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Parassiti

 

Non guardare la televisione a volte ha i suoi difetti, lo ammetto. Proprio ieri ho scoperto che il governo precedente –quello non di Tecnici- aveva operato per la salvezza dell’Italia e non me ne ero accorta. E invece guardando su youtube, dopo averlo appreso attraverso amici, mi sono accorta che Tremonti ci aveva messo in guardia dai lestofanti. Mi si è accapponata la pelle quando ho visto la pubblicità progresso sugli evasori fiscali. Un pidocchio iniziale, poi altre tipologie di parassiti e per finire la faccia di un uomo che si è prestato per dare un volto paradigmatico all’evasore parassita della società. Ho visto che questo governo –quello dei Tecnici- ha consentito un’altra pubblicità simile, in linea con quella precedente e sempre promossa da Tremonti, un po’ meno “forte” della precedente che ancora circola per le tv.
Finalmente abbiamo scoperto chi sono i nostri nemici: gli evasori fiscali. Per esempio, la bottegaia sotto casa che apre alle 6.30 del mattino, il barista che alle 5 inizia a lavorare e finisce alla 9 di sera, il panettiere che già alle 4 è al panificio e via dicendo. Persone che i sacrifici non li conoscono, che devono pagare per la manovra “lacrime e sangue”. Sono loro i colpevoli. E che diamine, quando ci vuole ci vuole! Mi si dirà che adesso sto esagerando e che quando ci si riferisce ai lavoratori autonomi -potenziali evasori fiscali- si parla in realtà di holding, di banche, di grandi imprese, non certo del commerciante che sta sulla via, il quale ogni volta che vede entrare una persona esulta perché magari in cassa qualcosa riuscirà a metterla, anziché tirare fuori quotidianamente una quantità di soldi per le mini e mega spese e per le tasse –dall’insegna allo scivolo davanti alla porta di ingresso. E invece non è vero, non è proprio questo che pensa lo spettatore che decodifica le immagini che lo Stato gli propina senza proporgliele, perché è pubblicità da cui non ci si può sottrarre sempre, anche in considerazione del fatto che viene mandata in onda moltissime volte al giorno e ai più disparati orari. L’unica difesa è sempre la stessa: spegnere il televisore. Cerchiamo di capire invece qual è la decodifica più probabile. Quando la gente vede le due pubblicità progresso di cui sto parlando pensa proprio ai lavoratori autonomi tout court, a cominciare dalla bottegaia sotto casa. Riflettete per un attimo: quella faccia, che si è prestata a questa pubblicità, ha forse l’aspetto di quella di un grande banchiere? del dirigente di una grande impresa? Di uno che sta tutto il giorno a comandare? Perché, non dimentichiamolo, sono le grandi evasioni fiscali che incidono di molto sul debito pubblico. Non mi pare proprio che il volto dell’eccezionale attore sia quello di un dirigente o di uno che “conta”. Ha talmente poco tempo, il nostro disperato furbetto, che non si è neanche potuto fare la barba. Il suo sguardo potrebbe persino richiamare alla mente un piccolo scippatore da autobus o di vecchietti –faremmo meglio a dire, pensionati? Immaginate l’effetto sulla gente che guarda la pubblicità. Penseranno immediatamente al megadirettore galattico o a un fantozzi deliquente? Io credo a un Fantozzi che ruba i denari ai pensionati e alla gente che lavora. E i primi a farne le spese sono quei lavoratori autonomi che incontriamo ogni giorno quando andiamo a fare la spesa o nelle cui piccole attività ci rilassiamo un momento. A loro lo associamo. Noi pensiamo