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Quando a essere sfrattato è Pirandello

 

Nella nostra ridente cittadina, dove i politici hanno preso l’abitudine di usare un vocabolario appropriato per prendere per i fondelli la gente, con l’uso di parole e definizioni come “volàno”, “sinergie”, “protocolli d’intesa”, mi fa specie che ancora non abbia sentito una frase del tipo “appronteremo un protocollo d’intesa che possa creare nuove sinergie che servano da volano al rilancio della compagnia del Piccolo Teatro”. Il problema è che al momento i nostri politici sono troppo concentrati sul Centro storico giurgintano.  Qualcuno ha infatti fatto loro presente che non si tratta di vecchie rocche o “terra vecchia”, ma di monumenti storici e che, anziché farli crollare o raderli al suolo, sarebbe bene -oltre che opportuno- recuperarli al vecchio splendore. E dunque, così impegnati come sono a fare a gara a chi risolverà il problema Centro storico, non si sono potuti adeguatamente concentrare sulla questione Piccolo Teatro Pirandelliano, compagnia teatrale nel frattempo sfrattata sia dalla sua sede storica sia in via esecutiva dal magazzino in cui custodiva le scenografie. Scene, quelle, che hanno fatto la storia della nota Settimana Pirandelliana (per decenni vetrina principale della ridente cittadina), rassegna teatrale che aveva luogo nella suggestiva cornice del Caos, davanti alla casa del nostro grande concittadino drammaturgo, che –come spesso dicono alcuni agrigentini- non poteva che nascere qui.
Per la verità, sono certa che se ne occuperanno prima o poi. È che –ancora- non ci sono arrivati, per dirla in italiano sicilianizzato. Ci vuole tempo. È necessario che qualcuno spieghi loro che la cultura e l’arte sono il volano di una città, per la promozione economica e sociale. Appena accadrà sono certa che si illumineranno. Sì, magari le elezioni saranno passate e purtroppo non potranno più cavalcare la tigre, ma certamente si attiveranno per approntare un protocollo d’intesa e mettere in atto nuove sinergie. Non ne dubito. E poi, la compagnia non l’ha capito che la volontà di aiutarla c’era? D’altronde non hanno proposto al gruppo del Piccolo un altro luogo in sostituzione del magazzino? Pure grande: una scuola. È anche vero che è senza muri perimetrali, ma il soffitto c’è, e poi l’attrezzatura starà ben protetta perché ad Agrigento piove raramente, per non parlare del fatto che nessuno si mette a rubare cose vecchie. Comunque sia, prima, ovviamente, che il Comune si occupi della compagnia c’è da risolvere qualche piccolo problema riguardante l’acqua potabile, l’acqua corrente, la rete idrica, i pennelli a mare, l’intero centro storico, l’autostrada, le strade, la rete di trasporto urbano, la questione aeroporto e la diffusa povertà agrigentina. Ma poi -non ne dubito!- si occuperanno anche del Piccolo Teatro Pirandelliano. I problemi ad Agrigento sono in una graduatoria speciale, d’altronde. Si chiama “Graduatoria du sceccu di Raffieli”. Praticamente sono talmente tante le problematiche che vengono usate soltanto in campagna elettorale perché, quando si tratta di affrontarle, i poveri politici non sanno da dove cominciare e preferiscono stare fermi e far morire di fame lo “sceccu di Raffiele”: insomma, la città e i cittadini.
Triste, eh?
Che la città di Agrigento necessiti di una revisione totale è cosa abbastanza nota. È un po’ come quelle macchine che hanno percorso troppi chilometri e rischiano la rottamazione, non tanto perché il motore è vecchio quanto perché il conducente ha creduto di guidare negli anni un carretto anziché un’auto di lusso. E come per ogni metafora che si rispetti c’è dietro una triste verità che emerge silente: chi ha concesso a quel/quei conducenti di poter guidare cotanta creatura?
Gli elettori.
Triste a dirsi, ma è sempre nostra la colpa o almeno di quella maggioranza dittatoriale che sceglie anche per noi e che fa della democrazia partecipata e proporzionalmente rappresentata un semplice neo fastidioso da estirpare in qualunque modo. Agrigento per certi aspetti non è diversa dalle altre città italiane, ma per certi altri è di molto peggiore. Sì, perché è come una bella donna che ha deciso di andare vestita come una stracciona, di tagliarsi tutti i capelli e di mettersi la parrucca, di cavarsi qualche dente cariato senza sostituirlo e di andare in giro trascinandosi come un vecchio ubriacone, di rinunciare al suo bel linguaggio per mugugnare qualche frase incomprensibile. E nonostante tutto quando la gente la vede non può fare a meno di pensare: “Incredibile, se solo si sistemasse un po’, sarebbe la più bella donna mortale”. Ma non lo fa, perché qualcuno la costringe a vivere così: nascosta a se stessa, sottratta alla sua naturale bellezza, imbozzolata nell’ignoranza, depredata della sua storia, strappata al futuro, imprigionata nella povertà.
Non so se almeno una delle due metafore che ho proposto possano rendere l’idea a un estraneo di come sia stata trattata questa nostra povera città. Che io piango.
Fuor di metafora, la situazione è questa: il Piccolo Teatro Pirandelliano, oggi denominato Città di Agrigento, è stato sfrattato sia dalla sede trentennale e storica, sita in via Garibaldi, sia –in via definitiva- dal magazzino in cui la compagnia custodiva le scene, soprattutto usate durante la nota Settimana Pirandelliana.
E, se non bastasse, si aggiunga a questo un’altra vergogna: il Comune ha interrotto alla seconda edizione il Memorial in onore di Pippo Montalbano, amato a livello nazionale. E perché mai, se peraltro il Comune di Agrigento tirava fuori una cifra irrilevante? Come mai se il Comune con pochissimo si garantiva la presenza in città di grandi nomi dell’arte e dello spettacolo, i quali vi partecipavano gratuitamente per affetto nei confronti del grande attore e capocomico Pippo Montalbano? La causa è stata facebook.
Difficile a credersi ma è vero. L’attuale sindaco, Marco Zambuto, fu informato che uno dei figli di Montalbano aveva sottoscritto un articolo contro di lui, mentre in realtà era stato soltanto taggato. E così al figlio in questione fu detto esplicitamente che a causa di questa sua “defezione” il contributo per il Memorial sarebbe stato tolto.
Vedete fino a che punto arriva la politica agrigentina? Abbiamo un sindaco sfidante che telefona a casa di Giovanni Spoto perché un qualche frequentatore di facebook gli ha detto che voleva tirargli le uova durante un comizio. Abbiamo un sindaco uscente che toglie un contributo importante perché un qualche frequentatore di facebook gli ha detto che è stato criticato da uno dei promotori del memorial.
Siamo messi proprio bene!

