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La bomboniera

 

Sono di Agrigento, come Pirandello, come Sciascia e Camilleri1 e, per andare a ritroso, come Empedocle, Polo e Filino. Insomma, tutta gente di un certo rispetto, anche se si occupavano di cultura e come dice Tremonti la cultura non si mette in mezzo al panino (infatti lui e i suoi sodali in mezzo al panino ci mettono i sacrifici degli italiani che sono più gustosi, ma questo però è un altro discorso).
Torniamo ad Agrigento. Come sapete, la ridente cittadina è nota, oltre che per gli emozionanti paesaggi naturali, per la Valle dei Templi, per una zona archeologica vasta quanto un paese, per un museo tra i più importanti d’Europa, etc etc etc.
Molti dei miei concittadini sostengono che Agrigento sia una bomboniera e sogliono spesso ricordare orgogliosamente Pindaro che la definì nel V sec a.C. la più bella città dei mortali, anzi più precisamente –in considerazione del fatto che Pindaro è sempre un po’ bistrattato- «bellissima fra le città mortali»2.
Ieri leggendo il quotidiano on line “infoAgrigento” ho preso nota del fatto che soltanto da pochi giorni Agrigento è divenuta città artistica e turistica. Infatti, i nostri politici -essendo impegnati a sottoscrivere protocolli d’intesa per la giusta sinergia tra gli attori presenti, che si affrettano a pubblicizzare come ennesimo volano per il turismo o per l’economia della città3– avevano dimenticato di chiederne l’iscrizione alla lista dei “Comuni ad economia turistica e Città d’Arte”.
Così ha commentato il direttore del giornale, Pietro Fattori, a chiusura dell’articolo: «Del resto, immaginare Agrigento come una città turistica, nonostante la presenza di un patrimonio archeologico e naturalistico eccezionale, per i nostri amministratori sembra alquanto complicato».
Ovviamente il direttore capisce poco di politica. Bisognerà ricordargli che i nostri amministratori hanno un gran daffare con tutti quei volani da mettere su, sottoscrivendo protocolli d’intesa per le sinergie da promuovere.
Pindaro aveva ragione. D’altronde, scrive nel 490 a. C. e, se duemilacinquecento anni fa Agrigento era la più bella città mortale, oggi –logica vuole- che deve essere morta. Nel 2011 d. C. è necessaria, dunque, una revisione del secondo verso della XII Pitica se lo vogliamo assumere come fotografia della ridente bomboniera, dopo un’analisi fenomenologica dei protocolli d’intesa, delle sinergie e di tutti i volani inceppati: “Agrigento, bellissima fra le città morte”.
E finalmente, grazie a questa utile lista e al lavoro sopraffino e velocissimo dei nostri politici agrigentini, la fiorente Akragas è una città –sì, morta- ma d’arte e ad economia turistica. A saperlo mi si accappona la pelle! E diciamocelo, ad avere l’illuminazione ci hanno messo soltanto 2500 anni, molto meno del tempo che stanno impiegando per capire come si fa a portare l’acqua corrente nelle case dei cittadini. Pindaro però non ha scritto nulla al riguardo e i sistemi idrici degli avi sono troppo vecchi e desueti. Possiamo dar loro torto? Ma vedrete cosa saranno capaci di fare! Con i nostri politici, aiutati dall’originale sistema di voti di scambio –i voti d’opinione e di appartenenza “a noi ci fanno schifo”- sostenuto da quello elettorale -che malignamente hanno tradotto da un commento del suo ideatore come “porcellum”- entro i prossimi 2500 anni non avremo una città artistica, né mortale né morta, ma un’artistica bomboniera. Alla lettera. Come quelle che si offrono agli ospiti durante le cerimonie.

Note
1 Non se ne abbiano racalmutesi ed empedoclini se ascrivo al capoluogo di provincia i natali degli altri due grandi scrittori.
2 Pindaro, Pitica XII, A Mida d’Agrigento, Auleta, v. 2.
3 Si fa qui presente che “protocollo d’intesa”, “volano per il turismo o per l’economia” e “sinergia tra gli attori presenti” sono le tre massime espressioni dell’impegno del politico agrigentino che le usa a ogni occasione e per ogni incontro, foss’anche con il coniuge.

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5 risposte a La bomboniera

  1. diego scrive:

    posso garantire, cara giusy, sulla scorta della mia modesta esperienza, che quando sento qualcuno che usa la parola «sinergie» vuol dire che come minimo non vuol far nulla, e se proprio vuol far qualcosa, è fregarti

     
  2. rosa giglione scrive:

    Dicasi “protocolli d’intesa”tutte quelle norme comportamentali per una buona collaborazione per confluire “tutti” ad obiettivi e finalità comuni .Mia cara Giusy in questo protocollo d’intesa c’è qualcosa che non torna!!!!

     
  3. Giusy Randazzo scrive:

    Sinergie e protocolli d’intesa sono il vero volàno per il successo del politicante. Così vólano le fregature.
    L’unica arma che ha il cittadino è davvero il voto? Se è così le speranze sono davvero al lumicino.

     
  4. Enrica Liberti scrive:

    Sei sempre forte Giusy, non mollare: è un piacere leggerti.
    Purtroppo, ciò che dici di Agrigento e i suoi politici temo valga per molte altre città italiane. W il 17 marzo! un abbraccio Enrica

     
  5. Giusy Randazzo scrive:

    Cara Enrica,
    grazie davvero. Non mollo, non temere. Non so però se serva a qualcuno o a qualcosa scrivere. Parafrasando Aristotele, forse certa scrittura -come la filosofia- non serve a nulla perché non è serva di niente e nessuno se non di se stessa. Pura ricerca di senso.
    Un abbraccio,
    g

     

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