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Uno sgarbo ad Agrigento

 

È il 16 aprile 2012. Siamo a Porta di Ponte. Inizia il comizio di Totò Pennica, supportato da Vittorio Sgarbi e da tutto il PDL. Davanti a loro un folto numero di persone che si sono conquistate il primo posto in fila per applaudire e compiacere la faccia televisiva di turno che li onora della sua presenza, anche se il suo linguaggio è di una volgarità senza limiti, anche se dice menzogne, anche se dimostra un disprezzo totale per i problemi concreti del territorio, anche se è evidente che considera le persone di fronte a lui antropologicamente subumane e inferiori. È un bugiardo che usa la retorica a fini personali.

«Quando non sanno come cacciarti si inventano la mafia che non c’è, pur di rompere i coglioni. È un mondo di pazzi».

«[Antinoro] viene portato in Tribunale davanti a un magistrato criminale che sulla base di quello che vuol chiamare mafia –tremila euro per cinquanta voti- chiede otto anni e mezzo. Dobbiamo accettare questo?».

E giù applausi. Vergognatevi perché la mafia ha distrutto il nostro territorio, ha fatto scappare e ha ucciso migliaia di persone, ha impedito e impedisce ai vostri figli di lavorare, di sognare, di aspirare lealmente alla realizzazione del loro progetto di vita. E voi applaudite un uomo che si permette di dire che non esiste. Fin da piccola ho sentito dire che la mafia non esiste. Persone come lui me lo dicevano: “La mafia è un concetto”; “Di mafia si può parlare da una certa cifra in poi”; “E che? La mafia è in liquidazione che si abbassa a muoversi per tremila euro?”.
Mi viene in mente il paradosso del sorite: se un granello di sabbia non è un mucchio, quando un mucchio diventa mucchio? La risposta di Sgarbi: dopo i tremila euro. A tremiladuecento è mafia? Sgarbi crede di poter educare i siciliani al silenzio delle coscienze. Alimenta questa rete di legittimità che dal mafioso sino all’elettore è un continuo giustificare l’illegittimo con la scusa che non è mafia. Quando è mafia?

«Avete avuto un bravo presidente di regione, che si chiama Vasa vasa ovvero Cuffaro che è in carcere per una cosa che non ha fatto».

E giù applausi. Neanche questa è mafia. Soltanto Sgarbi sa che cos’è la mafia. Eh, sì. Lui lo sa. Per esempio, sa perfettamente che le accuse a Cuffaro sono di sostanza, ben riportate nella sentenza che troverete in questo articolo e che chi vorrà potrà leggere.  Vi consiglio anche di ascoltare Cuffaro, il nostro bravo ex presidente di regione, in un bell’intervento che risale al 1991 in cui accusa tra gli altri anche Falcone che ha infangato il buon nome dei migliori politici della Sicilia. Sembra Sgarbi quando comincia a farsi gonfiare le vene del collo credendosi in tal modo più credibile.

Ed è bugiardo Sgarbi perché sa che Antinoro è stato assolto dall’accusa di mafiosità per quel che concerne il reato di voto di scambio, ma rimane quello che è: uno che per amici sceglie i boss della mafia.
Applaudite la menzogna, perché siete dei poveretti che fanno finta di non sapere che se lui è lì a parlarvi è soltanto perché vi considera antropologicamente inferiori e subumani, a tal punto che pensa che non sappiate neanche che il figlio di Bossi è chiamato il trota.
Ed è un bieco adulatore, consapevole di esserlo, perché cerca di ottenere il consenso raccontandoci che noi siciliani siamo i migliori, che da noi ci sono tante belle cose di cui bisogna occuparsi, che non dobbiamo credere a chi scambia per mafia ciò che è semplice delinquenza, dobbiamo ribellarci ai magistrati criminali che considerano mafia ciò che non lo è.

«Poi vai al nord e vedi il signor Bossi, il quale ruba soldi. Degli italiani, dei siciliani per la sua famiglia e nessuno l’arresta. Lì non si chiama mafia. Sono ladri! E Maroni peggio di lui. Sono ladri, ladri schifosi che hanno umiliato la Sicilia in tutti i modi. […] Cuffaro è in galera e Bossi a piede libero. Antinoro viene indagato e Maroni fa lo spiritoso».