Si veda anche:
Cultura ad Agrigento. Promesse elettorali e sfratti reali di Elio Di Bella

Un’ignominia: sfrattate le scene del Piccolo Teatro di Agrigento di Franco Castaldo

 

 

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11 risposte a Quando a essere sfrattato è Pirandello

  1. Caterina Montalbano scrive:

    Cara Giusy, Grande Amica e Superba Professionista dalla Penna Sensibile e Pregiata,
    ti ringrazio per aver dato voce al dolore fisico, si è proprio così, che ho provato e provo in questi giorni pensando a quello che è successo.
    Dove sono finiti anni di sacrifici, abnegazione, risultati clamorosi ed entusiasmanti della Compagnia Piccolo Teatro Città di Agrigento?
    Credimi non pensavo si arrivasse a tanto sdegno e disprezzo nei confronti di chi tanto ha dato all’arte ed alla cultura agrigentina.
    Non c’è via d’uscita purtroppo, e la situazione è ancora peggiore di quella che tu rappresenti.
    Ho sempre pensato che l’unica nota stonata della vita e della meravigliosa carriera di Mio Padre, Pippo Montalbano, Direttore Artistico e Capocomico della suddetta Compagnia, fosse stata quella di essere nato ad Agrigento.
    Oggi lo penso ancora più intensamente e ne sono convinta!
    Come dice Ciampa, e come magistralmente recitava Lui impersonando il personaggio fino a fondersi in esso e diventarlo durante le indimenticabili messe in scena del “Berretto a sonagli” di Pirandello : ” Ah fossi nato là, o in qualche altra città del continente, chi può sapere cosa sarei io a quest’ora???!!!”
    Io lo so!
    Con infinita stima e gratitudine
    Caterina Montalbano