agli scontrini fiscali, non alle grandi manovre finanziare per rubare milioni di euro. Ricordate la Unicredit? Lo scopo di questa pubblicità era d’altronde proprio questo: far associare quel viso normale a piccoli lavoratori autonomi per farci credere che siano loro i delinquenti. Un po’ come è accaduto con la riforma Gelmini: tutti contro gli insegnanti fannulloni. Insomma, in modo subdolo e -peggio ancora- demagogico ci fanno scoprire il nemico, deviano la nostra attenzione dai veri carnefici, facendoci diventare nemici, istigando una guerra tra poveri. Queste pubblicità sono dei veri e propri distrattori. E lo sapete che succede? Succede che il piccolo lavoratore che per sbarcare il lunario deve trasformare la sua giornata in una lunga agonia prima di trovare riposo in un letto caldo (ci si augura), penserà che i veri nemici siano i lavoratori dipendenti, perché si sente sempre accusato e additato, perché li riterrà dei parassiti che non contribuiscono alla produttività del paese ma aspettano lo stipendio mensile, alternandosi tra malattie ed escamotage vari per lavorare il meno possibile. Penserà che uno come Brunetta è da santificare, che lui ha capito tutto, che lui era il vero asso nella manica per un’italietta in cui si gioca a chi fa meno. E così diventerà di destra, ma avrà idee di sinistra perché poi, quando cercherà qualcuno che gli tenga i bambini per poter lavorare, ringrazierà il cielo di riuscire a trovare una extracomunitaria in grado di farlo per pochi spiccioli, adeguati alla propria misera entrata mensile; ringrazierà l’extracomunitario che si accontenterà di pochi spiccioli per aiutarlo per qualche ora nella sua attività. E succederà che il lavoratore dipendente, che si dichiara di sinistra, che deve ogni mattina stare stipato dentro quegli autobus che sembrano carrozzoni per prigionieri, in cui al massimo si ricava qualche centimetro per respirare, conquistato tra occhiatacce e spintoni, il primo che prenderà di mira per sfogare la sua rabbia sarà proprio l’extracomunitario che va a lavorare come tutti gli altri, ma che ha la faccia da evasore fiscale. Diciamo le cose come stanno. Stanno così. Poi sopravviene il miscuglio, la babele delle idee. Un taxista a Napoli mi ha detto: -Io non sono razzista ma invece che questi extracomunitari la gente non può prendere a servizio delle persone normali?-. Ed ecco il triangolo: stranieri, italiani lavoratori autonomi, italiani lavoratori dipendenti. Tutt’e tre queste tipologie di cittadini si fanno la guerra tra loro, a colpi di accuse per lo più infondate, di razzismo sociale ed etnico. E si dividono, si allontanano perché quando sono dallo stesso lato credono di essere di un colore politico differente. E invece sono uguali. Tutti lavoratori. Tutti trasparenti e manovrabili come li hanno resi quei pochi, quell’oligarchia potente che ha il potere e che sta al potere, a cui proprio i lavoratori consentono una vita di lusso. Perché sono i lavoratori che mandano avanti l’Italia, con i loro sacrifici, con le loro esistenze difficili, con le loro piccole grandi gioie, con i loro sorrisi e le loro lacrime. Con il loro sangue. Per far vivere nel benessere più inverosimile chi ha di mira soltanto il potere, chi vuol rimanere in piedi e vivo su una massa di cadaveri.
Parlano di disoccupazione? Ma lo sapete che le uniche imprese che hanno fatto alzare in positivo il tasso di occupazione sono le micro e le piccole, mentre le medie e le grandi hanno licenziato o messo in cassa integrazione?

