1.172 views

Il giornalismo è una cosa seria

 

Il giornalismo è un fatto molto serio, senza dubbio. È l’anima dell’informazione, che è primariamente comunicazione. Come tale necessita dell’uso non soltanto di un mezzo, ma anche di un registro linguistico che può includere l’ironia, modello retorico raffinato e serio, benché divertente. Vi propongo adesso il servizio di un giornalista agrigentino, certo Angelo Ruoppolo, noto per la sua parlata da gallo strozzato e per la sua ironia sorretta da logica stringente. Le signore che compaiono nel video non sono suoi familiari, altrimenti l’avrebbero immediatamente tolto dallo stato di famiglia, ma donne agrigentine -forse a lui ignote- che armate di santa pazienza hanno ripulito dalla spazzatura una via cittadina, dimenticando però alla fine di buttare nel sacchetto dell’immondizia anche Ruoppolo. E spero che il giornalista non me ne voglia se faccio un po’ di ironia, da lui tanto apprezzata. Sono certa, d’altronde, che se al posto delle signore che compaiono nel video ci fossero state sua madre, sua moglie, sua sorella o sua figlia (posto che ne abbia) non avrebbe avuto alcun problema a chiamarle “scopatrici” o a sostenere che le signore venivano filmate mentre “scopano”. A casa l’avrebbero applaudito e gli avrebbero stretto la mano e magari avrebbero brindato per la trovata geniale e assai divertente. Ruoppolo stesso invita il suo ascoltatore a non fare allusioni sessuali, perché qui si tratta di “scopare”, ma alla lettera.

Ad Agrigento in contrada Maddalusa è latitante il servizio pubblico di spazzamento delle strade e allora le donne della zona scopano.
(pausa di 18 secondi)
Eccole qui, una ramazzata su e una giù, poi a destra e a sinistra. Bando alle facili allusioni sessuali. Loro sono le scopatrici e lo sono in senso letterale: scopano davvero.

Mal pensanti, certi ascoltatori. L’intento non era certo quello di scadere in una comicità squallida e indecente oltre che insulsa e irrispettosa a tal punto da sconfinare nel ridicolo. La finalità era un’altra: fare giornalismo senza mezzi termini. Alla lettera, direbbe il noto giornalista agrigentino. D’altronde qual è il problema nel rivendicare il diritto all’uso dell’intera area semantica di un termine? Forse che lo “scopare” non include anche lo “spazzare”? E allora perché non dire che certe signore di contrada Maddalusa si sostituiscono al servizio di nettezza urbana –profumatamente pagato dagli agrigentini, anche se i netturbini spesso non vengono pagati– facendo le scopatrici? Ruoppolo ha senza dubbio apprezzato l’iniziativa. Anzi mi chiedo se prima o poi vedremo anche il giornalista intento a scopare fuori casa. Nel caso troverà sicuramente molti signori –come lui- disposti a fargli un bel servizio.
Complimenti, davvero un gran video.

Era necessaria questa premessa per dar sfogo al mio disagio nel constatare a quali livelli possa spingersi la manipolazione del messaggio, costringendo l’osservatore a divenire fruitore di una decodifica indegna. Una cultura della visione è capacità di esercitare coscienza critica, ricordando che i canali di informazione prosperano sulla base di un principio ben noto: «vedere non è credere ma interpretare» (Mirzoeff, Introduzione alla cultura visuale, Meltemi, Roma 2005, p. 45). Inserirsi nel meccanismo di decodifica delle immagini è un fatto di notevole rilevanza etica che, nella società dello spettacolo in cui viviamo, troppo spesso mira a rendere passivo l’osservatore o a distrarlo indirizzandone i pensieri. Quanto sostengo, peraltro, non riguarda Ruoppolo –né tanto meno la rete televisiva per cui lavora- perché non credo abbia realizzato il testo a supporto delle immagini con tali intenti. Credo che la sua sia stata soltanto superficialità, il che è ancora peggio perché un giornalista dovrebbe essere più desto del comune cittadino.
Vi chiedo, dunque, di silenziare Ruoppolo e guardare soltanto le immagini, evitando anche i titoli. Interpretate da soli quello che quei cittadini –uomini e donne- hanno fatto, dando una dimostrazione di altissimo senso civico. Sono agrigentini.
Agrigentini che credono nel risveglio delle coscienze. Agrigentini che dicono no al degrado. Agrigentini arrabbiati che agiscono. Agrigentini non violenti che fanno la rivoluzione.
Sì, perché la rivoluzione si può fare anche spazzando una strada che non tocca a noi pulire.