     
  2. gio di falco scrive:

    Mia cara Caterina, come temevo… la storia dello sfratto del piccolo è stato strumentalizzato per fini elettorali!

     
    • Caterina Montalbano scrive:

      Caro GiuGiù puoi dirmi che non è vero?

       
    • Giusy Randazzo scrive:

      Gentile Signor Di Falco,
      sarebbe stato già qualcosa strumentalizzare l’evento a fini elettorali, ma come ha potuto notare né Zambuto, sindaco uscente, né Pennica, sfidante, si sono degnati di dire una parola sull’accaduto.
      Non mi pare che ci siano altri in lizza, no? Siamo al ballottaggio, giusto? E allora, mi scusi la mia difficoltà a comprendere il suo commento, potrebbe chiarire chi starebbe sfruttando l’evento a fini elettorali?
      E’ da quel dì che la sottoscritta invita la popolazione a non votare nessuno; a maggior ragione in questo triste ballottaggio che fa prefigurare cinque anni bui. Forse lei invece vuol difendere l’operato di qualcuno? Di Zambuto, ad esempio? Perché è stato lui a sfrattare la compagnia; lui o chi per lui. Comunque l’accaduto è avvenuto durante la sua amministrazione.
      Mi spieghi, sarò ben lieta di comprendere le sue ragioni. Prima però dia un’occhiata agli altri miei articoli e se trova soltanto una frase a favore dell’uno o dell’altro candidato la pregherei di riportarla a commento con i caratteri maiuscoli. E io non la toglierò. Se invece troverà soltanto invettive, significherà che probabilmente non ha bene interpretato la mia posizione. Però, quando si commenta -se si decide di commentare un articolo-, non si possono fare letture trasversali. Si legge per intero, altrimenti si incorre in errori grossolani e ci si scopre troppo facilmente.
      In questo caso, quando non si ha voglia di leggere fino in fondo, io consiglio di rimanere alle esclamazioni facebookiane, dove è più facile uscire al naturale con il linguaggio più appropriato a ciascuno.
      Buon voto, signor Di Falco.
      Cordialmente,
      Giusy Randazzo

       
  3. annamaria garufo scrive:

    non ho parole davvero !!!! solo da noi poteva succedere una schifezza simile. Il Piccolo teatro ci ha accompagnato in tante serate, ci ha fatto conoscere ed apprezzare testi ed artisti davvero eccellenti– io non vivo più ad Agrigento, ma continuo sempre ad amare la mia città, Il ritrovarsi al Caos davanti la casa natale di Pirandello ad assistere alle sue opere egregiamente messe in scena dal piccolo teatro era un appuntamento irrinunciabile. e che dire poi dei suoi artisti..l’impareggiabile Pippo Montalbano che, come giustamente ha scritto Caterina, ha avuto la sfortuna di nascere ad Agrigento. Concordo che Agrigento ha tante priorità ma non si può con un colpo di spugna cancellare la cultura, il teatro, lo sforzo di tanti che si battono per divulgarli. Ti sono solidalmente vicina e mi auguro che prevalga il buon senso. Se posso permettermi ti abbraccio. annamaria