E giù applausi. Ma Bossi non è alleato con il partito che da sempre Sgarbi difende?

«Guarda caso, solo in Sicilia c’è la mafia. Io ho portato qualunque cosa a Salemi, senza prendere una lira. Sciolto il comune. Questo è lo Stato. Uno Stato di merda. Ecco perché occorre la ri.vo.lu.zio.ne!».

E giù applausi. Vergognatevi perché quest’uomo aveva detto che avrebbe reso migliore Salemi e insieme ai suoi amici, durante la campagna elettorale, distribuiva gongoli  che come miseri morti di fame gli abitanti di Salemi cercavano di afferrare –la foto che pubblico riguarda una di quelle serate-, e cacciava via i contestatori, urlando loro di tutto, sol perché gli chiedevano come mai un pregiudicato, condannato per truffa, volesse ricoprire un ruolo istituzionale. Risultato: il Comune di Salemi è stato commissariato per mafia e Sgarbi ha dato le dimissioni. Leggete bene cosa scrive Attilio Bolzoni. Vi riporto un brano ma il link è a vostra disposizione:

“Con le calunnie vogliono fermarmi”, ci aveva detto un paio di anni fa Sgarbi dopo che l’avevano eletto con il 67% dei voti. Alle sue spalle si allungava già l’ombra di “Pino” Giammarinaro, prima democristiano legato a Salvo Lima, poi amico di Totò Cuffaro, poi ancora arrestato per mafia e assolto dall’accusa di mafia e alla fine scivolato in altre indagini di mafia. Da sorvegliato speciale dal 2001 al 2005 ha continuato a fare affari con sanità pubblica e privata, qualche mese fa i magistrati di Trapani gli hanno sequestrato beni per 35 milioni di
euro.
Il Comune di Salemi l’hanno sciolto per “Pino”, che manovrava dietro le quinte e qualche volta anche di presenza. Uno stralcio della relazione del ministro dell’Interno al Presidente della Repubblica: “Questi (Giammarinaro, ndr), partecipando alle riunioni di giunta ed avvalendosi di fidati esponenti della compagine elettiva, sui quali esercita il proprio ascendente, è riuscito a condizionare l’attività dell’ente locale…”. (Sgarbi e il cugino del boss ergastolano ombre sulla nuova candidatura a Cefalù, in La Repubblica, 6 aprile 2012, p. 21)

E di nuovo Sgarbi, che delira tra una volgarità e un’altra:

«E io avrei voluto dire a Pennica, se non avesse questa necessità pirandelliana di apparire vergine e puttana insieme, che era meglio che al posto di Epolis [nel simbolo] ci fosse stato La rivoluzione, che è quella che abbiamo portato dentro Epolis, che comunque rivoluzione è, in quanto lo ha ben detto, prima si è dato il candidato, l’uomo, la sua volontà di mettersi in gioco, la sua forza, la sua energia, il suo desiderio di dire “voglio provare”, e poi sono arrivati gli altri, scodinzolando si sono affiancati, i quali medesimi oggi sono qui ad appoggiare lui con funzione prioritaria e poi mi guardano con sospetto a Cefalù, perché lui ha avuto il problema di non avere i partiti, i quali poi sono venuti, io invece sono veramente solo a Cefalù e se vincerò sarò felice di mandarli a cagare tutti preventivamente».

E giù applausi e risate. Vergognatevi.

«È  uno Stato di merda che butta i danari e poi si lamenta che glieli rubano».

«Il presidente Napolitano, che sembra la madonna, quando andava al Parlamento europeo, e sappia che io lo so, sappia che io lo so, prendeva un rimborso per il viaggio, che era quello che dava il parlamento, di 800 euro. Prendeva l’aereo e spendeva 50 euro».

«Uno stato che non ha i soldi per la Valle dei Templi, che dice che non ci sono i soldi per finire Piazza Armerina ma li dà a Rutelli, che è quello che va col motorino. Quando vedi un motorino senza la testa, quello è Rutelli. Cosa sta andando? Va da solo il motorino. Non ce l’ha la testa».

