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Morti di fame

 

La fame è fame. Lo si sa. Un impulso che ad Agrigento diventa puro istinto: risposta rigida a uno stimolo. In questo caso lo stimolo è rappresentato da un torrone. Lunghissimo. A tal punto da rientrare nel guinness dei primati, anche per aver sfamato parte della popolazione che, di fronte al fallico torrone dei sogni, si è data allo scempio con voracità quasi animalesca (non me ne abbiano gli animali). Ovviamente, ognuno ha arraffato quel che poteva: chili interi alcuni, mentre altri  -tra i quali qualcuno ha rischiato di essere travolto- non si sono potuti neanche avvicinare. Devo supporre che di questa seconda categoria faccia parte l’operatore improvvisato che ci ha dato la possibilità di ammirare il popolo alla riscossa. Lui, sorpreso e sarcasticamente divertito dalla follia collettiva. Io non sono invece per nulla stupita e per nulla divertita perché la follia collettiva è un’altra cosa e ha a che fare col dionisiaco, non certo con la volgarità più bieca.
Gente ben vestita con passo felpato, allegramente, perdeva la classe conquistata a fatica al mattino, di fronte a uno specchio ben peggiore di quello della matrigna di Biancaneve, ri-trasformandosi in ciò che è. E ciò che è, in questo caso, è più semplice a vedersi che a dirsi. Ho sempre detto che i buffet nella mia città non sono roba da fare, perché il motto dell’“ognuno per sé, dio per tutti” è un principio che anima la maggior parte della mia gente divenendo una sorta di “asso piglia tutto”. Questa frenesia, questa ingordigia, che si fa beffe delle più normali regole civili, è il paradigma dello stile di vita a cui si abbandonano e che insegnano ai loro figli, quelli che tenevano per mano dopo aver depredato il tavolo della delizia mandorlata, strappando con ferocia la carta per portarsi a casa pezzi enormi di torrone. C’era chi persino si dispiaceva per non averne potuto prendere di più, mentre stringeva tra le braccia il bottino come fosse un neonato da proteggere per poi divorarlo tra le mura domestiche. Suppongo che questi miei “simpatici” concittadini durante la settimana mangeranno soltanto torrone. E se non è così  -se potessi- li obbligherei io stessa. Di modo che, ritrovandosi a pregare di poter spendere i loro stessi denari per comprar da mangiare, impareranno che, quando qualcuno offre qualcosa, la morigeratezza non è soltanto classe ma cultura. E l’esempio che hanno dato non è di cultura popolare, ma di ignoranza allo stato brado. È su questo terreno che germogliano le raccomandazioni, i soprusi, la prepotenza e il malaffare. La misura è salvezza, miei cari concittadini. Non quella del torrone, ma quella che insieme con i vestiti dovreste indossare al mattino. Certo non sfama, ma “il torrone manco”.

 

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11 risposte a Morti di fame

  1. maria celauro scrive:

    Vedete cosa siamo capaci di fare noi agrigenti lasciati liberi? Era solo “tanticchia di cubaita”, ma sappiamo fare di meglio. Se poi “acquistiamo” una carica politica diamo, che dico diamo?pigliamo il meglio di noi! no di voi! Maria maria mi cuffunivo!

     
  2. diegob scrive:

    interessante resoconto d’una brutta figura, però incastonato in considerazioni antropologiche non banali; cara prof.ssa giusy, da un lato la descrizione inorridita riesce anche a strappare un amaro sorriso

    sa cosa penso però? che il torrone è notoriamente duro, sicchè almeno vuol dire che c’è un popolo privo del diabete e dodato di denti buoni; in liguria, come immagino lei sappia, l’età media è molto alta e come denti e diabete, in genere, siamo messi male

    comunque, non c’è troppo da scherzarci, in effetti è una vicenda piuttosto cupa

     
    • Giusy randazzo scrive:

      Sì, Diego, ha detto bene, è una vicenda piuttosto cupa e l’unico modo per commentarla è la denuncia attraverso il sarcasmo, che non fa ridere ma riflettere, che ferisce più che dipingere.
      Lei è sempre il benvenuto in questo sito.
      Un caro saluto,
      GR

       
  3. rosa scrive:

    Il parere degli organizzatori: anche questo è folklore!!!!

     
    • Marck Twight scrive:

      anche questo è folklore, cioè parte delle tradizioni del popolo agrigentino? è Vostra tradizione produrre giganteschi dolci di origine LOMBARDA, modellarli a forma fallica e poi avventarvi a cercare di arraffarne il pezzo più grosso possibile? Io non ne andrei fiero. Lo dico senza nessun senso di superiorità, visto che l’unico motivo per cui a Genova non succedono di queste cose è che se venisse prodotto un dolce di tale portata la gente dovrebbe pagarlo almeno 10€ ogni decimetro. Al limite una manifestazione di questo tipo nella mia città potrebbe essere promossa dai dentisti, che vi scorgerebbero una ghiotta occasione di lucro.
      E poi avanti, un commento è già abbastanza incisivo senza bisogno di spargere punti esclamativi come lo zucchero nel torrone.

       
      • Giusy randazzo scrive:

        Caro Mark,
        Rosa intendeva sottolineare proprio la paradossale risposta degli organizzatori, non certo condividerla. Non soltanto è d’accordo con me e con noi, ma vive ad Agrigento cercando costantemente, quando può, di mettere in evidenza le assurdità di certa parte della popolazione e il silenzio dell’altra. Mi rendo conto che, per chi non la conosce, il suo commento poteva trarre in inganno, ma stava dando un’informazione, di cui la ringrazio, che -come ho già detto- la dice lunga sulle responsabilità di chi sta a guardare e, anziché ribellarsi con una dichiarata condanna di certe modalità, sorride o giustifica.
        Al di là di questo, condivido il tuo commento, sarcasticamente vero, anche per ciò che riguarda Genova. Ho visto però, in questa mia nuova città che amo molto, come si comporta la gente quando le si offre qualcosa. Non si avventa, sta in fila, prende pochissimo e spesso si fa pregare più volte prima di assaggiare. Magari è perché teme di dover poi pagare, ma questa è soltanto una battuta, in realtà è semplicemente consapevole di come ci si comporta in certe occasioni.
        Cordialmente,
        GR

         
        • mark twight scrive:

          prendo atto della gaffe tremenda e mi scuso, rosso in viso, con Rosa

           
          • Giusy Randazzo scrive:

            Non preoccuparti, Mark, Rosa ha compreso la tua indignazione, che sarebbe stata giusta se fosse stata vera. Comunque, il tuo commento vale per gli organizzatori se davvero hanno dato una simile giustificazione all’accaduto.
            Un caro saluto,
            GR

             
  4. marilema@libero.it scrive:

    assistendo a queste scene resto basita ed ancora una volta, pur vivendo ad agrigento, mi compiaccio di non essere agrigentina. la cultura qui è lontana anni luce, si respira solo tra i reperti archeologici e le antiche vestigia di una storia indimenticabile. domenica la gente portava a casa il torrone come portasse trofei, strappava la carta con la ferocia delle belve …sembravano predatori….ma dio mio !!!!! ma dove siamo ? si potevano fare le stesse cose con più civiltà!!!!!! il torrone va mangiato, il torrone era per tutti, il torrone era da assaggiare…ma di certo non doveva servire per sfamare il popolo morto di fame!!! la riflessione della prof. è profonda e fa male ma credo che al di là delle varie spiegazioni ci sia più semplicemente una mancanza di SENSO CIVICO.
    siamo tutti educati perchè teoricamente impariamo ad esserlo a scuola e/o casa propria; ma è il senso civico che manca. L’educazione civica è il rispetto delle cose comuni, della città, della strade, dei beni pubblici…tutto questo qui manca e nessuno sa cosa sia…vedo le piante della città piene di mozziconi di sigarette, i cestini per la piccola spazzatura divelti, rotti o bucati, il verde pubblico devastato, i commercianti dicono che non possono neppure tenere una bella pianta fuori dal proprio negozio perchè la portano via l’indomani, la via atenea a natale presenta alberi da fare pena, non parliamo di come parcheggia la gente, TUTTA LA GENTE NESSUNO ESCLUSO !!! parcheggia con egoismo, parcheggia nello stesso modo in cui arraffa il torrone… e vi sconvolgete per il torrone????? mi sfugge veramente il perchè di tutto questo…agrigento è una piccola cittadina basterebbe poco per renderla preziosa, basterebbe un po’ più di senso civico!!!!! rispetto per la città ecco cosa manca. questa città è amata solo per il clima, sento tutti che lodano questo clima e nessuno che lodi altri bellezze.. agrigento da quando ci vivo peggiora sempre più!! per fortuna la sicilia è anche siracusa, ragusa, trapani, mazara del vallo…di certo tenute molto meglio…

     
  5. Giusy Randazzo scrive:

    Carissima Marilema,
    la sua indignazione è comprensibile e giusta. Non posso che darle ragione. Quello che lei propone sembra semplice e invece non lo è, evidentemente.
    Quando me ne sono andata mi dicevano che avevo avuto coraggio. Ho sempre risposto che il mio -semmai- era un atto di vigliaccheria, giammai il contrario. Il coraggio è di chi ci vive, lucidamente consapevole della misera di molte vicende umane che caratterizzano la mia città. L’unica azione che rimane da compiere è la rivolta politica, che nulla ha a che fare con i politici, ma piuttosto con il continuo rifiuto di ciò che fanno passare per normalità, mentre invece è ignoranza. Gli organizzatori hanno detto -come ha scritto Rosa Giglione- che questo è folklore. E’ la dimostrazione di quanto radicato -e persino originario- sia il convincimento che certe azioni siano ascrivibili alla “cultura popolare” e come tali giustificabili. Dimostra inoltre quanto poco spazio ci sia per il cambiamento perché, anche quando non si partecipa direttamente allo scempio, si sta zitti o si ride, che è grave tanto quanto. Non credo, però, che sia possibile stilare una lista di quale città siciliana sia peggiore o di quanti siano il peggio ad Agrigento. Catania quest’anno è all’ultimo posto nelle classifiche sulla qualità della vita del Sole 24 Ore e a Palermo ho abitato…
    Penso, in buona sostanza, che bisognerebbe partire da noi oppure partire e basta.
    Cordialmente,
    GR

     
  6. rosa scrive:

    Mi è dispiaciuto molto che Mark non abbia colto nei punti esclamativi tutto il mi disgusto nel vedere lo spettacolo e di sentire dagli organizzatori le scusanti di tanta inciviltà.Grazie Giusy delle parole che hai adoperato nei miei confronti le quali denotano una profonda conoscenza dell’essenza agrigentina ed anche della mia persona.
    Affettuosamente Rosa

     

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