     
  4. Giovanni Sardone scrive:

    Gentilissima Giusy,
    grazie per le parole utilizzate per rendere al lettore un’idea tangibile della nostra realtà agrigentina. Vivendo oggi la mia maturità e guardando indietro negli anni sono portato a fare questa riflessione, che certamente non mi consola, considerando i frutti che non abbiamo raccolto con l’impegno profuso attorno alla nostra idea. Ci prendono per stanchezza. Ci hanno messo nelle condizioni di un tale avvilimento che ci inducono a far scemare la residua stima nella valenza dell’attività profusa generosamente in questo nostro territorio. Ci siamo invecchiati nell’impegno di cercare di convincere le “autorità” della valenza del nostro progetto, non solo culturale. Nei momenti di scoramento ci capitava, con Pippo Montalbano, di leccarci le ferite ma di darci sostegno a vicenda per avere la forza di continuare a lottare, progettando, mettendo in cantiere opere nuove da includere nel nostro repertorio e da includere nel cartellone della Settimana Pirandelliana per offrirle agli estimatori del nostro Teatro. Ci auguriamo di non rimanere soli a sostenere quest’idea.
    Cara Giusy,
    La ringrazio per il sostegno ad un’idea che spero possa riprendere e continuare a vivere rinvigorita ed essere adeguatamente considerata da chi abbia la sensibilità di apprezzarla ed annoverarla tra i “beni immateriali” di questa nostra realtà.

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Gentile Giovanni Sardone,
      sono io a ringraziarla per tutto quello che ha fatto per la nostra città e per noi cittadini. Molti dei ricordi più cari che conservo di Agrigento -degli odori, del linguaggio, dei suoni, dei colori, dell’allegria e della tristezza della nostra città- sono legati al Caos e al Piccolo Teatro, che arricchiva le mie serate e il mio bagaglio. Mi spenderò per riuscire ad andare fino in fondo a questa vicenda, che trovo squallida, che considero l’epilogo di un percorso rovinoso alla cui origine sta il dramma dell’indifferenza e della superficialità quando non dell’ignoranza. Sempre a sua disposizione.
      Cordialmente,
      Giusy Randazzo

       
  5. Franco Fasulo scrive:

    “Qui le arti sentono il gelo”. Erasmo da Rotterdam scriveva queste parole in una lettera di raccomandazione indirizzata a Tommaso Moro, per l’amico pittore Hans Holbein quando lo stesso decise di allontanarsi dalla Svizzera dirigendosi oltre Manica colpito dagli avvenimenti della Riforma. Ilo risultato fu che la Gran Bretagna si arricchì dell’opera di uno dei più grandi interpreti della pittura del 500′ a scapito delle rgioni tedesche. Ma se ciò era ed è possibile per un singolo artista, assai più complessa vicenda è quando a sentir gelo è un’intera Compagnia teatrale. E se la suddetta Compagnia si chiama Piccolo Teatro Pirandelliano e la terra che l’allontana è la contrada natìa del grande drammaturgo agrigentino forse non è più il caso di parlare di gelo , ma di glaciazione. Una glaciazione civile che lascia basiti, congelati , appunto, per le modalità per le quali e con le quali si esilia il Piccolo. Un’operazione da alto medioevo, assolutamente non giustificabile – quale che sia la ragione- nella nostra contemporaneità. Non giustificabile perchè avviene all’ombra dorica della civiltà classica che ebbe nel teatro la sua massima espressione culturale; non giustificabile perchè censurare – de facto- una compagnia teatrale in terra pirandelliana è pura blasfemia. Mi auguro che la Cultura internazionale abbia parole da spendere su questo gravissimo atto, a cominciare dal Sunday Times che, recentemente, ha avuto parole di elogio per la Valle dei Templi.

     
  6. rosa maria scrive:

    Cara Giusy grazie per aver dato uno scossone e soprattutto voce a quella che ormai per noi attori del “Piccolo” è diventata una situazione insostenibile. Purtroppo chi non conosce la storia di questa compagnia teatrale e la storia della settimana Pirandelliana non può capire la reale dimensione del danno storico oltre che affettivo (almeno per me) di questo sfratto. Mio padre, Pippo Montalbano, attore e capocomico del “Piccolo”, in un sms inviato poco tempo prima della sua morte a tutti noi attori, parlava di un impegno morale che avevamo nei confronti della citta’! Peccato però che la città in questione non ne ha finora capito il valore!