Questa voce è stata pubblicata in Temi e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

12 risposte a Il giornalismo è una cosa seria

  1. ARIANNA NICOSIA scrive:

    Io proporrei di mandare il servizio del signor Ruoppolo sulle testate nazionali. Ieri sono stata durissima con lui scrivendo sulla sua bacheca, ma il tale ha avuto cura di cancellare!!!! Questa per me è una grande soddisfazione vuol dire che ho colpito e AFFONDATO!
    La mediocrità non concepisce critiche. Le intelligenze contemplano i rimproveri e se è il caso fanno ammenda. Ovviamente alle spalle del sig. Ruoppolo c’è una redazione e una direzione che approva l’operato. Scusatemi ma vorrei dire…. TUTTI A CASA!

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Comprendo il tuo disappunto e non posso che condividerlo.
      Cara Arianna, mi pare che quel gruppo di cittadini facesse parte dell’associazione di cui sei vicepresidente, giusto? Ho visto anche il video in cui tu e altre persone ripulivate la strada che conduce alla Valle.
      A voi va il mio più profondo rispetto.
      Un caro saluto,
      gr

       
  2. Giuseppe Cattano scrive:

    Ottimo articolo che mi trova d’accordo anche nelle virgole : non credo si possa scrivere qualche ulteriore commento, è stata fatta una analisi altamente equilibrata ed appropriata.

     
  3. Vincenzo Camilleri scrive:

    come scrive Giusy, pubblicare il video senza sentire il gallo strozzato!
    Titolo: Agrigentini, cittadini per bene!

     
  4. diegob scrive:

    il giornalista in questione non l’ho ascoltato, così mi sono risparmiato una inutile cacofonìa

    invece noto la potenza di quel gesto del pulire, dello spazzare, perchè sicuramente ha due valenze: una diretta, cioè far notare l’inefficienza e la disonestà di chi amministra questo servizio di igiene e decoro urbano;
    ma ha anche un significato simbolico potente: vogliamo pulizia, vogliamo spazzare via la sporcizia anche morale, e, agendo motu proprio, segnaliamo che non siamo più disposti a delegare, cioè che la pòlis siamo noi cittadini e non loro;

     
  5. Giovanni Spoto scrive:

    Agrigento è piena di gente falsa, gente che finge di essere perbene nascondendosi in dolci frasi dedicate alla propria terra, gente che si dichiara contro la censura ma che nei fatti la usa come strumento di potere, in una simile realtà anche le notizie vengono storpiate a proprio uso e consumo. Guardando il servizio oggetto di questo articolo ho provato una profonda tristezza, perché un gesto dall’altissimo senso civico è stato trasformato in un servizio preparato solamente per spettatori mediocri, infatti chi opera nella televisione ha ben chiaro come aumentare l’audience e poiché la TV spazzatura è spesso quella che genera il numero più alto di spettatori, allora ecco ben studiato un servizio che farà discutere. La realtà qual è? Quella che viviamo ogni giorno o quella che i media ci propinano? Ho preso atto da tempo che il filtro dei media è micidiale, una persona diventa essenzialmente come altri la disegnano ma non come in realtà è. Quindi, gente perbene e dall’alto senso civico viene talvolta disegnata come nel servizio affinché ciò possa strappare un sorriso al mediocre e possa aumentare l’audience o comunque alimentare discussioni, vice versa bugiardi e prepotenti diventano spesso egregi saggi dai quali sperare di poter apprendere o ai quali riporre massima fiducia. Il servizio oggetto di questo articolo è semplicemente il risultato di una cultura mediocre abbastanza diffusa nella nostra terra, i benpensanti possiedono una visione sicuramente differente rispetto ai mediocri. “Bene o male, purchè se ne parli” (Oscar Wilde ) e così stiamo facendo noi, bene o male ne stiamo parlando alimentando un potere che non ci appartiene: il potere dei media.

