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Effetto farfalla. Su ‘Il motore ad acqua’ di Mauro Parrinello

 

(Pubblicato su Teatro.org il 17 maggio 2012)

Charles Lang ha ideato un motore che necessita soltanto di acqua per produrre energia. Spera di poter brevettare la sua invenzione; spera di divenire ricco; spera di poter poi vivere per il resto della sua vita serenamente assieme alla sorella Rita. Siamo nel 1934, nell’America che cerca di risorgere dopo il Big Crash. Siamo nel New Deal, nell’America della crescita economica e sociale. La realtà però con cui Lang si scontra è un’altra. Non quella della redistribuzione della ricchezza, non quella delle riforme, dei cambiamenti a vantaggio di tutti i ceti, piuttosto quella di un capitalismo senza scrupoli. Il testo teatrale fu riadattato da Mamet sulla base di una storia vera che aveva come protagonista l’inventore Charles H. Garret e suo padre, che nel ’35 brevettarono un carburatore elettrolico. Mauro Parrinello porta sul palcoscenico del Duse un’opera che induce alla riflessione e che dal 1977, anno della sua prima rappresentazione, a oggi è da considerarsi sempre attuale.
La strutturazione dello spazio scenico è davvero eccellente. Il movimento iniziale dà il la per la comprensione visiva dell’intera commedia, posizionando lo spettatore e dividendo il luogo di rappresentazione. Pur essendo soltanto sei, gli attori riescono a simulare non soltanto il popolo ma un numero notevole di personaggi. Forse l’unica nota stonata è la pretesa di pretendere troppo dagli interpreti, di non aiutarli se non con l’idea registica di dare risalto all’azione. Occorrevano più suoni, più rumore, che invece sono ridotti al minimo. Elemento accettabile e condivisibile è invece l’uso molto parsimonioso degli oggetti e degli arredi che sono davvero esigui e di estrema semplicità. Questo permette di ricostruire, alla lettera, la scena e di ricollegarla geometricamente all’intera trama nel modo giusto. Le luci giocano un ruolo molto importante poiché permettono alla storia di essere narrata non soltanto attraverso una divisione spaziale, che spesso è precisata dall’illuminazione, ma anche con l’alternarsi di luce-ombra che attua un vero e proprio montaggio dell’opera, estremamente frazionata da un numero notevole di scene.
Dal punto di vista strettamente tematico, ritorna un’idea deterministica su cui il regista ha insistito molto, e giustamente. Il tema è spinoziano per dirla con linguaggio filosofico: tutto è collegato, nulla accade se non per una necessità che fa dell’evento un’azione che non poteva che necessariamente avvenire. Così, accanto al grande filosofo olandese non si può che citare anche il sottile discorso nietzscheano che si intreccia con quello: nessuno può cambiare ciò che un uomo ha fatto. Le scelte sono eterne, aggiungiamo noi. Ma che cosa significa? Che cosa è questo ritornello della rete, del ritorno dell’uguale, della catena di Sant’Antonio? Una metafora, senza dubbio, perché sia chiaro a tutti che ciò che c’è al di fuori non può che generare scelte intime e definitive e curvare per sempre un certo andamento dei fatti. Non è superstizione, è realtà. È la teoria del caos, de The Butterfly Effect, che è in realtà geometrica e perfettamente verificabile dall’origine del mondo a oggi. Detto questo, l’effetto che Lang provocherà è preannunciato.
Per scoprire se avete capito dovete andare al Teatro Duse entro e non oltre il 20 maggio 2012. Non ve ne pentirete.

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Teatro Stabile di Genova – Sala Duse
Il motore ad acqua
Di David Mamet
Regia di Mauro Parrinello
Traduzione italiana di Anna Maria Bavasco
Produzione: Compagnia dei demoni
Cast: Marco Avogadro, Jacopo Maria Bicocchi, Arianna Comes, Orietta Notari, Mauro Parrinello, Fausto Sciarappa
Dal 15 al 20 maggio 2012

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