E giù risate.

«Grillo ha scambiato il partito con un albergo: cinque stelle. Non ce la fa proprio. Non ci arriva perché è corto nel cervello».

«Ma la vera mafia che era lo Stato, non è in grado neppure di capirla, neppure di capirla, tanto sono ignoranti alcuni dei carabinieri, prefetti, questori, ignoranti perché guardano solo la televisione. Il loro modello è il maresciallo Rocca. Questa è la loro cultura, il massimo a cui possono arrivare».

E giù applausi. Vergognatevi perché lui sa benissimo che se lo applaudite non è per le cose che ha fatto –perché non ha fatto proprio nulla tranne che danno- ma proprio perché è un personaggio televisivo, perché sa che voi gli darete ascolto per questo. Sa perfettamente che nessuno di voi lo sta applaudendo perché ne ha misurato la competenza leggendolo sui libri. Nessuno lo conosce per le sue qualità di storico dell’arte, ma perché è uno squallido personaggio televisivo.
Adulatore e bugiardo:

«Allora, io auguro a Pennica quello che sicuramente ha voluto fare anche Zambuto, che se non è riuscito a fare non è per la mancanza di volontà ma per avere lo Stato contro. Mi ricordo con D’Orsi qui –anche lui trattato male per quattro palme- che chiedeva l’aeroporto. Aveva ragione perché non puoi arrivare con l’aeroporto (sic!) nel posto più bello del mondo? […] C’hai o non c’hai la Valle dei Templi (sic!), mettici un cazzo di aeroporto».

E giù applausi. Perché non glielo dite che noi abbiamo un sacco di problemi ad Agrigento? Perché non glielo dite che deve fare discorsi seri? Perché non vi incazzate? Sa dell’acqua corrente e potabile che non c’è? Sa dei trasporti? Delle strade, dei treni, del centro storico che crolla? Sa che non c’è lavoro? Sa che la maggior parte delle assunzioni è in nero? Sa che l’illegalità e l’inciviltà sono legittimate attraverso vecchie logiche che fanno di ognuno l’amico di qualcun altro? Sa che il voto di opinione non lo pratica che una parte infinitesimale della città?
Sì, lo sa, ma è un bugiardo e adulatore.

«Non fate le trote, non fate i delfini, siate uomini per la libertà, per la Sicilia, per Agrigento, capitale d’Italia e del mondo».

E giù applausi.
Ed ecco a voi chi è Totò Pennica. Un retore sprecato che si fa supportare da Vittorio Sgarbi. Un oratore consumato che si fa supportare da Angelino Alfano che in vent’anni di politica non ha fatto niente per Agrigento. Nulla! Di che cosa dovremmo essere orgogliosi, Angelino? Di averti dato i natali? Io mi vergogno, invece, e mi vergogno di averti avuto compagno di scuola. Sei squallido. Non hai fatto niente per la tua città, hai coltivato il tuo orto, i tuoi interessi e quelli del tuo padrone; hai usato la tua città come magazzino di voti e gli agrigentini come servi. In vent’anni di politica l’unica cosa di cui ti vanti è di aver inaugurato un pezzo di autostrada.
Ed eccovi la chicca finale del vostro candidato Pennica:

«Ci sono i miei amici di Camera Zen qui, o no? Vabbè, anche se non ci sono avevo preso un impegno. A testimonianza che io gli impegni li mantengo. Dico a Riccardo Gazziano: Il 6 e il 7 maggio ad altro votare non posso, io voto pelo rosso. Cchiù pilu russu pi tutti!».

E giù risate. E poi il suo amicone Sgarbi:

«È una bella dichiarazione perché u pilu neru e u pilu biondo lo tengo io».

E giù applausi e risate. Vergognatevi.
Se si creano le condizioni perché si dicano queste cose è evidente che il livello è infimo. Permettetemi allora di concludere dicendo quello che sento per gente che si è mangiata la Sicilia, che ha mangiato con la Sicilia e che intende ancora mangiare, illudendovi di farlo per la Sicilia: PORCI (mi scuso con i suini)!