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Un mio amico e collega mi dice sempre che i nemici bisogna saperseli scegliere e che dunque non vale la pena perder tempo con gente mediocre. E sono d’accordo. In questo caso ho fatto un’eccezione, Giovanni, proprio perché credo che il potere dei media non sia più una “possibilità” ma quella che filosoficamente si chiama una “necessità” ovvero una realtà che è destinata a consolidarsi trasformandosi in dominio. Ci siamo già, insomma. L’unica via d’uscita è alzare il livello di consapevolezza, tentare la via utopica di svegliare i mediocri di cui parli. Quelli che sorridono e si divertano quando vedono altri passare sotto la scure di certa comicità insulsa, godendo del ridicolo da cui certe azioni nobili o anche soltanto sensate vengono coperte, da cui loro non vengono e non verranno mai toccati perché non articolano pensieri ma esclamano, che è già molto, perché se esprimono qualche opinione non ci mettono la faccia ma usano l’anonimato. Quelli che scambiano il prepotente e il bugiardo per un saggio da cui apprendere, come tu stesso sostieni per l’appunto. Scegliere la via dell’utopia è cosa buona e giusta. Perché è sorretta dalla volontà di cambiare le cose, di seguire la via del possibile, di tentare il tutto per tutto. Se il potere dei media non si può arginare, se i mediocri non potranno mai superare se stessi, si può però agire mostrando le falle, additandole, criticandole o intervenendo con atti pacifici e nobili. Le parole sono pietre, Giovanni, lo hanno detto in molti. Bisogna soltanto essere in tanti a lanciarle, uscendo allo scoperto, mostrando il volto, lottando con le armi della non violenza. Se poi esiste della gente falsa, poco importa. Esser falsi è soltanto un altro modo di essere mediocri e il mediocre non può portare a lungo la maschera, prima o poi esce al naturale.

       
      • diego b scrive:

        ho letto la pregnante riflessione dell’amico (mi permetto, anche se non ci conosciamo) giovanni e poi la come sempre densa e non scontata risposta dell’amica giusy

        mi pare che giusy esprima una esigenza su due fronti, nel manifestare il proprio pensiero: un fronte «interno» cioè il rispetto di se stessi, della propria dignità, e poi un fronte «esterno» cioè la risposta, la parola che cerca di combattere le mediocrità e l’arroganza

        che fare di fronte ai media arroganti?

        io sono abbastanza convinto che il passaparola funziona, è più potente di quel che si crede (c’è un’indagine di cui purtroppo non ricordo gli estremi, ma che in sostanza spiega come per esempio quando noi siamo insoddisfatti di un prodotto o di un servizio lo comunichiamo in media ad almeno 27 persone e se la nozione si propaga ha un effetto molto potente)

        allora io credo che un intellettuale (non in senso accademico, ma in senso di persona che pensa e poi sa comunicare) fa molto bene, anche con un semplice blog a «smontare», rileggere e smascherare la cattiva coscienza che si incontra in una comunicazione dotata di mezzi potenti

        questo perchè magari quella televisione viene vista da molti, ma per per quei pochi (relativamente) che leggono il blog di giusy, gli attribuiscono ben maggiore autorevolezza

        certamente per chi è un filosofo di alto livello è un pò anche un problema sottrarre energia da studi importanti per stare a confutare gli orrori che i media ci propinano, e questo credo sia un problema che chi è uno studioso molto impegnato percepisca come difficile da risolvere appieno

        detto questo, io leggo giusy, ed anche per assurdo un solo lettore convinto ha il suo peso, nel «senso» di una comunicazione

         
  6. filippo scrive:

    Vi propongo una considerazione/riflessione leggera, ma forse non del tutto.
    Avete notato la colonna sonora che fa da sottofondo musicale al video?
    Chissà se è stata scelta a caso o qualcuno in fase di montaggio ha voluto lasciare il primo messaggio al video del gallo strozzato.
    La musica è tratta da una canzone degli “Stadio” ed ha un titolo che si commenta da solo:
    “grande figlio di puttana”

     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *