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Maternity Blues

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 6 maggio 2012)

Sperimenta il dolore allo stato puro chi sopravvive a un figlio. Ed è già molto difficile rappresentare il volto di un genitore che vive un’esperienza estrema di tal natura. Quando però un figlio muore perché la madre lo ha assassinato, allora siamo di fronte a un dolore puro che sconfina, va oltre, annega nell’inferno e risorge come demone che per sempre si impossessa di quel corpo di donna, soltanto apparentemente vivo.
Clara, Eloisa, Rina e Vincenza vivono in un ospedale psichiatrico giudiziario. Hanno ucciso i loro figli. Clara è appena arrivata. Le altre, con i loro caratteri diversi e unici, hanno già imparato a vivere nel loro inferno, condividendo le fiamme. Eloisa, il cui cinismo cela e racconta con gli occhi una sofferenza indicibile, ha ucciso il figlio con un sacchetto di plastica nella testa. Rina è una giovane donna, rimasta piccina nell’anima; ha avuto sua figlia a sedici anni; l’ha uccisa annegandola nella vasca da bagno. Vincenza, religiosissima, ha ancora due figli; il terzo, neonato, l’ha infilato nella lavatrice. E infine Clara, che ha annegato i suoi due bambini, il cui marito è aperto al perdono. Lei però rifiuta.
Il modello di madre che si sperimenta guardando questo film non è diverso da quello che incontriamo tutti giorni allo specchio o per strada o a casa o tra gli amici. Insomma, quelle donne le abbiamo già viste, le troviamo soltanto in un luogo diverso dal solito. Il mostro è dentro. Non si vede. Sussurra. Prende confidenza. Si apre. Poi piange, si scioglie e compare come il volto del disperante senso di colpa. Eloisa lo urla alle altre: lei non ha il marchio con la S inciso sulla fronte. Non è vero. Il Senso di colpa ha continuato a uccidere anche lei, come prima ha ucciso i loro figli -«Per il mondo noi siamo pazze, mai che pensino che è da pazzi mettere al mondo qualcuno»-, e adesso uccide loro. Ogni giorno. In un’insopportabile agonia. «Credi in Dio?», chiede Vincenza; «No», risponde Clara; «Peccato, allora farai il doppio della fatica». Bugia. Vincenza si ucciderà dopo aver scritto per l’ennesima volta ai suoi tre figli. Clara sembrerà trovare una sua dimensione nel dolore, nonostante il giudice implacabile che sta nella sua testa non abbia alcuna intenzione di perdonarla. Epperò, «quanto può essere ostinato e resistente il cuore di una donna». Questa l’ultima frase che si sente e si legge a conclusione del film.
Il regista, Fabrizio Cattani, si è ispirato alla commedia drammatica di Grazia Verasani, From Medea, e assieme a lei ha scritto la sceneggiatura. La maternity blues è in realtà la depressione post-partum. Un titolo d’effetto, certamente, ma non è quello che racconta la pellicola.
Il film ha tentato di dire l’ineffabile. Giusto. Necessario. Ma l’ineffabile è tale perché è impossibile a dirsi. Si è concentrato sulla tematica, lasciando che la pellicola si esprimesse nella sua assoluta semplicità, ma non è riuscito ad andare a fondo e la descrizione è rimasta in superficie, concentrandosi sulle dinamiche relazionali delle quattro donne. Spesso, soprattutto nella seconda parte del film, scivola nell’enfatico. Buone alcune scene, grazie anche al montaggio, come quella relativa al flash-back di Vincenza quando uccide il proprio figlio. Le quattro attrici sono brave, entrano nel personaggio, in modo particolare Eloisa, interpretata da Monica Birladeanu, e Andrea Klara Osvart, nel ruolo di Clara, la protagonista principale.
Dobbiamo ammettere che voler affrontare un tema simile è arduo. Forse si poteva far di meglio. Forse il film necessitava di essere più sobrio, più essenziale nella sceneggiatura piuttosto che non nella forma cinematografica. Forse. Forse però è molto più facile il ruolo di giudice in questo caso. Intanto plaudiamo al fatto che Cattani ci ha tentato, che ha messo in circolazione un film, costato poco, e senza dubbio socialmente necessario.

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Maternity Blues
Regia di Fabrizio Cattani
Sceneggiatura di Fabrizio Cattani e Grazia Verasani
Tratto da From Medea di Grazia Verasani
Montaggio di Paola Freddi
Produzione: The Coproducers, Ipotesi Cinema, Faso Film
Italia, 2011
Con: Andrea Klara Osvart (Clara), Monica Birladeanu (Eloisa), Chiara Martegiani (Rina), Marina Pennafina (Vincenza), Daniele Pecci (Luigi), Elodie Treccani (Giulia), Lia Tanzi (Parrucchiera Rosa)

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