 

E sia chiaro a tutti: state ben attenti a non criticare l’avvocato Pennica o a parlare di uova insieme con i suoi amici, altrimenti vi telefona a casa e minaccia di informare le forze dell’ordine e di fare querela. Muti e allineati!

 

 

 

 

 

 

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15 risposte a Uno sgarbo ad Agrigento

  1. Biuso scrive:

    Intorno alla metà del Cinquecento Étienne de La Boétie scrisse un libro dal titolo Discorso sulla servitù volontaria, la cui tesi fondamentale è che i potenti e i tiranni sono tali perché i sudditi permettono loro di esserlo. Quanto sta accadendo ad Agrigento, questo incredibile comizio di suprema volgarità, è una clamorosa conferma della tesi di La Boétie. Il tuo amore per Agrigento, Giusy, non tollera che la città subisca questa ennesima forma di disprezzo. I tuoi concittadini dovrebbero esserti grati per aver detto con voce durissima, limpida e coraggiosa che Agrigento non merita questo scempio linguistico, politico, culturale.
    Spero dunque che gli agrigentini comprendano ciò che è evidente in questo tuo testo: la pena per una città così clamorosamente offesa da chi evidentemente ritiene che qualunque cosa si dica ai suoi abitanti, essi la accetteranno con animo passivo, rassegnato o persino entusiasta.
    Sarebbe ora di capire che non esistono uomini della provvidenza, non esistono salvatori autoctoni (Pennica) o importati (Sgarbi); che una comunità si libera se ciascuno dei suoi abitanti difende in primo luogo la propria dignità; se con le azioni e i pensieri, con il lavoro e con le parole porta il proprio contributo di pulizia, lontano dal vuoto politico e dalla sporcizia esistenziale che emergono da questo comizio.

     
  2. AmicoDiUnAvvocato scrive:

    per avere una migliore idea di questo avvocato dovreste ascoltare una telefonata che appare proprio come un’intimidazione

    [Ho ricevuto questo commento anonimo. Ho eliminato il link a un video su youtube nel quale si sente la voce di Pennica. Il video è pubblico ma lo ripristinerò se e quando chi lo ha inviato si firmerà con il proprio nome e cognome.
    L’anonimato, infatti, è un segno proprio di quella mentalità mafiosa che nel testo ho cercato di criticare.
    Perché questa paura? Chi vi può fare del male?
    Giusy Randazzo
    ]

     
  3. giovanna scrive:

    Agrigento merita dei confronti politici più degni.Questa città è la culla dell’arte e uno come Sgarbi avrebbe avuto davvero tanto di cui poter disquisire.Come per esempio poter “usare” l’immenso patrimonio artistico che possediamo come mezzo per rilanciare il turismo creando delle opportunità lavorative. Da una persona che ha una cultura come la sua ci si poteva aspettare ben altro discorso e invece dalla mia città è partito un attacco allo Stato,alla magistratura, alle forze dell’ordine per concludere col “pilu pi tutti” alla Cetto la Qualunque, il tutto condito con una quantità di volgarità sfociante in applausi e risa. Mi chiedo cosa avessero da ridere i miei concittadini e se si sono resi conto della gravità di ciò che hanno ascoltato.Io agrigentina mi vergogno!!! E dopo aver pensato di non andare a votare o di annullare la scheda, ho deciso invece che voterò perchè il mio voto è preziosissimo e serve alla mia città urgentemente. Cari agrigentini quando lo capirete che il coltello(il voto) dalla parte del manico lo teniamo noi????

     
  4. mariella celauro scrive:

    Sai cos c’è di nuovo?
    Rimarrò a casa il giorno delle votazioni!
    Questa massa amorfa di squallidi individui
    che vuole accattivarsi le simpatie dei cittadini
    non merita il mio voto, perchè il mio voto è sacro
    e non lo spreco come in passato, che speranzosa nel cambiamento
    l’ho donato a gente infida,tornacontista e voltagabbana.
    Se gli Agrigentini vogliono continuare a fare i fessi facciano pure,
    io mi sono affrancata!

