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Il Maestro e Margherita

 

Provare a riassumere il contenuto di questo libro è un’impresa ardua e destinata al fallimento. Michail Bulgakov infatti presenta e fa muovere una tale congerie di personaggi che il lettore, giunto verso la fine, fatica a ricordare tutti i nomi e, il più attento, è costretto a tornare indietro per recuperare alla memoria almeno quelli che, in qualche strano e diabolico modo, sono divenuti familiari almeno nei grafemi. E che il diavolo c’entri è sicuro. È lui infatti –forse- il personaggio principale. Il dubbio nasce dal fatto che alcuni deuteragonisti della prima parte diventano, non del tutto inaspettatamente, i protagonisti principali della seconda. Addirittura Margherita non viene neanche nominata quando, nel XIII capitolo, ne parla l’uomo che la ama, il Maestro, uno scrittore impazzito e finito in manicomio per i soprusi e la censura subiti dal regime sovietico a causa del romanzo da lui scritto sul quinto procuratore della Giudea: Ponzio Pilato. Comunque, proviamo ad arrancare in un possibile sunto. Michail Aleksandrovic Berlioz, direttore della rivista letteraria Massolit, e Ivan Nikolaevič Ponyrëv, poeta, si incontrano agli stagni Patriaršie di Mosca. Discutono sull’ultimo poema di Ivan riguardante Gesù di Nazarateh, Jeshua Hanozri. Berlioz gli spiega il motivo per cui deve riscriverlo. Dalla lettura sembra infatti che sia un personaggio storico, mentre lui ritiene che non sia mai esistito e il poema deve tener fede a quest’unica possibile verità senza confondere le masse. Si avvicina uno straniero e gentilmente chiede se può partecipare alla conversazione in quanto interessato all’argomento. Parla in russo ma con l’accento tedesco, ogni tanto però perde la cadenza e sembra un sovietico a tutti gli effetti. Dapprincipio sembra sorpreso della sicurezza con cui Berlioz afferma di non credere in Dio, ma poi discute sull’impossibilità per l’uomo, essendo un mortale, di poter dirigere l’umanità nella progettualità che la caratterizza, considerando peraltro che non può pianificare neanche cosa farà l’indomani. Rivolgendosi a Berlioz gli chiede che programmi abbia per la sera e quando questi gli dice che parteciperà a un incontro con altri letterati, Woland –è il nome con cui lo straniero si presenta- gli spiega che non potrà presenziare ad alcun ricevimento poiché per quell’ora sarà bell’e morto. Lo straniero, infatti, lo informa con tranquillità che finirà presto sotto un tram e gli verrà mozzata di netto la testa. A Ivan preannuncia che entro sera sarà portato in un manicomio. I due, sconcertati, pensano sia un folle o una spia, ma lo straniero mostra i documenti e il bigliettino da visita. Afferma di essere un professore, chiamato a Mosca in qualità di esperto di magia nera. Per quanto riguarda Gesù sostiene a gran voce e in modo perentorio che è esistito e comincia a narrare dell’incontro con Ponzio Pilato.
Tutti gli eventi previsti da Woland accadono e la storia si dipana surrealmente. Woland è Satana e si trova a Mosca. È  la Russia degli anni Venti-Trenta. La città in breve è scossa da eventi oscuri: omicidi misteriosi, gente scomparsa o trasformata o impazzita o traslocata nuda in tutt’altra parte. Satana e i suoi sodali sembrano dei veri e propri giustizieri che allegramente e ironicamente rendono pan per focaccia a tutti coloro che manifestando virtù e ideali nobili in aiuto agli oppressi sono invece viziosi oppressori pronti ad esercitare il male per ottenere onore, denaro, riconoscimenti e potere. Berlioz di lì a poco perde, alla lettera, la testa e Ivan, fuori di sé per gli avvenimenti, finisce per essere condotto in una clinica per pazzi.
Parallelamente il lettore segue le vicende –che il Maestro aveva narrato nel suo romanzo- di Ponzio Pilato, procuratore al tempo di Tiberio, che di fronte a Gesù, che lo aiuta a liberarsi da un terribile mal di testa, rimane colpito e affascinato dalla sua bontà. Si dispera perché non riesce a salvarlo dalla condanna a morte che lui stesso è costretto a emettere.
Al manicomio, Ivan conosce il Maestro che gli racconta del romanzo censurato e, a causa di questo, dell’amore perduto per una donna sposata con la quale ha intrattenuto una relazione segreta sino alla notte precedente al suo ricovero. Lei lo amava profondamente e lo aveva aiutato nella stesura del romanzo leggendo e rileggendo con lui la storia.
Nella seconda parte, si apprende che la donna si chiama Margherita Nikolaevna e proprio a lei si presenta Azazello, uno dei sodali di Woland/Satana. Da tempo la donna cerca colui che chiama il Maestro; è pronta a qualsiasi cosa pur di rivederlo. Azazello le fa intendere che se accoglie l’invito a casa di uno straniero potrà realizzare il suo sogno. Margherita, infelice e ormai senza speranze, accetta. Azazello le fa dono di una crema e le dà ordini precisi su come usarla e su cosa fare successivamente. Alla sera, cosparso il viso con la crema, Margherita ritrova la sua antica gioventù e bellezza, ma scopre anche di essersi trasformata in una strega. Volerà nuda su una scopa sopra la città di Mosca e darà sfogo alla sua rabbia per aver perso il Maestro distruggendo l’appartamento del critico che aveva posto la censura sul romanzo dell’amato, peraltro innescando una sequela di ingiuriose critiche che lo avevano affranto. In seguito arriva nell’abitazione dello straniero: è Woland. A Margherita verrà spiegato che dovrà fare gli onori di casa durante la festa del plenilunio di Primavera, poiché per tradizione, ogni anno, Satana tiene un gran ballo. La regina della serata deve chiamarsi Margherita e deve essere nativa del posto. Lei è la prescelta. Durante il ballo sfileranno le peggior specie di assassini, depravati e corruttori. A conclusione della festa Woland e gli accoliti sono entusiasti di Margherita. In premio riceverà la liberazione del Maestro. La magia nera opera ancora: il tempo è riavvolto e tutto ritorna esattamente come la notte precedente il distacco degli amanti. Il Maestro è di nuovo nell’appartamento e Margherita, felice, accanto a lui. Nel frattempo da Woland va Levi Matteo, l’unico discepolo di Jeshua Hanozri, che gli chiede di tenere con sé per sempre il Maestro e Margherita. Azazello ritorna così dagli amanti e li avvelena con una coppa di vino. I due dopo poco si risvegliano e scoprono di essere divenuti immortali. La storia è giunta al termine: il diavolo e i suoi sodali lasciano Mosca, ma nel disordine. Gli eventi straordinari e terribili avvenuti durante la settimana sono ormai talmente tanti che non è più possibile licenziarli come frutto di follia collettiva. Personaggi emeriti e coltissimi sono pronti a giurare sul loro onore di aver visto o assistito all’inverosimile. Tra i tanti eventi inconcepibili, il più inspiegabile è avvenuto alla presenza di centinaia di persone: una rappresentazione teatrale in cui un professore di magia nera, Woland, un gatto nero, parlante e ritto sulle gambe posteriori, e altri strani personaggi si sono esibiti in numeri spettacolari. Era persino piovuto denaro in sala ed erano comparsi sul palco negozi di lusso da cui la gente poteva prendere abiti e oggetti a proprio piacimento. All’uscita però moltissime donne si erano ritrovate nude e i soldi si erano trasformati in carta straccia. Le forze dell’ordine e gli investigatori cercano di dare una spiegazione razionale ai racconti mirabolanti e pur nonostante veridici, aggiustando alla meglio gli eventi e attribuendoli a un certo misterioso mago in grado di ipnotizzare anche a distanza.
Questo un possibile sunto, ma gli spunti che offre Bulgakov sono davvero innumerevoli. È una critica al potere tout court, innanzitutto. Si ammanta di un’ironia che trasuda verità: l’oppresso che giunto al vertice si fa oppressore nonostante sia ancora all’apparenza portavoce di nobili ideali libertari. Il Male incarnato –Woland- diviene necessaria conseguenza del Bene incarnato –Jeshua Hanozri. Sono uniti da un vincolo indissolubile, come quello di Jeshua e Pilato:

