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La strage di Stato: Piazza Fontana, ore 16:37

 

“Eccola l’Italia del dopoguerra, che calpesta la Costituzione -la migliore d’Europa-, cercando di sovvertire le sue guarentigie. Oggi le stragi non sono più necessarie. Il popolo è narcotizzato, la Costituzione col sangue scritta gronda di ferite aperte”, così lo spettatore avveduto alla fine della visione di Romanzo di una strage, film diretto da Marco Tullio Giordana e scritto dalla storia delle cordate neonaziste italiane colluse con lo stato e con i servizi segreti. Nella struttura narrativa del film prevale il punto di vista del commissario Luigi Calabresi, soprattutto dopo la morte di Giuseppe Pinelli. È un film, non un documentario. Non vuole metter su l’ennesimo processo, vuol narrare una storia, un incubo, un orrore così mortificante per la nostra Repubblica che a tratti negli anni passati si è corso il pericolo di sotterrarla tra le pieghe di un’altra storia: quella delle coscienze mortificate da una televisione mortifera e da un cinema imbellettato.
Giordana ha un grande merito: aver permesso alle nuove generazioni di sapere, di farsi una propria idea, di partire dai fatti –gli unici accertati. E come possiamo parlare di fatti noi che viviamo nell’epoca del postmodernismo, che riconosciamo la lezione nietzscheana secondo la quale «non esistono fatti ma interpretazioni»? Noi che rifiutiamo la svolta del nuovo realismo che rischia l’approdo nella grande piana della Verità, il convincimento di averla espugnata, con tutte le sue conseguenze? Noi che percorriamo la via dell’incertezza, del dubbio, dell’interpretazione, per l’appunto, illuminati dall’amore per la verità? Questa verità così dea, così divina, così inafferrabile, così mistica, così sacra, così scontrosa, così ispiratrice, così santa, così sensuale da spingerci costantemente alla sua conquista sino all’ultimo respiro? La risposta potrebbe essere quella della filosofa ungherese Agnes Heller: «La verità dei fatti è sempre interpretata, e le diverse interpretazioni possono essere contrastanti, ma esiste un centro, un nocciolo duro al quale tutte devono fare riferimento. […] È necessario conoscere sia la situazione attuale che i suoi precedenti, e comprendere a che punto siamo. […] Ogni suggerimento di azioni da intraprendere deve fare riferimento a dati di fatto interpretati. In un ordinamento politico democratico equilibrato e ben funzionante, il dibattito avrà per oggetto l’interpretazione di quei fatti» (Agnes Heller, Il politico dal volto umano, in “la Repubblica”, trad. di Elisabetta Horvat, 2 aprile 2012, p. 49). Lo diceva già Socrate nel Critone cos’era questo nocciolo duro a cui bisognava inchinarsi sacrificando persino la propria vita perché era superiore al dio: la Giustizia. Fidarsi della Giustizia è il patto silente che il cittadino sottoscrive nel momento in cui sceglie di rimanere in un luogo, riconoscerne la superiorità e accettarne le conseguenze anche se non gradite; e nel caso di dubbio sulla legge aprire un dibattito per cambiarla o difenderla, persuadendo i concittadini di una tale necessità e urgenza.
Bene, Giordana è partito dal «nocciolo duro», da quello che la giustizia ha stabilito. Ha stabilito chi erano i mandanti dell’omicidio Calabresi; ha stabilito che la morte di Giuseppe Pinelli fu dovuta a un malore attivo. Il resto è un susseguirsi di sentenze di condanna e di successive assoluzioni, sino a oggi -43 anni dopo- in cui ancora non ci sono colpevoli per la strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969, ore 16 e 37. Giordana -con una pellicola che di documentaristico ha soltanto i sipari titolati con cui separa le varie fasi del suo romanzo- ha creato una grande opera che parte dai «dati di fatto interpretati» e prosegue con varie piste affinché alla fine lo spettatore, sia quello che ha già la sua idea sia quello –più giovane- che magari non sapeva neanche dove fosse piazza Fontana, possa apprendere una lezione di vita fondamentale per ricercare la verità, per difendere la Costituzione e per aiutare la legge a essere giusta: si vota per testa perché con la testa si vota.
È Fabrizio Gifuni un magnifico Aldo Moro, amabile nei movimenti eleganti della testa e delle mani, nello sguardo profondo e saggio, e in quell’inflessione della voce che sembra in continua ricerca dello stilema migliore e opportuno. Ma tutto il cast merita il plauso. È un’opera magna che narra anche quanto Aldo Moro pare abbia confessato alle brigate rosse durante il rapimento: la strategia della tensione e dunque anche la strage di Piazza Fontana furono volute dai servizi segreti, in cui militavano esponenti dell’estrema destra, in collaborazione con agenti americani. Si voleva proclamare lo stato di emergenza e la sospensione dei diritti costituzionali per procedere con un colpo di stato di destra e allontanare così definitivamente qualsiasi conseguenza possibile dovuta all’apertura e alla partecipazione democratica che la Costituzione garantiva e garantisce. Giordana non prende posizione se non nei confronti del «nocciolo duro» e da questo narra tutto: il certo, il fondato, l’attendibile, il possibile, il plausibile, fino all’improbabile. Tutto. Sta a noi la sentenza? No, è la Giustizia che deve lavorare ancora e ancora. A noi tocca un compito importante: conservarne sempre fresca la memoria, aprire dibattiti pubblici, confronti serrati, parlarne a tavola con i nostri figli o portarli al cinema a vedere Romanzo di una strage.

 

Marco Tullio Giordana
Romanzo di una strage

Italia, 2012

Con: Valerio Mastandrea (Luigi Calabresi), Pierfrancesco Favino (Giuseppe Pinelli), Fabrizio Gifuni (Aldo Moro), Omero Antonutti (Giuseppe Saragat), Giorgio Marchesi (Franco Freda), Denis Fasolo (Giovanni Ventura), Fausto Russo Alesi (Guido Giannettini), Sergio Solli (il questore Guida), Stefano Scandaletti (Pietro Valpreda), Andreapietro Anselmi (Guido Lorenzon), Giorgio Colangeli (Federico Umberto D’Amato ), Giorgio Tirabassi (il professore), Giulia Lazzarini (la madre di Pinelli), Benedetta Buccellato (Camilla Cederna), Luigi Lo Cascio (il giudice Paolillo), Michela Cescon (Licia Pinelli), Laura Chiatti (Gemma Calabresi), Francesco Salvi (il tassista Rolandi)
Trailer: http://www.mymovies.it/film/2012/romanzodiunastrage/trailer/

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Una risposta a La strage di Stato: Piazza Fontana, ore 16:37

  1. diego b scrive:

    complimenti per la recensione, il film a me è parso in effetti un buon film, e sicuramente anche opportuno perchè il rischio di dimenticare non è irrilevante

     

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