Dal sito dell’Unione Europea
La situazione dell’Italia

In Italia le PMI rappresentano una percentuale (99,9%) prossima a quella media dell’UE (99,8%) ma sono costituite più che altrove da microimprese, che contano per il 94,6% del totale. Il contributo delle microimprese italiane all’occupazione è molto più alto (47%) della media europea (30 %), e l’apporto dell’intero settore delle PMI all’occupazione italiana è significativamente maggiore (81%) della media europea (67%). Anche in termini di valore aggiunto, le PMI contribuiscono di più (71,7%) della media europea (58%).

Oggi tutti parlano male di questo governo Tecnico. Ringraziamo gli dèi che ci sia. Per la prima volta gli italiani hanno capito che sono d’accordo sul fatto che questi lestofanti stanno facendo pelo e contropelo a tutti. Questi capi dei capi cercano disperatamente di trovare un nuovo colpevole da additare come distrattore, ma gli italiani cominciano a sospettare che sia un modo per invitarli a una decodifica della realtà direttiva e falsa. E lo capiscono perché tutti noi ormai facciamo stranamente discorsi che non hanno più colore politico e se lo hanno è fortemente sbiadito a tal punto che non si capisce più di cosa si tratti. Alcuni accaniti cercano sempre di dipingere i loro ragionamenti con vecchie ideologie, ma alla fine si confondono quando i loro “colleghi” di destra li definiscono “comunisti” o –viceversa- i colleghi di sinistra li definiscono fascisti. Bene. Qual è la strada da perseguire? Far fronte comune. Ricordarci sempre che il nostro nemico non è quello che come noi lavora, tira avanti la carretta, fa la fila negli uffici, sbaglia, aiuta, si arrabbia, si lamenta, aspetta il natale per stare insieme alla famiglia e regalarsi due giorni di riposo. No, il nostro nemico è riconoscibile: non guida la sua auto perché altri gliela guidano, non aspetta il natale per due giorni di riposo perché quando vuole fa ciò che vuole, non deve sbarcare il lunario perché sbarca da aerei, yacht, ferrari, elicotteri per approdare in paradisi artificiali: ville, tenute, isolotti, castelli, attici. E spesso questo grand’uomo si erge a difensore dei deboli. Per quelli come lui, Francesco d’Assisi era un figlio degenere o semplicemente un pazzo e, per di più, questi parassiti ci hanno così manipolato che lo crederemmo pazzo pure noi, anzi evasore fiscale. Dopotutto gli assomiglia, no?

Articolo sulla capacità occupazionale e produttiva delle aziende familiari: Imprese familiari, il lavoro resiste alla crisi – PMI

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11 risposte a Parassiti

  1. Graziano scrive:

    Me la sono gustata tutta questa critica, grazie!
    Un piccolo suggerimento sul font. Il font che usi è di difficile lettura, se riesci a trovarne un altro più leggibile faresti una cosa gradita ai lettori, a me di sicuro. (un sorriso)
    Ti saluto citando Francesco Bacone che diceva a proposito della lettura:

    La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto.

     

    • Giusy Randazzo scrive:

      Caro Graziano,
      sono io che ringrazio te e non soltanto per la simpatica approvazione alla mia nota ma anche per la bella citazione e per il consiglio sul carattere (quale, però?). Intanto io ti invito a passare al mac, se ancora non l’hai fatto.
      Un caro saluto,
      Giusy

       
  2. Fabrizio scrive:

    Sempre sulle note dolenti,ma perfette, l’articolo riflette benissimo, quella chè è una nota stonata e gravissima sull’ideologia politica disastrata di ognuno.Il paese sta vivendo, ora come non mai,un lungo periodo oscurantista, un Evo buio dove,una forte crisi morale e spirituale mondiale,si addiziona ad una gravissima crisi economica internazionale,secondo me deliberata dalle grandi Holding internazionali.Come uscirne ? Ricordare e consigliare a tutti quanti,che le ideologie Marxiste,Fasciste sono morte e sepolte da tempo.Una societùà che non cammina,ma corre a velocità inaudita,non può ancora scontrarsi e incagliarsi con simbologie di Destra,di Sinistra e quant’altro.Il bene primario della Nazione,delle nostre Regioni,delle nostre Citta,infine,delle nostre famiglie,si raggiunge con la consapevolezza di eleggere le persone con veri programmi politici,che abbiano esclusivamente e solamente l’interesse di tutta la collettività e non,gli schiavi di segreterie politiche o di sepolcri imbiancati,i quali altro non fanno che i propri personali interessi e strisciandoo,anche gli interessi di finanzieri internazionali senza scrupoli.Una civiltà,in cui si dovrà pensare diversamente alla creazione di nuovi movimenti o soggetti politici,una civiltà, nella quale dovrà credere fortemente in se stessa e che essere artefici del proprio futuro,per un avvenire sociale garantito economicamente e culturalmente,dovrà essere un obbligo morale affinchè,si possa far ascendere negli alti luoghi del benessere la Nazione,la Collettività.

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Caro Fabrizio,
      non c’è niente da aggiungere al tuo commento, se non il fatto che in realtà non si dovrebbe parlare di ideologia marxista. Una cosa è il marxismo, un’altra il comunismo storicamente realizzato. La diagnosi di Marx era assolutamente corretta e quanto al momento sta accadendo era stato da lui previsto: la progressiva concentrazione dei capitali (di cui tu stesso parli nel tuo commento). Il comunismo era “il sogno di una cosa”. Un sogno. E tale doveva rimanere perché ogni qualvolta è divenuto realtà si è trasformato in incubo.
      Un abbraccio,
      Giusy

       
      • Guglielmo Thomas d'Agiout scrive:

        Non capisco ?
        Ancora una volta non capisco come si possa ancora parlare di Marx e del comunismo trascurando quello che è l’aspetto principale del marxismo e del comunismo : sono delle “teorie” scientifiche e delle previsioni di sviluppo.
        Il comunismo non è stato mai realizzato essendo l’ultima fase di uno sviluppo storico sociale che partiva da una “rivoluzione proletaria” passando per una fase socialista (ad ognuno secondo i propri meriti) per giungere all’ultima fase “comunista” (ad ognuno secondo i propri bisogni), in un percorso che necessitava (forse) di centinaia di anni.
        Il marxismo non è un’opinione, un’ideologia o una diagnosi ma è un’analisi scientifica del capitale e dello sviluppo economico fondato su di esso, ovvero è una “teoria” scientifica. Come tutte le teorie scientifiche la teoria di Marx può essere confutata , falsificata, corretta ma non può morire (come è stato detto spesso confondendo il comunismo che è la fase finale di un processo storico con la teoria del capitale cosiddetta marxismo).
        Una teoria scientifica non è mai completamente falsificata, a meno che non sia il prodotto di un folle o di un poeta ma allora non sarebbe una “teoria scientifica” ma un “poema”, perche si basa su delle analisi verificabili sia logicamente che empiricamente; l’aspetto della verificabilità è quello che la distingue dalle opinioni o dalle diagnosi.
        Il problema che stiamo vivendo attualmente non è quello di trovare il capro espiatorio di una crisi di sistema, l’evasore o il politico ladro, ma è quello di risvegliare una società anestetizzata dalla filosofia del consumo, una società (un tempo si chiamava classe proletaria) che ha perso il suo rapporto con la realtà (si conosce un iPod ma non si conosce come è coltivata una patata). La paura, almeno per il momento, non è tanto quello di non poter mangiare ma quello di perdere il proprio “status” (comprensivo di auto e di televisione) faticosamente acquisito.
        Nessuno ci ha detto chi sono queste società (sembra divine) che decidono il destino economico di intere nazioni basandole su valutazioni di bilancio (incassi – spese) e perché gli stati sono così sensibili a questi giudizi. Stiamo vivendo una crisi del sistema capitalista fondato sul “profitto” che inevitabilmente trova il suo limite all’interno di una società opulenta. Chiunque sappia qualcosa di economia sa bene che l’aspetto monetario ( su cui si fonda il bilancio) è l’aspetto più basso di un valore economico che si esprime al suo livello principale in “potere”. Uno sbilancio economico di uno stato, a meno che non sia il frutto di un furto, significa non un fallimento ma un investimento.
        Non si pranza con l’oro, né tutta la ricchezza delle maggiori multinazionali potranno evitare che la terra, nel lontano futuro sia inglobata dal sole o che diventi inospitale per la vita che conosciamo.
        Guglielmo

         
        • Giusy Randazzo scrive:

          Grazie del tuo commento, Guglielmo. Io sinceramente non capisco per cosa tu sia arrabbiato, perché a me sembra un commento arrabbiato. Però ti ho letto con piacere e peraltro mi trovo d’accordo con la tua analisi, infatti io ho parlato di “comunismo storicamente realizzato”. E che sia stato un incubo penso che tu sia altrettanto d’accordo (è inutile che ti citi fatti storici che sicuramente conoscerai ed è inutile ricordare La seconda comune di Parigi che durò due mesi). Per quel che riguarda le teorie scientifiche, dissento invece. Le teorie sono falsificabili eccome; è proprio perché sono falsificabili che possono essere corroborate o rifiutate. La verificabilità poteva reggere ai tempi di Bacone, non oggi. E’ proprio la falsificazione che permette il passaggio a un nuovo paradigma scientifico. Che poi da una teoria, quando è scientifica, continuiamo a imparare sono d’accordo: “In realtà, tutti facciamo seri tentativi per evitare errori; e dovremmo essere scontenti di aver commesso un errore. Tuttavia, evitare errori è un ideale meschino: se non osiamo affrontare problemi che siano così difficili da rendere l’errore quasi inevitabile, non vi sarà allora sviluppo della conoscenza. In effetti, è dalle nostre teorie più ardite, incluse quelle che sono erronee, che noi impariamo di più. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa grande è imparare da essi” (K. Popper, Conoscenza oggettiva, Armando Editore, Roma 1975, p. 242; il corsivo è dell’autore).
          Non aggiungo nulla, invece, al tuo commento successivo, che accolgo a braccia aperte e ritengo non soltanto appassionato ma lucido, fertile e vero.
          A proposito, io già ti conoscevo, sono stata sorpresa e contenta di trovarti nel mio spazio. Hai per caso scritto un saggio sulla filosofia dell’architettura? Quasi un anno fa avevo letto un tuo abstract ma poi non sono riuscita a trovare altro. Mi faresti un regalo se me lo indicassi. Sto infatti leggendo tutta la bibliografia relativa. Ho già studiato una trentina di testi. Al momento sto ultimando il nuovo di Emery che ho avuto il piacere di conoscere (grande personaggio). Sarei contenta di rileggerti.
          Saluti,
          gr

