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Fenomenologia del cretino

 

Il cretino è un soggetto particolare, la cui principale caratteristica è di non sapere di esserlo. Che non è poco. Infatti, lo diverte esser se stesso al punto da provare una soddisfazione orgasmica per le sue perfomance, di un tale livello di deficienza da attivare spesso la pietà in chi lo osserva. Fin tanto che agisce intervenendo sulla propria esistenza il pietismo rimane, dunque, una possibilità. Quando invece comincia a credere che la sua cretineria potrebbe riscontrare la simpatia o peggio l’approvazione altrui, fa il salto mortale –che crede di qualità- e infetta il mondo con il suo vuoto mentale.
E che si tratti di una pericolosa malattia infettiva -che senza tema di smentita potremmo paragonare alla peste bubbonica- è dovuto al fatto che non c’è cretineria senza cattiveria. L’ha spiegato molto bene Socrate che perdonava i malvagi poiché sosteneva che se avessero avuto qualche idea in testa certamente avrebbero agito per il bene. Socrate però era Socrate. A chi avversa i cretini, invece, di solito il file del perdono manca. Costoro sarebbero invece più contenti se i cretini si facessero un giretto sulla Piana della Verità nell’Iperuranio, liberando un bel po’ di spazio-tempo sulla terra, ormai sovraffollata.
È bene chiarire che la cattiveria dei cretini ha una causa originaria. D’altronde le azioni dei cretini seguono soltanto il principio di causalità, non conoscendo nessun’altra radice possibile dell’agire. Qualsiasi loro attività è sempre conseguenza di qualcos’altro, che non è definibile nei termini di motivazione ma di semplice spinta meccanica. La causa della cattiveria è da ricercarsi nell’invidia di tali soggetti per l’intelligenza altrui. Non che riescano ad apprezzarla, sia chiaro. Avvertono come un impulso primordiale di origine filogenetica ancora allo stato embrionale che dà loro una sorta di indeterminata e primitiva percezione di trovarsi di fronte a un essere vivente evoluto, portatore di qualcosa che non soltanto manca loro ma che inoltre non potranno mai possedere. Così scatta l’unico sentimento di cui sono capaci: l’invidia, per l’appunto, che ha anche delle terribili controindicazioni. Nello stomaco si trasforma in un tale groviglio di rabbia che spesso provoca gravi malattie. Non a tutti però, anzi i cretinistar sono i più forti e quelli che si ammalano di meno. Mettetevi dunque l’animo in pace: liberarsene è impossibile. Il motivo è semplice. Carl R. Rogers lo chiamava tendenza attualizzante1. Si tratta della potente volontà di ogni entità biologica (compresi i vegetali) di sopravvivenza e di adattamento, anche in presenza di gravi alterazioni. Se i cretini sono al mondo è per madre natura che –profondamente innocente- ha fatto del nostro corpo un corpo saggio, tanto da far dire a Nietzsche: «Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza»2.
Che ci voglia una buona dose di saggezza per sopportare di rimanere legato a un cretino per tutta la vita, mi pare d’altronde ormai chiaro. Ovviamente il corpo affina, in questi casi, maggiormente le proprie capacità, fino al punto da far sopravvivere il cretino più del dovuto. Per concludere, un accenno alla madre sempre incinta dei cretini, per ricordarle che la porta della santità si spalancherà davanti a lei nel caso dovesse scegliere di farsi monaca di clausura.

Note
1 Cfr. C. R. Rogers, Potere personale, Astrolabio, Roma 1978, p. 15.
2 F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano 2008, p. 33.

 

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8 risposte a Fenomenologia del cretino

  1. Biuso scrive:

    Hai delineato un’autentica fenomenologia, che descrive il cretino nella sua origine e nel suo potere. E lo hai fatto come si deve, sine ira et studio, in maniera del tutto oggettiva.

     
  2. diego scrive:

    bellissimo e sferzante articolo

    forse l’unica colpa che hanno i non cretini è di essere, in fondo, troppo buoni e, in nome di principi universali di rispetto per l’altro, lasciano che i cretini divengano forti, fortissimi, fino ad apparire loro, i cretini, il modello vincente

    i non cretini in fondo credono troppo nelle qualità umane, che non albergano in tutti gli uomini, ma sono faticosamente innestate in una minoranza, che sempre minoranza sarà

     
  3. Giusy Randazzo scrive:

    @Diego Sono perfettamente d’accordo con quanto hai scritto. La genuinità -se vuoi, l’autenticità- dei non cretini è spesso scambiata per ingenuità e rende forti i cretini. Ma c’è ancora qualcosa che ci avverte che “trattasi di cretino”: l’unica forza che sanno esercitare è il dominio; la potenza è roba da intelligenti.
    @Alberto Grazie, carissimo, lo sai che ogni tuo complimento promuove la mia autostima.

     
  4. Biuso scrive:

    E allora, Giusy cara, devo dirti che anche questa distinzione -formulata da te quasi en passant– tra “dominio” e “potenza” è indice di una comprensione profonda dei rapporti umani e della struttura del mondo. La potenza procede come un astro nella sua orbita, regolare e luminosa; il dominio ha invece sempre bisogno di sottomettere e ferire. Auguro a te e a me stesso di abitare sempre nella sfera della potentia.

     
  5. C.Emmanuela scrive:

    – WOW,che fortuna x me essermi imbattuta,seppure x vie traverse,in 1 persona del tuo spessore,Giusy! Davvero grazie,ho cercato su di te e..ti sto leggendo con molto piacere,ciao,alla prossima,perchè ho tanto da leggere e lo farò piano piano. Intanto,buona fortuna,ho sentito subito che sei 1 persona eccezionale!

     
  6. Giusy Randazzo scrive:

    La fortuna è mia, piuttosto! Avere lettori tanto entusiasti non può che rendere felice chi scrive. E io lo sono.
    Grazie!
    Un caro saluto,
    g

     
  7. filippo scrive:

    Mi viene in mente, e sorrido, il corollario n. 8 della legge di Murphy:
    “I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere”.

     
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