     
  5. Francesca scrive:

    Gentilissima signora, ciò che lei ha scritto é il ritratto perfetto di ciò che accade nella nostra città da decine e decine di anni, un triste antico squallido quadro giustamente descritto dal un critico d’ arte che non ha compreso come ancora una volta ci sentiamo offesi da una falsa,ipocrita,volgare recita che vorrebbe rappresentare l’amore per Agrigento e per gli agrigentini. Una campagna elettorale che come sempre non poteva smentire la realtà di un futuro che non esiste e che non potrà mai esistere finché le menti e dico tutte le menti non cambieranno radicalmente. Sono gli applausi della gente, che anziché sentirsi offesi nel sentire un comizio fondato su di un umorismo sciatto e volgare, esprimono un consenso assurdo e inaudito. Peccato inizialmente questo progetto sapeva di squadra di cultura e di serietà, ma adesso? Adesso siamo ancor di piú nella merda. Peró stiamo tranquilli Alfano ci salverà …

     
  6. Enrico scrive:

    lasciare il popolo nell’ignoranza anzi, volere a tutti costi che rimanga nell’ignoranza attirandolo con trucchi di qualunque tipo è sempre stato l’iter di chi sfrutta e disprezza il popolo stesso. Brava Giusy sono con te

     
  7. Biuso scrive:

    I commenti che questo tuo testo ha ricevuto, Giusy, sono sinora pochi, anonimi, pseudonimi.

    Pochi, rispetto ad esempio a quelli che hai ricevuto -anche dai tuoi amici e concittadini agrigentini- a proposito del naufragio della Concordia. Facile indignarsi e denunciare eventi e persone ben lontane da noi, vero?

    Anonimi e pseudonimi. E anche questo dimostra che la tua analisi è corretta. Se, infatti, dei cittadini che ti conoscono e che conosci tremano come foglie al vento se devono firmarsi con il loro vero nome soltanto per dirti “sono d’accordo”, significa che i siciliani siamo davvero un popolo di pesciolini rossi che giustamente gli squali del malaffare politico e della mafia divorano a loro piacimento.

    E se qualcuno dovesse pensare che parlo così perché tanto Agrigento non è la mia città e quindi non posso subire ritorsioni (!!) dai candidati sindaco che dovessi criticare, ricordo che io sono di Bronte, il cui sindaco è il potente senatore del PdL Pino Firrarello, contro il quale ho scritto numerosi articoli, ad esempio questi due:
    Il senatore Firrarello è comunista
    Piazza Firrarello

    Manzoni sostiene -a proposito di Don Abbondio- che «se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare». Continuate dunque a vivere nella vostra miseria. Ma poi non parlate di nascosto, come fanno i servi. Perché «chi si fa verme non deve poi lamentarsi se lo schiacciano» (Immanuel Kant).

     
  8. Giovanni Spoto scrive:

    Cara Giusy, come sempre hai scritto un articolo molto interessante.
    Andrò a votare, voterò con coscienza e consapevolezza per il candidato a Sindaco che ritengo più idoneo per guidare la città nella quale vivo e voglio continuare a vivere. La mia scelta si baserà principalmente su qualità morali ed etiche che il candidato deve possedere, inoltre non trascurerò l’integrità mostrata durante la campagna elettorale, infatti è semplice promettere e costruire castelli di sabbia sulla carta, è molto più difficile essere schietti e dire le cose come stanno evitando false promesse e demagogiche illusioni.
    Cambiare si può, migliorare si può ma è necessario VOLERLO, pertanto invito tutti ad andare a votare perché solamente con il voto (diritto e dovere civico per la nostra Costituzione) possiamo mandare a casa o far rimanere a casa gente che non merita certamente l’amministrazione di una città.

    Invito l’anonimo che ha postato il link alla registrazione della telefonata che ho ricevuto, a scrivere il suo nome e cognome, non bisogna certamente avere timore di gente che dimostra chiaramente la propria incoerenza morale, simile gente si qualifica da sola.

    Giusy, ti ringrazio anche per la condivisione di quel video che oggi sta mostrando, a tutti gli agrigentini che l’ascoltano, un altro lato della medaglia di chi invece propone una faccia che non gli appartiene certamente.

