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Agrigento: aspettando Godot

 

La situazione di Agrigento è tra le più inverosimili in questa tornata di ballottaggio nelle città in cui si sceglie il primo cittadino. A confrontarsi sono due candidati invotabili. Uno è l’attuale sindaco Marco Zambuto, il quale non soltanto non ha fatto nulla per la città, ma ha trascorso gli anni del suo mandato cambiando partito. Votato da una popolazione convinta dal grido di battaglia “Al di sopra dei partiti”, ha azzerato la giunta dopo qualche mese per approdare al pdl. Ma molti assessori, a cominciare da Luparello, Minacori e Tuttolomondo, lo avevano già abbandonato, non appena ebbe a svoltare a destra. E così dal 2008 al 2011 Zambuto è stato con Alfano. Sodali sino alla rottura. In seguito Alfano, visto il disastro dell’amministrazione dell’amico, ha deciso di cambiar aria e di farsi vedere a braccetto con il virgineo Pennica. Zambuto così è andato da Casini a farsi consolare. E Luparello -che lo aveva criticato, abbandonato e condannato- è ritornato tra le sue braccia non prima di uno scambio epistolare emozionante con cui si sono perdonati a vicenda. Insomma, l’amore è trionfato.
Diciamolo, con l’attuale sindaco il centro storico agrigentino è colato a picco: palazzi crollati, edifici attualmente pericolanti, messa in sicurezza con nastri a strisce. Per non parlare della situazione dell’inquinamento del litorale. E che cosa fa Zambuto? Si presenta con un programma che fa rabbrividire. Se fino a ieri non aveva fatto nulla per la città che ama –ricordo che lo slogan della sua candidatura è “DifendiAMO Agrigento” (c’è da ridere!)-, adesso vuol cementificare il centro storico. Il progetto è denominato “Terravecchia di Girgenti” e vede il coinvolgimento di nomi già noti agli agrigentini per essersi distinti nella costruzione dell’ospedale “San Giovanni di Dio” (altra risata sottecchi).
Ma andiamo dall’altro lato. Proprio “altro” non direi, perché Pennica sorride trionfalmente sotto il simbolo del PDL, “portato” da Paolo Minacori, lo stesso che aveva abbandonato Zambuto non appena questi si era apparentato con Alfano. Giri di valzer tipicamente agrigentini. Lui, il Pennica, il centro storico invece lo vuole salvare. “Come” non è dato sapere, certamente non con il progetto Terravecchia. Insomma, un bel guaio per gli agrigentini. Ma di chi è la colpa di questa situazione? Alcuni dicono della sinistra troppo frazionata che ha visto disperdere i voti, altri dell’assenza di nomi veramente eccellenti.
Eh, sì, perché gli agrigentini sono come gli ebrei, aspettano ancora il salvatore e visto che uno almeno di nome c’è ed è in lizza, hanno deciso di votarlo. Se si prova a spiegar loro che starsene a casa non è disfattismo, non è qualunquismo, ma scelta ponderata, volontà di non sporcarsi le mani, consapevolezza di essere troppo stanchi per inciuci vari, allora si arrabbiano e ribattono: “E che dovremmo fare? Far vincere Zambuto?”. Dico io: ma se la scelta fosse stata tra Hitler e Pol Pot, avreste scelto per forza?
E che cosa si può fare per il centro storico a questo punto? Di certo non sperare che “uno” lo salvi, ma che “i molti” lottino perché è patrimonio comune.
E c’è da dire in tutto questo che gli agrigentini non hanno risolto dopo secoli neanche la questione dell’acqua corrente, che pare una cosa normale a tal punto che neppure se ne parla più; non è neppure più considerata nei programmi elettorali. Al nord manco lo sanno che gli agrigentini “aspettano” l’acqua, come altri aspettano Godot.
E lasciamo da parte l’acqua e lasciamo da parte l’inquinamento.
Insomma, lo vogliamo capire o no che dobbiamo scendere in piazza? che i NoTav non hanno aspettato il Salvatore per muoversi? Si sono alleati tra di loro per salvare il proprio territorio, per difenderlo, per additare i colpevoli, disposti persino alle manette. Questo significa amare la propria terra e non nascondersi dietro apparentamenti e inciuci e necessità. Pennica propone il cambiamento. Sì, quello di cui parlava Tomasi di Lampedusa: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Questo è il cambiamento che pdl & company vi invitano a votare! Ma in che cosa consisterebbe il cambiamento?
ALFANO, CIMINO, DI MAURO, GENTILE
Tutti nomi nuovi, non c’è che dire, e votati al cambiamento. E poi, ammettiamolo, hanno superato persino le barriere ideologiche. Amano troppo la città. Questo è il motivo. D’altronde quanto si sono sacrificati per questa terra ingrata, eh?
Ma fatemi il piacere!

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3 risposte a Agrigento: aspettando Godot

  1. diegod56 scrive:

    cara giusy, in quel turbinìo di nomi non ci ho capito nulla, e in effetti hai reso bene l’idea con il concetto del valzer, anche se io, forse avvinto da un esotismo di maniera, ho pensato al teatro dei pupi con i fili che muovono i personaggi e il puparo se sempre lui, e fa tutte le voci

    in genere sono contrario al non voto, ma in questa circostanza mi pare una scelta di dignità

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Diego caro,
      hai capito bene, invece! E quello che non hai capito è esattamente quello che continua a non essere chiaro neanche a me. Troppi nomi, sempre gli stessi, intorno alla stessa torta.
      “Una scelta di dignità”, ben detto!

       
  2. Giovanni Spoto scrive:

    Ti leggo sempre con piacere.

     

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