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Vita pensata, N. 10, Aprile 2011

 

«A che cosa serve la filosofia? A capire la mafia, ad esempio», così comincia l’editoriale di aprile di Vita pensata.
In questo numero, infatti, si tenta di coniugare antropologia e analisi del fenomeno mafioso. E lo si fa mediante una serie di strumenti che vanno dalla presentazione di due dei più grandi nomi dell’etologia (anche umana) a una proposta di lettura della “mente mafiosa”, dalla recensione di alcuni film a quella di libri.
Come sempre al tema principale se ne aggiungono altri, anche in continuità con gli argomenti affrontati nei numeri precedenti.
Intensa e anche inquietante la foto di copertina di Liliana Corà e le altre fotografie che corredano gli articoli.

Indice

I miei contributi
Antropologia/Mafia
(Editoriale, con Alberto Giovanni Biuso), p. 4
Operetta in nero
, p. 34
Io ricordo, p. 43
La porta è aperta, p. 55
Insonnia, p. 61

 

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3 risposte a Vita pensata, N. 10, Aprile 2011

  1. diegob scrive:

    ho già letto con grande interesse la recensione sulla biografia di g. sapienza, ora purtroppo sono molto impegnato sul lavoro, ma poi credo che passerò di qui con una mia osservazione

     
  2. diegob scrive:

    avrei una domanda, cara giusy

    è giusto leggere la biografia di un autore che si ama con così tanta «passione»? non c’è il rischio di volervi leggere e ritrovare di più di quel che c’è?

    e poi in generale, a volte mi domando: non sarebbe meglio leggere un romanzo, un racconto, senza saper nulla dell’autore, così da leggerlo per quello che è «in sè»?

    certamente se si ama un autore è importante e anche piacevole leggere la sua biografia, ma a volte ho come la sensazione che l’autore, con la sua personalità, finisca per esser lui l’oggetto della lettura e non quel che ha scritto

    del resto, è un’abitudine tipografica recente ma invasiva, per cui sulle copertine moderne il nome dell’autore è in corpo 48 come il titolo, e, parafrasando mluhan vien da dire «è l’autore il messaggio»

    detto, questo, la tua recensione è di grande interesse, queste mie frasi son solo glosse a margine personali sul tema

     
  3. Giusy Randazzo scrive:

    Grazie Diego,
    sei sempre un fine osservatore, oltre che un attento lettore. In realtà, ho letto diverse biografie e la sensazione che di solito ne ho ricevuto è soltanto quella di un’estensione di quanto già si trova sui manuali o su wikipedia. Il caso della Providenti è diverso e il mio interesse per Goliarda Sapienza è personale, per questo ho deciso di leggere “La porta è aperta”. Volevo capire come Goliarda avesse affrontato il diniego delle case editrici a “L’arte della gioia”, che ritengo sia il più bel romanzo che abbia letto negli ultimi anni. Ho ritrovato la romanziera, la persona, la donna. Ho avuto la sensazione di colloquiare con lei; di poter porre domande e di poterne ascoltare la risposta. La Providenti era sparita. Raccontava come fosse un medium, con le parole e il modo della Sapienza, a tal punto da farmi rabbrividire delle volte. E ti assicuro che è stato più piacevole di leggere un romanzo. Come se Goliarda avesse da sé scritto la sua vita romanzata. Credo che anche coloro che non conoscono Goliarda Sapienza sarebbero ben lieti di leggere il libro della Providenti. Non è la solita biografia.
    Quando all’autore accade di essere il messaggio -per riprendere quanto da te scritto- credo abbia fallito in quanto scrittore. La differenza tra un autore e uno scrittore è tutta lì. L’uno crea, l’altro firma. La bravura non sta nel saper firmare ma nel saper creare un mondo totalmente affrancato dal suo iniziatore. Per questo Diego, io ho avuto necessità di cercare Goliarda altrove e per questo reputo “La porta è aperta” un’eccezione nel genere. Lì ho trovato Goliarda Sapienza e non Giovanna Providenti.
    Il problema, Diego, è che oggi le grandi case editrici cercano autori non scrittori. E i risultati si vedono in libreria. Goliarda è un esempio. L’hanno dovuta scoprire all’estero, perché l’Italia aveva sempre rifiutato “L’arte della gioia” (soltanto Stampa Alternativa aveva stampato la prima parte) fino a quando il suo nome non ha fatto notizia. Lei però era già morta.
    Un abbraccio,
    gr

     

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