    Ciao

     
  9. rosa scrive:

    Carissima Giusy,il tuo articolo è scritto come al solito molto bene e lo condivido in toto.Il post che sabato hai scritto non mi è piaciuto perchè hai messo tutti gli agrigentini allo stesso piano ossia in un gregge di pecore o ancor peggio al servizio di…….. mi sono sentita in dovere di difendere tutte quelle persone che non hanno i mezzi come dici tu di urlare ma che non si fanno coinvolgere nei loschi ricatti morali della politica.Sono d’accordo con te sul fatto che non avevamo proprio bisogno di avere un ospite cosi “importante” dal nome Vittorio Sgarbi per spalmare ancora meglio la melma addosso..Se tu potessi sentire quanto la povera gente è stufa. La cosa più giusta da fare per evitare catastrofi è di consigliare le persone di votare con coscienza anche se cambiando l’ordine degli addenti sicuramente il risultato non cambierà(oltretutto cambiano i nomi sulle schede ma i pupari sono sempre i medesimi). Sono d’accordo con la s.ra Francesca che non correremo il rischio di annegare nella merda grazie ad Alfano………… Non condivido invece il discorso di Mariella che si sente affrancata, e allora il diritto del voto a che serve se non esprimiamo il nostro parere?Comunque Giusy vedrai questa volta i tuoi concittadini sapranno stupirti perchè la stanchezza di essere presi continuamente per il culo è arrivata alla saturazione. Ciao Giusy un abbraccio

     
  10. Giusy Randazzo scrive:

    Cara Rosetta,
    insisto col dirti che non da me devi difendere gli agrigentini e continuo a ricordarti che anch’io lo sono. Alberto Biuso ha citato Kant quando sostiene che «chi si fa verme non deve poi lamentarsi se lo schiacciano». La politica della nostra città non è stata imposta dall’alto con un colpo di stato a Palazzo dei Giganti. No, Rosetta, il democraticissimo voto ha consentito a quella politica di diventare tessuto sociale e ha alimentato decenni di malaffare, di illegalità, di legittimazione dell’illecito. Questo è segno della precisa volontà di farsi servi, di volersi pascere nella miseria umana. E io non lo condivido. No, non lo condivido e lo urlo. Perché a quella politica hanno dato il permesso di accesso i cittadini agrigentini. Quali? Davvero ne fai una questione di genericità? Vorresti che io facessi una lista in cui escludo tizio e caio? No, Rosetta, bisogna indignarsi in primis contro quella cittadinanza che ha infangato con la sua miseria umana l’intera città, piangendo poi sul latte versato, indicando genericamente un malaffare politico e guardandosi dal fare nomi, e che vigliaccamente si nasconde dietro il bisogno e la povertà. Se questa politica è agrigentina, dunque, è perché rappresenta gli agrigentini che “democraticamente” l’hanno voluta. Non mi sorprenderanno, Rosetta, i miei concittadini. No, mia cara, lo so già e lo vedo dalle risposte a questo articolo, che ha avuto ormai migliaia di letture. Sono vili, i miei concittadini, si nascondono, temono la loro stessa opinione, hanno paura di essere danneggiati in quello che domani potrebbero richiedere al faccendiere di turno, al pupo di turno, foss’anche un documento “da uscire”. Vergogna. Servi. Sono servi.
    Non è necessario avere particolari abilità linguistiche per indignarsi, Rosetta. Basterebbe urlare “io non sono servo” per uscir fuori dalla massa; basterebbe cominciare ad agire facendo affidamento sulle istituzioni prima che sull’amico; basterebbe dire no al politico che chiede il voto e non ci convince anziché sì a tutti; basterebbe denunciare l’illegalità e l’illecito anziché subirlo e farsi eroi perché lo si accetta in silenzio. Allora, solo allora, se la maggior parte agirà così e un numero sparuto continuerà a esser servo, i miei concittadini avranno tolto anche a me l’onta di esser servo.
    E per ultimo, Rosetta, un consiglio: continua a non temere la critica, soprattutto a chi ti è amico, se non l’accetta non è tuo amico. Come ho scritto altrove, imparandolo da un grande filosofo, il familismo e l’amicume sono la grande sciagura della nostra terra, impariamo a sottrarci a queste logiche.
    Forse oggi pubblicherò un articolo che affronta la questione su cui dibattiamo.

