe obbligato all’individuazione di uno spazio che per quanto reale è rimasto nella pellicola volutamente metaforico, poiché tende a rappresentare il borgo di chiunque, le montagne di chiunque, il passato di chiunque, la madre di chiunque, la storia di chiunque. E l’Italia di tutti.
Ci sono anche le donne in questo film che narra di uomini: la madre, interpretata da Asia Argento; Veronica, l’amata di Pietro; Amanda, la moglie dell’allevatore Pancia; la prostituta che frequenta Alessandro. Hanno un ruolo secondario ma essenziale nell’andamento del racconto: la loro maternità vera o simbolica trapela nella paura del distacco, nel timore dell’abbandono e nel coraggio che il senso di protezione dona a ciascuna rendendola migliore di se stessa, affrancandola dai propri limiti, spingendola a indicare la via giusta a coloro che ama.
Cavalli
è stato presentato nella sezione Controcampo Italiano della 68ma Mostra del Cinema di Venezia. Dispiace senza dubbio che la pellicola abbia avuto una così scarsa distribuzione sul territorio nazionale. Questo dà anche la misura del grado di difficoltà che vive il cinema italiano che, per quanto vivace e coraggioso, soffre molto la concorrenza straniera e la difficoltà di dover anche competere con la pochezza di certa cinematografia. Un po’ come accade nell’editoria italiana. Un po’ meno peggio magari, ma la situazione è simile e probabilmente la distanza è destinata a essere colmata.

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Cavalli

Regia di Michele Rho
Tratto dal racconto omonimo di Pietro Grasso
Italia 2011
Con: Vinicio Marchioni, Michele Alhaique, Giulia Michelini, Duccio Camerini, Antonella Attili, Fausto Maria Sciarappa, Pippo Delbono, Marco Iermanò, Andrea Occhipinti, Luigi Fedele, Asia Argento

 

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2 risposte a Cavalli

  1. diego b scrive:

    mi pare davvero un film da vedere, grazie per la bella e ben articolata recensione

     

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