           
          • Guglielmo scrive:

            Importante è intendersi.
            Non intendevo che una teoria scientifica deve essere confermata, ma che il concetto popperiano di falsificazione non è mai totale ma falsifica gli obiettivi generali o parziali e, quindi, le deduzioni conseguenti lasciando sempre uno strascico concettuale valido ( o non falsificato). La conoscenza scientifica procede sempre per gradi, continui o discontinui che si voglia.
            Il testo che tu citavi lo trovi o sul sito “architetturafilosofica.it” negli approfondimenti della Home page o all’indirizzo “ lgxserve.ciseca.uniba.it/lei/biblioteca/cxc/public/d/dagiout1.pdf ”.
            Ciao
            Guglielmo

             
          • Giusy Randazzo scrive:

            Caro Guglielmo,
            pensa che in realtà io avevo letto il tuo saggio. L’ho trovato tra i miei testi di filosofia dell’architettura stampato e studiato in ogni punto. Per fortuna avevo segnato molte cose della lettura di allora, ma l’ho riletto per intero. Domani pubblicherò su questo sito la recensione che sto quasi ultimando. E’ incredibile il caso. E’ un testo -a dir poco- denso. Complimenti.
            Un saluto,
            g

             
  3. In qualità di mamma sarei poco credibile ma l’evidenza non si può negare .Brava !!!Hai ccntrato in pieno il dramma che stiamo vivendo tutti ,lavoratori dipendenti e non .Ma il vero dramma è ancora in fieri. Alla prossima tornata siamo punto e a capo, questa manovrina sarà poca cosa, sarà necessario spremerci ancora un po’. L a soluzione era molto più semplice .Questo atteggiamento salvifico per l’Italia odora di losco! Come losco è questo accanimento terapeutico per l’euro che puzza di cadavere !Perché non imitare l’Islanda e pilotare un fallimento? I ben pensnti diranno che è pura follia, ma non la penso così ,soffriremo un paio d’anni ma dopo ci sarà la ripresa. Rimanendo legati all’Europa l’unica cosa che ci resta sarà affondare, perché l’euro prima o poi imploderà!

     
  4. diegob scrive:

    mi trovo abbastanza d’accordo sulla posizione di guglielmo t.d’a. riguardo la natura della crisi economica in cui siamo precipitati

    anch’io penso che non sia logico attribuirne la responsabilità ad un fantomatico gruppo di uomini della finanza, una sorta di complotto degli speculatori «cattivi»

    sia chiaro, queste persone sono spesso moralmente deprecabili e a me sono molto poco simpatiche ma in effetti la crisi, secondo economisti di un certo valore, come lo spezzino vladimiro giacchè, è una crisi «classica» del ciclo capitalista che le furberie finanziarie hanno semplicemente allungato, rimandato, mascherato (tipica per esempio la politica dei bassi tassi d’interesse negli usa per «drogare» l’economia a partire dai nefasti anni ’90)

    poi è chiaro che ci sono i politici inetti e corrotti, gli speculatori avidi e senza morale, tutto vero, ma della crisi loro sono quasi più conseguenza che causa, come dire, mi perdoni la bravissima giusy per la metafora dura, che gli sciacalli vengono dopo che qualcun altro ha causato la carogna

    ovviamente io non sono un economista, ma questa tesi è a mio avviso quella più in grado di abbracciare davvero lo sfondo del problema

    sicuramente il saggio sull’architettura è interessantissimo come la brillante ed efficace recensione di giusy, spero di avere il tempo di accostarmi alla lettura, appena possibile

     

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