(Jeshua a Pilato, ndr)
D’ora in poi staremo sempre insieme, […] non ci sarà l’uno senza l’altro! Se parleranno di me, parleranno subito di te! (p. 361)

Satana è al soldo della Bontà. Il fine è premiare i giusti e giustificato emerge il Male, in questo caso nella Russia postrivoluzionaria in cui il sogno di Marx diverrà incubo. E Woland conosce il suo compito e il suo ruolo. Lo ricorda a Levi Matteo, quando alla fine degli eventi lo incontra.

Hai pronunciato le tue parole come se non riconoscessi l’esistenza delle ombre, e neppure del male. Non vorresti avere la bontà di riflettere sulla questione: che cosa farebbe il tuo bene se non esistesse il male? E come apparirebbe la terra, se ne sparissero le ombre? Le ombre provengono dagli uomini e dalle cose. Ecco l’ombra della mia spada. Ma ci sono le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Vuoi forse scorticare tutto il globo terrestre, portandogli via tutti gli alberi e tutto quanto c’è di vivo per il tuo capriccio di goderti la luce nuda? (p. 406)

Il richiamo al Faust di Goethe è volutamente esplicito. La stessa epigrafe al romanzo è tratta dal capolavoro goethiano ed è una splendida sintesi del significato più profondo del testo: “…Dunque chi sei?” “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”. Il colloquio iniziale (nel Faust il Prologo sul teatro, i cui personaggi sono praticamente gli stessi del testo di Bulgakov: il Direttore, il Poeta e il Faceto), Mefistofele, Margherita, il Maestro, il gatto, la strega, persino le imprecazioni sono simili a quelle del Faust, ironiche e intelligenti, rinviano sempre al diavolo e al mandare al diavolo. Ma il più raffinato rimando è senza dubbio al riposo come a uno stato di beatitudine che l’uomo agogna e in cui non vive essendo sempre inquieto. Lo afferma il Signore, lo afferma Mefistofele, lo afferma lo stesso Faust e ne Il Maestro e Margherita lo afferma indirettamente Levi Matteo, portavoce divino, quando invita Satana a prendere con sé il Maestro.