     
  7. Lo Re J. scrive:

    Sul come, con un pennello di mare, radere al suono uno « sceccu di Raffieli ».

    Non la prenda come una provocazione, Giusy*, bensi come una battutina da quattro soldi da parte di un vecchio emigrato dell’entro terra agrigentino, che soffre tuttora la sua ’sicilianità’ lontano della sua terra.

    Settimane fa un link di non ricordo più quale sito mi fece scoprire questo blog e l’ho messo nei favoriti. Confesso che non ho ancora letto tutto, ma sono rimasto affascinato dalla sua cultura, dal suo coraggio nell’additare con parole chiare il sudiciume politico ormai endemico nella nostra bella isola e dello stivale e, il che non guasta niente, dalla sua bellezza. Come dire: la trovo bella dentro e fuori.

    A parte l’evidente errore di battitura di “suono” al posto di “suolo”, quello che non mi spiego è “i pennelli al mare” e se sapevo dell’asino di Buridano, mi suona nuovo che fosse lo stesso di quello di ‘Raffaieli’. Nessuna critica né polemica, ma semplice curiosità che le domando di cortesemente spiegarmi.

    Che poi il mio incipit, andando per il sottile, nel suo surrealismo metaforico potrebbe illustrare la difficoltà ultrasecolare della nostra bella isola a risolvere i suoi problemi civicamente, tanto, come faceva notare Sciascia non mi ricordo più in quale sua opera, “i siciliani, se singolarmente hanno qualcosa di grande come rampolli delle divinità greche, collettivamente da tempo sono e restano grezzi ed ignoranti….”

    *Nessuna familiarità impertinente, ma semplice, da parte mia, amicizia virtuale.

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Gentile Sig. Lo Re,
      grazie per avermi indicato il refuso “suono/suolo”.
      Bene, procediamo. Lei conosce l’apologo falsamente attribuito a Buridano dell’asino che muore di fame davanti a due mucchi uguali di fieno e non conosce la storiella dello “scecco di Raffiele”? Rimango basita :-). E’ necessario colmare immediatamente questo vuoto.

      Dunque, c’era una volta un certo Raffaele, per gli amici Raffieli, che possedeva un asino. Purtroppo Raffaele era un po’ tirchio e forse anche povero, di certo tanto ignorante. Giunse alla conclusione che il suo asino gli costasse troppo e così decise di abituarlo a non mangiare più. Ogni giorno gli dava sempre meno biada sino al giorno in cui provò a non darne più. L’asino, mesto, non scalpitava. Stava lì fermo, rassegnato e forse un po’ triste. Ci stava, però, che fosse amareggiato. Raffaele era felicissimo perché lo “scecco” sembrava essersi proprio abituato. Fino a quando un giorno morì e così commentò Raffaele: -Propriu ora avia a moriri, ca c’avia insignatu a un mangiari cchiù? (proprio ora doveva morire, che gli avevo insegnato a non mangiare più?)-.

      Si tratta insomma, come lei ha intuitivamente colto, di una mia variante all’asino di Buridano. Diciamo che è una versione giugintana.
      Per quel che invece riguarda i “pennelli a mare”, anche su questo mi ha lasciato un po’ sorpresa. Evidentemente lei vive in una cittadina in cui la rete fognaria funziona e dunque non sa che nei casi in cui i liquami sono destinati al mare aperto vengono “accompagnati” da una tubazione sottomarina che dovrebbe indirizzare il loro percorso -i pennelli, per l’appunto. Ad Agrigento “s’avianu rumputu”. Ne immagina le conseguenze, no?
      Comunque, se li vuole vedere, clicchi qui: http://www.grandangoloagrigento.it/?p=9545
      La ringrazio per il simpatico commento e mi auguro di riaverla mio lettore.
      Un caro saluto,
      Giusy

       

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