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I non-auguri

 

A natale gli auguri piovono. Sono noti i messaggi di gruppo ciclostilati, i babbi natale festanti sulla slitta carica di doni, l’allegria di ogni bigliettino virtuale, gli alberi addobbati che arrivano via mail, i messaggi d’amore stracolmi di frasi fatte. E così via in un elenco lungo e infinito. Pochi abbracci di carne, molti abbracci in bit.
Insomma, questo è il lato noioso di una festa in cui molto è scontato. Anche questa mia nota cede all’ovvietà del natale. Se non stesse ricorrendo questa festa, con molta probabilità non l’avrei scritta. Sebbene anch’io mi sia data agli auguri e ai messaggi, poiché subisco gli effetti allucinogeni dell’aria di festa, non nascondo il desiderio pulsante di seguire la fiaba di Alice nel paese delle meraviglie e procedere con i “non-auguri”.

Il mio non-augurio va ai cretini, perché è davvero troppo funesta la loro pretesa di stare al mondo infestandolo e perché subirli significa aprirsi all’ignobile ebbrezza del sadismo ovvero immaginare il giorno in cui, inghiottiti dal fuoco della conoscenza, saranno ridotti in concime affinché siano utili per la prima volta alla madre Terra;

agli sperti poiché il profondo disprezzo nei loro confronti non di rado genera patologie gravi –quali odio, rabbia, rancore, scontri-  e  perché il loro potere è lesivo del diritto dell’uomo a essere uomo e non materiale temporale di second’ordine;

ai manipolatori perché il loro tentativo di ridurre le capacità cognitive di decodificazione di ogni individuo a pulsanti da telecomando è talmente spregevole da spingere alla volontà di vendetta, con il rischio di crampi allo stomaco non indifferenti;

ai sadici solenni che generano -gratuitamente e non- nell’essere umano il senso di colpa, per allontanare da noi il travolgente peccato di sentirci in colpa per averli miseramente schiacciati come vermi;

agli extraterrestri che gettano cartacce per strada e che fanno della terra una discarica perché a causa loro la cultura dell’integrazione finisce nella spazzatura, vinta dal desiderio di rimandarli in cielo alla ricerca di un pianeta più ospitale del nostro;

ai cattivi, che poi sono i cretini, gli sperti, i manipolatori, i sadici solenni e gli extraterrestri perché noi, esseri viventi sulla terra –razionali e non–, vorremmo coltivare ancora il seme della speranza e non soffocare nel lezzo del vostro lerciume.

A tutti gli altri –se ne sono rimasti- buone feste.

 

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3 risposte a I non-auguri

  1. diegob scrive:

    cara giusy, per le tipologie umane da te descritte, perfino i non-auguri, da una donna di classe come te, sono un regalo eccessivo

    non so se tu ed alberto, due superfilosofi, se la prendono a ricevere dei banali auguri natalizi, ma ve li invio lo stesso: auguri

     
  2. Giusy Randazzo scrive:

    Caro Diego,
    i tuoi auguri sono graditissimi, suppongo anche da parte di Alberto.
    D’altronde, la nostra vita grazie alla filosofia è una festa e quindi gli auguri arrivano sempre opportuni anche quando natale non è.

     
  3. Biuso scrive:

    Gli auguri di Diego sono anche a me assai graditi.
    La tua tassonomia non-augurale, cara Giusy, descrive molte delle ragioni di tristezza che ci tocca subire: l’ignoranza, che Socrate riteneva giustamente la fonte di ogni male; il potere senza intelligenza, un’autentica catastrofe; la pervasività dell’idiozia televisiva (facciamoci un regalo per queste feste: spegniamo l’infernale elettrodomestico!); il sadismo di chi avvelena le fonti della gioia tramite sensi di colpa di varia natura; l’indifferenza per tutto ciò che è pubblico, una sciagura dalla quale noi siciliani siamo particolarmente affetti.
    Ma la filosofia è il grande dono capace, come tu scrivi, di trasformare in festa i nostri giorni. Il mio augurio è dunque di scoprirne o riscoprirne la potenza. E sorridere.

     

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