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Reality di Matteo Garrone

 

(Pubblicato su Alcinema.org il 5 maggio 2012)

Luciano è un personaggio. Glielo dicono in tanti. È sempre al centro dell’attenzione, persino quando lavora nella sua pescheria. Così, per caso, dietro le insistenze della famiglia, partecipa a un provino per il Grande Fratello. La sua vita di pescivendolo e -come seconda attività- di piccolo truffatore viene sconvolta: entra nel personaggio-Luciano prima ancora di diventarlo. Insomma, il Grande Fratello comincia subito e il pescivendolo trentenne crede di essere spiato, inseguito, controllato dal GF fino a perdere se stesso.

È un film profondamente triste. E su questo mare di pura melanconia plana un’ironia tagliente, rivelatrice, disincantante. Un’ironia che fa sanguinare. La vera protagonista di questa pellicola è in realtà la nostra società, che giustamente Guy Debord aveva definito “società dello spettacolo”. E come il filosofo francese, per ricordare le origini dell’alienazione dell’individuo, inserisce nel testo un’epigrafe tratta dall’Essenza del Cristianesimo di Feuerbach, così in questa pellicola il regista Matteo Garrone -già noto per Gomorra– si fa nuovamente provocatorio affiancando all’illusione prodotta dalla televisione quella dovuta all’oppio dei popoli. Alla fine, infatti, Luciano sembra avviato verso la guarigione grazie al suo amico che lo introduce nella comunità cattolica facendolo partecipare alle messe e ai riti sacri:

«E senza dubbio il nostro tempo … preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere … Ciò che per esso è sacro, non è che l’illusione, ma ciò che è profano, è la verità. Anzi, ai suoi occhi il sacro s’ingigantisce ai suoi occhi via via che diminuisce la verità e l’illusione aumenta, cosicché il colmo dell’illusione è anche per esso il colmo del sacro.
Feuerbach,  Prefazione alla seconda edizione di L’Essenza del cristianesimo».
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Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione.
(Guy Debord, La società dello spettacolo, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2008, pp. 51-53)

L’allusione è dunque forte e ben fondata. La conclusione di questo magnifico film-denuncia è paradigmatica del nostro tempo: la polarità realtà-finzione è annullata a favore dell’illusione, in modo tale che la realtà diviene finzione.
Anche dal punto di vista cinematografico Reality è un film potente, che si regge con difficoltà perché coinvolge, mette in discussione, attiva lo spettatore. Uno spettatore di solito abituato, da una pessima cultura del visuale, a non decodificare più, a esser passivo di fronte alle immagini in movimento. Qui invece s’impone una partecipazione. Persino la musica spinge al coinvolgimento, obbliga alla riflessione, facendosi possente pur senza essere dominante. E va in questa direzione anche quel magnifico piano sequenza al rientro dal banchetto di nozze o il ruolo del mosso, grazie alle riprese con la telecamera a spalla: ci fanno entrare nella quotidianità dei personaggi, in questo loro umano barcamenarsi tra l’apparire –i festeggiamenti per il matrimonio- e l’essere –il ritorno alla povertà della casa e dei propri corpi. E lo spettatore impara. Impara che non è la povertà che rattrista, ma la miseria della volgarità di un personaggio come Enzo, di un matrimonio seriale, di corpi in fila per partecipare a un programma insulso, di teste svuotate dalla televisione. E poi i primissimi piani, che mettono in crisi la rappresentazione e il fuoricampo, che danno la percezione della pura immagine, della pura materialità, che restituiscono quasi la sensazione che il regista, dopo quella prima ripresa panoramica sulla città di Napoli, abbia intenzione di non lasciarci scampo per tutto il resto della pellicola: dobbiamo guardare, dobbiamo comprendere che cosa c’è dietro.
Nulla. Dietro c’è il nulla. E sul nulla si allontana la telecamera prima di congedare lo spettatore stupefatto. Così il film si chiude con un’altra veduta aerea: non più Napoli, ma l’immagine della nostra società.
Superfluo aggiungere che è meritato il premio vinto al Festival di Cannes 2012, il Grand Prix Speciale della Giuria.

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Reality
Regia di Matteo Garrone
Soggetto: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Maurizio Braucci, Ugo Chiti
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Alexandre Desplat
Con: Aniello Arena (Luciano), Loredana Simioli (Maria), Nando Paone (Michele), Graziella Marina (mamma di Luciano), Nello Iorio (Massimone), Raffaele Ferrante (Enzo).
Trailer ufficiale: http://www.youtube.com/watch?v=LzNbwEoBHfQ

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