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Severino. Tecnica e architettura

 

Chi per la prima volta legge Severino non può che rimanere sorpreso dalla versatilità e dalla geometria della sua scrittura che consente anche ai profani l’opportunità di arrischiarsi sulla via della comprensione di un discorso specialistico e scientifico. Un andamento limpidamente logico che non lascia zone d’ombra, conducendo il lettore in un percorso che senza tentennamenti accompagna al risultato finale. Sin dal primo saggio, Verità e Tecnica, l’apparente distanza dei due termini si trasforma in un rapporto speculare che coinvolge e intride filogeneticamente e ontogeneticamente l’uomo stesso. A partire infatti dal tentativo di sconfiggere il dolore si era approdati al mito –etimologicamente discorso vero- che permetteva di dare senso agli eventi e al contempo la sensazione di poterne controllare l’imprevedibilità, limitando così l’angoscia del ritorno del dolore stesso. Attraverso la messa in discussione della garanzia di previsione del mito -«perché non si può negare ciò che il mito racconta?» (p. 28)- compare all’orizzonte la filosofia come luogo dell’apparire di «una voce che non possa essere negata» (p. 29).

Per la lettura integrale di questo articolo, scrivere a: giusyrandazzo@vitapensata.eu

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