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Taccuino d’amore

 

L’amore è un accadimento. Null’altro. Agisce come un vento gelido. Trapassa, non sfiora. E dice molto di più di un testo complesso, perché ineffabile si trasforma nell’infinito possibile. Non si tratta di un argomento scientifico, perché priva chiunque di ogni certezza. Chi nell’amore cerca punti fermi si sbaglia o semplicemente non è disposto ad amare. Non ve ne sono, perché tutti parimenti diventano instabili. E conduce gli amanti alla perdizione beata. Necessita di coraggio. E pochi ce l’hanno. Pochi avvertono che nell’incertezza si respira e si vive. E tutto diviene più bello e più doloroso. Scardina, travolge, disordina, confonde, ammalia, muove, distrugge. E rende belli e felici.

Guardate i due felici:/ se almeno dissimulassero un po’,/ si fingessero depressi, confortando così gli amici!/ Sentite come ridono –è un insulto./ In che lingua parlano –comprensibile all’apparenza. (p. 79)

È l’unico gioco privo di regole, irrazionale e feroce. E toglie ma dà in cambio la vita.  Punisce, però, chi non lo segue. Punisce nel rimpianto e nell’amarezza del sapore della vigliaccheria. Lascia che il perdente, vittorioso sulla passione, vivacchi nell’ordine appreso e si creda un eroe per aver piegato il proprio “io voglio” alla paura che sembra controllo.

Liete vite avranno/ e domeranno l’amore,/ una tigre stesa ai piedi. (p. 33)

Rende folli l’amore e priva della memoria di “com’era il non esserci” (p. 83). Immerge nella follia.  E se abbandona, allora potenzia il creato attraverso i sensi malati. E l’intorno è filtrato da un dolore struggente e  sta lì, indifferente, per ciò più sentito e potente.

Non pretendo alcun cambiamento/ dalle onde vicine alla riva,/ora leste, ora pigre/ e non a me obbedienti./ Non pretendo nulla/ dalle acque fonde vicino al bosco,/ ora color smeraldo/ ora color zaffiro,/ ora nere./ […] Il privilegio della presenza-/ ci rinuncio. (p. 95)

Questo s’apprende leggendo Taccuino d’amore della Nobel Wisława Szymborska. E ancora di più, se affidiamo alla via negativa -forse l’unico modo per capirci qualcosa- la comprensione dell’amore, come nella poesia Ringraziamento.

Devo molto/ a quelli che non amo./ Il sollievo con cui accetto/ che siano più vicini a un altro./[…] Mi sento in pace con loro/ e in libertà con loro,/ e questo l’amore non può darlo,/ né riesce a toglierlo./[…] Capisco/ ciò che l’amore non capisce,/ perdono/ ciò che l’amore non perdonerebbe mai./ Da un incontro a una lettera/ passa non un’eternità,/ ma solo qualche giorno o settimana./ I viaggi con loro vanno sempre bene,/ i concerti sono ascoltati fino in fondo,/ le cattedrali visitate,/ i paesaggi nitidi./ E quando ci separano/ sette monti e fiumi,/ sono monti e fiumi/ che trovi su ogni atlante. (pp. 85-87)

L’amore è un accadimento insensato. Cercarvi una logica ha una sola ragione: il desiderio dell’uomo di dare ordine a ciò che vi sfugge.

Sono entrambi convinti/ che un sentimento improvviso li unì./ È  bella una tale certezza/ ma l’incertezza è più bella. (p. 99)

E se non si trova, fuggire non è estrema rivendicazione di libertà ma atto parimenti irragionevole che priva il mondo di una favola su cui addormentarsi beato chiudendo gli occhi allo scempio di chi non ama.

Non conoscendosi, credono/ che non sia mai successo nulla fra loro./ Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi/ dove da tempo potevano incrociarsi? (p. 99).

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2 risposte a Taccuino d’amore

  1. Biuso scrive:

    Mirabile e lucida la fenomenologia dell’amore che hai tratto dai Taccuini di Wisława Szymborska. Vi hai colto l’essenziale, che spesso si nasconde dietro più evidenti caratteri. L’essenziale nell’amare è il coraggio. Senza la temerarietà di chi è disposto, come tu scrivi, a esser trapassato da una luce che scalda sino a incendiare di sé il corpomente; senza la forza di navigare a vista privi di bussole e stelle polari che non siano il volto dell’amato; senza immergersi nell’irrazionale ferocia che regala la «perdizione beata», no, non si può amare ed essere amati.
    Perfetto il Ringraziamento rivolto a chi ci ricorda che cosa è l’esistenza nella tranquillità del non amore. Hai parlato giustamente di «via negativa» come «unico modo per capirci qualcosa», esattamente come la teologia negativa è l’unico modo per dire qualcosa di sensato su Dio. Da quei versi ben si comprende che cosa si perde e che cosa si guadagna amando. Si perde la pace del cuore. Si guadagna un’altra pace, fatta di istanti che diventano eterni, di tempo che fluisce sul ritmo della vita dell’altra, di un desiderio destinato a rimanere inappagato anche quando il corpo dell’altro è dentro il nostro. Ma che in questa impossibilità somiglia al mistico che si proclama «ebbro di ciò che non bevo e che mai berrò!». Una pace quindi viva e non la pace dei morti. Si può fuggire, certo, -come invita a fare Stendhal- ma si fugge dalla vita diventata «più bella e più dolorosa», da un uragano di sensata follia che «scardina, travolge, disordina, confonde, ammalia, muove, distrugge. E rende belli e felici». Ho ripetuto le tue parole non soltanto perché le condivido ma perché sono le uniche parole possibili.

     
    • Giusy Randazzo scrive:

      Caro Alberto,
      ho letto e riletto il tuo commento. Ancora una volta mi superi nel dire l’indicibile. Dovrei con un atto di coraggio ammettere che il mio è un commento e la tua una recensione. Ecco, scrivo spesso di coraggio, mio caro, perché a me manca. Se l’avessi avrei da tempo sostituito il mio silenzio o la mia scrittura alla parola sincera di chi porta se stesso, il proprio animo, per il mondo anziché rifugiarsi tra le righe di discorsi non detti e di vita non vissuta. Meglio avere rimorsi nella vita che rimpianti. Io racconto di rimorsi che non ho per vivere meglio nei rimpianti. La mia vigliaccheria mi concede di avere almeno il coraggio di ammetterlo.
      Ti regalerò “Taccuino d’amore”, perché se senza averlo letto ne hai colto già l’essenza non immagino cosa riusciresti a scrivere dopo esserti immerso nelle supreme letture della Szymborska.
      Con affetto,
      GR

       

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