     
    • Angela scrive:

      Si è siamo mafiosi sino al midollo solo se quando non si è capaci di capire quanto mafiosi siamo.
      Se non siamo capaci di capire come manteniamo in piedi questo baraccone di collusi con chi fa traffico di droghe, armi, vite.
      La realtà però è sempre la stessa: a non chiudere tutte e due gli occhi e tapparsi la bocca qui si rischia grosso, cara Giusy, perché a voler denunciare la mafiosità se non proprio i mafiosi… è già cosa da candidati martiri. Al minimo hai l’isolamento sociale, al massimo un bel funerale.
      Prendersela con gli agrigentini è cosa abbastanza naturale ma viverci, ad Agrigento, mantenendo il cervello sveglio e attento e un lavoro… la vedo dura.
      Buona parte degli agrigentini sono strutturalmente mafiosi, e con quelli non hai speranza alcuna di vedere moti popolari. Chi non è strutturalmente mafioso fa fatica a vivere in questa città evitando di continuo di rimanere impastato in qualche situazione di confine. Ma non tutti nasciamo candidati al martirio e per questo dovrebbe esserci lo Stato a difesa.
      Quindi più che prendersela e indignarsi con i poveri onesti cittadini di Agrigento che già hanno il loro bel da fare a sopravvivere onestamente da queste parti… prendersela con lo Stato, prego, con tutti coloro che dovrebbero e non fanno, con le istituzioni, con chi questo popolo sfruttato e umiliato non lo difende.
      Prendersela con tutto il popolo Italiano, dunque, che campa sulle mafie, esattamente come ci campa lo Stato. Prendersela solo con gli agrigentini no, troppo facile, può solo dare ancora di più il senso dell’impotenza e dell’isolamento. Se ad Agrigento la mafia e la mafiosità la fa da padrona io generalemente m’inca**o con lo Stato Italiano essendo che sono, prima di ogni cosa, cittadina italiana.

       
  11. Riccardo scrive:

    Cara Giusy
    a leggere mi viene da piangere. Ma non scoraggiamoci. Si perderanno nel loro squallore. Sta in parte già avvenendo (vedi Bossi, vedi Berlusca; la mafia – purtroppo – è più accorta, ma anche in quella rete perversa c’è chi dice basta). Il loro gioco è quello di indurci alla delusione, allo scoraggiamento. Non lasciamoglielo fare. Spesso chi grida così ha paura…

    Certo le cose cambiano nella misura in cui facciamo qualcosa per farle cambiare. E non basta una persona sola, o una denuncia sola. E qui il punto è che troppo facilmente in Italia ‘lasciamo’ che le cose capitino. Occorre ancora molto allora per fare cambiare le cose. Ma, ripeto, non scoraggiamoci. Chi grida così è più disperato di noi. Farci perdere la speranza è solo quello che loro desiderano. Non glielo permetteremo.
    Un torinese fiero di essere connazionale di tanti agrigentini come voi.
    r.

    Ps. Non so se è il mio pc, ma con chrome questi caratteri sono un po’ faticosi da leggere… :-)

     
  12. franco scrive:

    Grazie Giusy, per questo tuo articolo.

     
  13. alessandro scrive:

    Condivido.

     
  14. silver price scrive:

    Vittorio Sgarbi, da sindaco di Salemi, nei giorni scorsi aveva organizzato una conferenza stampa sul tema “ Pale eoliche e devastazione del paesaggio siciliano”, in un noto hotel di Palermo, nel corso della quale si era scagliato con violenza contro le pale eoliche, definite, “uno stupro per il paesaggio“, paragonabile “a quello di un pedofilo“, schierandosi a difesa del “paesaggio sacro” della Sicilia , “Segesta, Selinunte, sono scenari fuori dal tempo“, e non esitando a parlare di mafia dell’eolico.

     

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