-Ha letto il libro del Maestro- disse Levi Matteo,- e ti prega di prendere con te il Maestro e di ricompensarlo col riposo […]
-Perché non ve lo prendete voi nella luce?
-Non ha meritato la luce, ha meritato il riposo,- disse Levi con voce mesta (p. 407)

Il riposo è il premio più ambito dall’uomo ed è anche l’unico premio che può ottenere quando abbraccia con giustizia e onestà e senza codardia la carnalità del suo essere.
Perché Bulgakov abbia scelto di dar nuova linfa al testo di Goethe? Per quanto azzardata, una risposta potrebbe esserci. Lenin amava il Faust1, riproporlo in un adattamento che aveva come sfondo la Mosca degli anni Venti/Trenta poteva avere un effetto molto più potente e significativo.
Il Maestro e Margherita sono probabilmente anche personaggi autobiografici: lo stesso Bulgakov, scrittore anch’egli censurato (Il Maestro e Margherita verrà poi pubblicato nel 1966) e sua moglie, che curò insieme a lui, anche dopo la morte di Bulgakov (1940), il romanzo.
Un ultimo accenno a un’altra allegoria che spesso ritorna nel testo. Molto spesso i personaggi si ritrovano nudi. Margherita stessa vola nuda su Mosca e nel colloquio finale con Azazello si presenta a lui senza veste e senza vergogna. Il diavolo mette a nudo l’anima. Disvela il nascosto. Fa perdere la maschera con la conseguente apparizione del vero volto. Chi vuol nascondere la propria natura maligna, avverte vergogna della propria nudità e cerca riparo. Non Margherita però: pura tra i puri in virtù del suo amore sincero che la sprona ad aver coraggio. Gli altri sono invece dei maligni codardi e tali appaiono nella nudità del loro corpo. La condanna della vigliaccheria accomuna nel disprezzo sia il Bene sia il Male. Lo stesso Jeshua Hanozri lo afferma:

L’unica cosa che ha detto (Jeshua, ndr) è che, tra i vizi umani, uno dei maggiori è, secondo lui, la codardia (p. 346).

1Cfr. Louis Fischer, The life of Lenin, Harper & Row, New York 1964.
Per scaricare gratuitamente il Faust di Goethe
http://www.booksandbooks.it/downloads/func-startdown/26/

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4 risposte a Il Maestro e Margherita

  1. diegob scrive:

    ho letto e riletto questo lungo e interessante articolo, gentile prof.ssa giusy (da oggi ometto il prof.ssa non per mancanza di rispetto, ma per evitare l’affettazione)

    in effetti, questo tema del patto col diavolo è un «classico» d’ogni tempo, e mi ha fatto venire in mente quanto, ancora oggi, vi sia, almeno a livello popolare, il tentativo del «patto» col divino, con la divinità: non esistono ancora gli ex voto? ancora oggi, nei santuari consacrati alla madre di gesù, si usa apporre per esempio quei cuoricini d’argento; e poi mi è venuto in mente un celeberrimo «voto» che tutti studiamo a scuola, cioè quello di lucia nel castello dell’innominato

    ovviamente le forze del male, le divinità ctonie, son rimaste nella tradizione, tanto e vero che per molti ecclesiastici c’è ancora il diavolo, anzi sembrerebbe che sia in ottima salute, a fare il suo mestiere;

    la speranza di un «patto» con le forze oscure è una costante della storia umana, che non sa accettare che sia il caso, il fato che agisce senza odio e senza amore, il vero padrone delle vicende
    certamente la sua ottima esposizione, cara giusy, invita alla lettura del romanzo, anche se le 447 pagine, visti i tempi contingentati di chi non sta in pensione, sono un pò troppe…

     
  2. Biuso scrive:

    Caro Diego, io ho avuto la fortuna di leggere “Il Maestro e Margherita” e devo dire che con la sua recensione appassionante e rigorosa, erudita e teoretica, Giusy è riuscita a trasmettere al lettore il vortice, l’ironia, il contesto storico e la profondità di questo straordinario romanzo.

     
  3. melchisedek scrive:

    La recensione non tiene conto dell’aspetto tipicamente esoterico dell’opera in questione. I continui riferimenti alla luna e allo svestirsi dei panni del dormiente alla ricerca dello stato di veglia consapevole , mi ricorda le teorie del filosofo russo e contemporaneo di Bulgakov, Gurdjeff.

     

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